Inter-Napoli, il razzismo è come il terrorismo

Il razzismo è come il terrorismo.

Per sconfiggerlo non bisogna fermare il mondo, ma più semplicente stanare i razzisti e i criminali dietro di loro.
E invece quello che vedo succedere sempre di più è gridare allo scandalo per qualsiasi cosa abbia una parvenza di discriminazione, ma senza muovere mai assolutamente un dito, finendo per legittimare ancora di più gli atti volutamente destabilizzanti.

L'indignazione fine a se stessa non fa altro che esasperare gli animi e dare ragione esattamente a coloro che provocano, che noteranno come le loro azioni possano avere le conseguenze sperate, e cioé il caos. Questo li renderà ancora più potenti e renderà le persone per bene sempre più ricattabili.

Questa è una storia di prevaricazione che con il calcio e con il razzismo non c'entra molto in realtà.
Ha a che fare con il controllo di zone franche dello Stato da parte di organizzazioni criminali, che usano lo sport per avere visibilità, in quanto aggregante della società tra i più efficaci. E quello che ottengono è esattamente quello che vogliono ottenere: il caos, la possibilità di fermare lo spettacolo che tutti vogliono vedere, di interporsi nella normalità delle persone intrattenute dallo sport, insinuandosi come una metastasi. Ci vedo puro terrorismo in questo atteggiamento, alla stregua dell'Isis e di tutte le organizzazioni criminali che minacciano il mondo libero.
E proprio come i gruppi terroristi, il fine è la destabilizzazione, la paura, l'interruzione della normalità con ogni mezzo, meglio se con quello dell'indignazione globale. L'escalation è partita dagli striscioni inneggianti tragedie, offese ai tifosi morti, a calciatori stroncati dalla leucemia, a dirigenti suicidi, ad aerei che si schiantano sulle colline torinesi e via via attraverso un campionario di bestialità umana.
Il fine di questi criminali è proprio quello di squalificare le curve, di multare le società, di impedire alle persone normali di assistere a uno spettacolo, di comandare in maniera perversa le stesse squadre di calcio che permettono loro di entrare negli stadi. E la cosa peggiore è che ci riescono.

 I fatti incresciosi di San Siro non fanno altro che avvalorare questa tesi. Siamo tutti concentrati sui buu razzisti ai danni di un giocatore senegalese del Napoli e chi ulula come un licantropo vuole ottenere esattamente questa indignazione di massa, che infatti ha portato a squalifiche ma che di fatto non ha incriminato nessuno di quelli che materialmente si sono resi protagonisti di tale scempio.


A parte il fatto che mi dovete spiegare qual è la logica della curva interista che subissa di ululati l'avversario nero con due interisti altrettanto neri in squadra. Sono meno neri del nero-azzurro? No, semplicemente, e qui vado volutamente controcorrente, non c'è nessun razzismo. I buuu, i "lavali con il fuoco", i cori di discriminazione territoriale, non sono altro che odori molesti che infestano una stanza angusta e che andrebbero semplicemente ignorati aprendo la finestra. Durerebbero giusto il tempo necessario a scomparire, e invece viene data loro un'importanza assolutamente inconcepibile. E il risultato di tutto questo qual è? È dare ancora più voce in capitolo e potere a una massa di imbecilli che sanno benissimo quanta importanza può avere la loro scellerata azione, dato che oramai si chiudono curve per i cori, si multano le società e tutto un campionario al quale presto aggiungeremo la partita persa a tavolino, la gogna pubblica dei giocatori per responsabilità oggettiva e financo la pena di morte. Questo rende le società ancora più ricattabili, dato che l'arma del ricatto è sempre più affilata. Basta la minaccia di un coro sbagliato e le società si piegano a novanta gradi davanti ai criminali che infestano il tifo.
Quanto durerebbero i cori di discriminazione se li ignorassero tutti invece di trasformarli in notizia da prima pagina? Non si capisce che questo darà ancora più potere agli imbecilli invece di neutralizzarli?
Pensiamo davvero che continuando a scandalizzarci per il razzismo lo sconfiggeremo? No, daremo al razzismo ancora più importanza e finiremo per limitarci anche l'aria che respiriamo per colpa di una fetta di criminali, che vanno allo stadio solo come disturbatori e che saranno davanti ai teleschermi a godere di tutta questa importanza data alle loro azioni.
Stiamo rispondendo alle provocazioni degli imbecilli. E quando si risponde alle provocazioni ci si mette allo stesso livello becero di chi provoca, causando esattamente l'effetto sperato dai provocatori stessi.

L’indignazione fine a se stessa mette la lente d’ingrandimento sul problema ignorando completamente la soluzione. E così non fa altro che dare più importanza a chi quel problema lo vuole generare. Finché non si capirà questo si avrà un mondo di fegati marci che si scandalizzano per ogni cosa e che non risolvono assolutamente nulla. Ma dell’indignazione fine a se stessa ne han fatto una bandiera i populisti che sono al governo, perciò tutto torna.

Vivo all’estero da 6 anni, so benissimo cosa significa sentirsi uno straniero e anche cosa significa vedersi rifiutato un visto d’ingresso da un governo discriminatorio. Sogno e lavoro per un mondo dove le diversità si abbraccino e non si facciano la guerra tra di loro. Ma qui non si tratta di ignorare il razzismo, ma di ignorare gli imbecilli (noi persone comuni che non siamo istituzioni deputate a combatterli si intende), disinnescando l’effetto che vogliono causare, che è esattamente quello di far scoppiare il casino che è scoppiato.

Vogliamo isolare chi vuole interrompere le partite con gesti incresciosi? Va fatto in silenzio, da parte delle società e delle forze di Polizia, punendo chi sbaglia materialmente e non solo le società per responsabilità oggettiva. E ci sono società che lo stanno già facendo, presidenti che possono apparire antipatici come Lotito o Pallotta che fanno una guerra senza quartiere alle frange deviate del tifo, e non ci si sorprende del fatto che le loro curve siano sempre vuote, e che ci siano, un giorno sì e l'altro pure, manifestazioni di ostilità neppure troppo velate verso codesti presidenti.
È una guerra che certi scelgono di combattere con le inevitabili conseguenze (vedi tutto quello che succede nella curva laziale e le contestazioni delle frange romaniste nei confronti della società), certi altri scelgono la pace armata (vedi la curva della Juve), dove per il quieto vivere i criminali hanno praticamente messo in ostaggio la società. Forse allo Stadium attuano in questo modo perché non hanno le armi per estirpare il problema e si limitano a contenerlo. E poi ci sono presidenti come De Laurentis che aizzano le folle con dichiarazioni deliranti sugli arbitri per distogliere l'attenzione anche dai problemi che infestano la sua curva. Ognuno combatte (o fa finta di combattere) il problema con le armi che ha.

Ma i civili si distinguono dagli incivili perché davanti a un fatto increscioso reagiscono diversamente da loro, con intelligenza e non con la pancia. E che dando importanza a un gesto di un imbecille un bambino è portato a pensare che da quel gesto da grande potrà ottenere qualcosa di più che reagendo con superiorità. Non è indifferenza. È superiorità. La stessa che ci distingue dall'Isis e che ci fa andare avanti in un mondo libero nonostante gli attentati terroristici.
E la stessa che ci fa capire che noi non siamo come loro e non dobbiamo diventare come loro per niente al mondo.

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