Ecco perché l'onesto in politica fa più danni del peggiore dei corrotti

Il vero politico onesto è il politico capace, asseriva Benedetto Croce. Questo concetto l'ho ripreso più e più volte su questo spazio e più cerco di capire il mondo e le sue dinamiche e più noto l'indiscutibile verità in questa affermazione.
Abbiamo sempre pensato all'onestà come la chiave di ogni cosa per migliorare il mondo. A parte che migliorare il mondo è un concetto troppo semplicistico per essere credibile. Forse bisognerebbe prima di tutto comprenderlo e fatto questo ci si renderebbe conto che non è tutto poi da buttare. Non che non ci siano tante cose che non vadano bene, ma non si può sempre pensare di rottamare tutto quanto solo perché alcune cose non sono come ce le siamo immaginate. Non possiamo far detonare una bomba sotto un edificio solo perché le imposte degli appartamenti sono da cambiare. Questo è il concetto.
Se trasliamo quest'idea alla politica, non solo italiana ma a livello internazionale, (vedi Bolsonaro in Brasile, Trump in Usa, Moreno in Ecuador, solo per fare alcuni esempi) ci rendiamo conto che abbiamo dato in mano il mondo a persone oneste in linea di massima, nella misura in cui consideriamo machiavellici e manipolatori i politici della nostra prima repubblica e in generale le personalità istituzionali ai tempi della Guerra Fredda.
La prima obiezione che si fa quando si cerca di spiegare il riassunto del pensiero di Croce è: "perché il politico non può essere onesto e capace allo stesso tempo?" Forse perché la politica non è la vita, ma è qualcosa di ben più nobile criminalizzata da chi insieme all'acqua sporca vuole gettare via anche il bambino, magari facendo quello che hanno spesso fatto i rivoluzionari: un ribaltone a una dittatura sanguinaria con un altro regime ancora più violento. 
Onesto dev'essere il cittadino, in quanto la sua preoccupazione dev'essere limitata al suo mondo, alle persone che lo circondano, alla sua etica in quanto parte di una specie umana, mentre il politico, non a caso chiamato candidato perché nell'antichità era considerato il più candido per occuparsi della cosa pubblica, si avvicina più al ruolo, provocatoriamente s'intende, di un ipotetico dio. Perpetuare il male per garantire il bene, diceva un Servillo nei panni di Andreotti nel monologo de Il Divo. Che significa, senza mitizzare per forza la figura di Andreotti, confrontarsi con il male, capirlo e lavorarlo ai fianchi come farebbe un agente infliltrato che entra in un'organizzazione criminale. Le più grandi mafie difficilmente sono state vinte con la forza bruta di un carrarmato che attacca frontalmente il nemico. E questo per un motivo fondamentale: il bene, rispetto al male, ha un implicito svantaggio, dato che ha alcune regole che lo contraddistinguono che non sono quelle del male. Parte sempre così da una condizione di handicap, considerando che ha un codice etico molto più rigido di quello del male stesso.
Quando l'onesto, così, si trova ad affrontare il male fugge, scappa da qualsiasi tipo di coinvolgimento con esso perché ha la paura, se non la certezza, che nel momento in cui si confronterà con esso, verrà corrotto irreversibilmente, a prescindere dal livello di etica che si ritrovi. Il suo quadro generale sarà quindi limitato, dato che davanti a una palude avrà il terrore di immergersi e di impregnarsi del cattivo odore che ne deriva.
L'onesto in politica è spesso stato quello che ha fatto più danni nella storia perché rifugge da un concetto che è la matrice della politica stessa: e cioè fare promesse, non mantenerle. Un'idea all'apparenza democristiana, ma se si scava sotto la superficie ci si rende conto del perché il vero politico è un cerchiobottista alla Giolitti per definizione, dato che invece di mantenere le promesse deve mantenere una cosa ben più importante: la libertà stessa dell'individuo. Più si mantengono le promesse e più il prezzo da pagare è l'autodeterminazione delle persone. Perché nelle dittature, in superficie, le cose per i cittadini sembrano andare meglio? Perché sull'altare di qualcosa di ottenuto dalla politica si svendono brandelli di libertà pezzo per pezzo, fino a ritrovarsi un gendarme dietro la porta che stabilisce arbitrariamente quando il cittadino debba uscire e quando no, sulla base di una sicurezza che non ha stabilito il cittadino stesso. 
Poniamo il caso del reddito di cittadinanza, argomento tanto in voga in Italia in questo periodo. Un'idea che in superficie può essere logica, idealistica, come quella di eliminare la povertà dando denaro a pioggia a tutti quanti per arginare la miseria. L'altro lato della medaglia, apparentemente, è disincentivare qualsiasi cosa porti allo sviluppo delle persone, al loro progresso, alla loro evoluzione, dato che nove persone su dieci smetterebbero di fare quello che stanno facendo senza lo stimolo di guadagnarselo. Ma scavando a fondo il vero lato oscuro della medaglia non è questo. È barattare la libertà dell'individuo con uno stipendio senza fare nulla, dato che lo Stato, donando denaro ai cittadini, fa lo stesso ragionamento del padre padrone che regala un videogioco al figlio e poi stabilisce quando,  come e in quale misura il figlio debba giocarci. La mafia si comporta così, togliendo un problema a una persona in difficoltà in cambio della sua eterna riconoscenza. Dove non c'é scambio a fronte di un elargizione di denaro, l'unica cosa che ci può essere é scambio di libertà a fronte di uno stipendio. In quest'ottica fa orrore la card che il governo ha pensato per i suoi adepti, con l'idea da dittatura comunista di decidere arbitrariamente quali saranno le spese morali e quelle immorali, quali saranno i contanti da ritirare al bancomat mensilmente (100 euro al mese che non possono non far pensare ai 12 dollari mensili di castrista memoria). 
Per questo il vero politico dovrebbe ragionare come il contabile dello Stato e non come il suo CEO. Dovrebbe essere come il freno a mano di un'automobile. Il freno a mano è importante in un veicolo, perché ci salva dallo scarrozzamento all'indietro quando siamo in salita, perché ci garantisce stabilità anche se dobbiamo parcheggiare in pendenza, ma provate ad azionare il freno a mano a 200km/h e dovrete recuperare i resti delle lamiere con il carroattrezzi e gli occupanti del veicolo con la Morgue.
Il contabile di un'azienda non è colui che deve trovare le soluzioni per il suo sviluppo. Ci penserà il CEO ed è sorprendente pensare che in un sistema del genere il CEO sia il cittadino stesso. 
Meno la politica è visibile e ingombrante nella quotidianità delle persone e più quelle promesse che non può mantenere il politico le manterrà il cittadino stesso. Sarà lui a farsi carico di ciò di cui ha bisogno, con un deputato nel ruolo di arbitro che lo tiene sui binari senza decidere dove sta andando. E invece stiamo dando in mano il mondo a persone che sull'altare della loro specchiatezza si ergono a paladini di onestà e quindi vogliono decidere cos'é giusto e cos'é sbagliato. Ma la politica deve regolamentare, non risolvere, perché dove risolve si prende la libertà dei cittadini come il biscazziere che si prende tutto il piatto a poker senza giocare la partita, e gestisce le fishes con il contagocce, ergendosi a maestro di vita, sicuro che "meno denaro a disposizione uguale meno corruzione". E questo non fa altro che criminalizzare il mezzo (il denaro) invece che lo scopo per il quale il denaro viene guadagnato, aggiungendo miserie a ulteriori miserie.
 Vogliamo un dio onesto come vorremmo un politico giusto e onesto? Vi ricordate Jim Carrey in Una settimana da Dio? Lui era una persona di specchiata bontà, ma quando Morgan Freeman gli lasciava le chiavi del cielo era sicuro del suo fallimento, proprio perché un onesto vuole accontentare tutti finendo per scontentarli in egual misura, infischiandosene dell'equilibrio e del libero arbitrio delle persone. 
In conclusione, é il popolo il vero responsabile di ciò che lo circonda. Siamo in un'epoca dove con un clic e una recensione un gruppo di persone può far fallire un'azienda o farla diventare una multinazionale. È straordinario il potere che hanno gli individui al giorno d'oggi ed è deleterio quanto poco se ne rendano conto. Sono il vero amministratore delegato del mondo, ma finiscono con il preferire un leader, qualcuno che mostri i muscoli, che faccia marcire in mare 49 persone per far vedere che lui ce l'ha più grosso, perché lui, onesto, davanti a una minaccia perpretrata da una barca di poveracci reagisce esattamente come reagirebbe l'ultimo dei cittadini che hanno credito per parlare davanti al bianchetto al bar, e cioé con l'istinto, con la pancia. Ma è quello che vogliono i cittadini: sentirsi rappresentati da qualcuno con il quale identificarsi, che mangi nutella di prima mattina, che scambi il ruolo di ministro per quello di influencer e con tutto il rispetto, molto meglio Chiara Ferragni di un ometto sovrappeso con il doppio mento. E così in questo modo i cittadini hanno esattamente i politici che si meritano, perché non sono piombati a Palazzo Chigi cadendo da Marte, ma sono semplicemente stati quelli più convincenti a promettere cose che sanno benissimo di non poter mantenere. E Dio sa quanto qualsiasi essere senziente speri che quelle promesse non siano mai mantenute, dato che il problema vero è stato quando, nel corso dei secoli, un politico ha mantenuto la coerenza di fare quello che si era preposto. Sono stati quelli i periodi più bui della storia, nei quali le paludi erano bonificate, i treni arrivavano in orario ma a languire era la cosa più importante. 
La libertà.

Comentarios

Entradas populares