L'apologia della povertà ci renderà solo più miserabili


Jim Carrey una volta ha detto: "Spero che tutti possano diventare ricchi e famosi e avere tutto quello che hanno sempre sognato così da rendersi conto che quella non è la risposta che stavano cercando".
Affermazione affascinante e veritiera, che dà però per scontata un'altra verità ineccepibile riguardante la positiva sensazione di lavorare per ottenere tutto ciò che si sogna. 
 L'uomo è inquieto per natura, e togliergli quell'inesauribile voglia di migliorarsi e di alzare sempre una tacchetta più in alto l'asticella sarebbe come negare quella natura stessa.


Ultimamente invece si sta facendo di tutto per criminalizzare la ricchezza in quanto tale, per vedere automaticamente qualcosa di torbido dietro i privilegi acquisiti con la fatica e con l'intelligenza. Nel giro di pochi anni si è passati dall'indignazione per i privilegi in politica all'indignazione per ogni tipo di cosa che somigli al benessere, stimolando quel sentimento secondo il quale l'abbondanza deve generare senso di colpa automaticamente. 
Stiamo facendo una pericolosa apologia della povertà sia materiale che soprattutto morale, tanto da avere accettato a mani basse che a governare il nostro paese siano gli ignoranti, purché tengano un profilo basso (profilo basso si fa per dire, dato che sproloquiano anche troppo dai loro profili social). Salvini che si fotografa alla sagra mangiando il panino con la salsiccia, o Di Maio che in una delle sue tante dirette su Facebook ci tiene a puntualizzare che lui viaggia in seconda classe, ci portano a una dimensione rassicurante nella quale chi comanda è come noi. Chi comanda siamo noi.

Poi si ripassa un pochino la storia e non si può fare a meno di notare che quando il popolo più ignorante è stato davvero rappresentato nel corso della storia è coinciso con i più grandi disastri e con i regimi più totalitari. Il dittatore sa che è molto più semplice rappresentare il popolo minuto, dato che è sempre numericamente maggioritario rispetto al borghese. E soprattutto sa benissimo che la frustrazione e l'invidia del povero nei confronti del ricco è capace di qualsiasi cosa, anche di sovvertire un sistema che odia solo perché da lui non è minimamente considerato. Qui la giustizia e l'equità non c'entrano assolutamente niente né tantomeno l'onestà. 

"Il mondo sarà salvo quando non ci saranno più i ricchi", leggo in post su Facebook e non posso fare a meno di considerarla un'affermazione miserabile. Miserabile perché al massimo il mondo sarà salvo quando non ci saranno più gli esseri umani, in quanto predatori per inclinazione naturale.

Ma per certi versi è anche comprensibile quest'affermazione, se viene da chi in nome dell'onestà ha mandato gente in parlamento che ha la caratura al massimo per amministrare un condominio.

Ci credevano davvero quando hanno votato il cambiamento, convinti nell'equazione cambiare=migliorare che gli hanno inculcato nella capa dall'alto di un blog di S.Ilario.
Sono andati a dormire onesti e si sono risvegliati fascisti, e adesso muoiono dalla voglia di smarcarsi dal loro nuovo leader ma non possono, perché ci governano insieme. Dovrebbero venire meno all'unica cosa che li tiene insieme, e cioè una squallida coerenza sull'altare della quale si può sdoganare qualsiasi comportamento, anche il più becero. Qualsiasi attacco alla stampa, anche il più offensivo.
Vedo tante persone che si prodigano nel pubblicare su Instagram una foto del loro tesserino da giornalista, dicendo di esseri fieri di appartenere alla categoria delle puttane. Si sentono moralmente superiori di chi li ha attaccati vilmente e invece non fanno altro che alimentare una polemica che farà bene a chi l'ha generata più che a loro. Del resto due leader di partito che davanti a un'assoluzione sfogano la loro rabbia contro chi racconta i fatti si commentano da soli. Sono personaggi che hanno preso sempre calci nel culo nella vita e per una volta possono consumare la suola della scarpa su qualcuno. Bisognava lasciarli rimestare nella loro melma, invece di dare loro la dignità dell'indignazione di massa.
E poi vedo altri giornalisti, che criticano Repubblica perché sarebbe un giornale di partito, mentre loro difendono l'indifendibile, improvvisamente disorientati, dato che qualsiasi mossa sarebbe sbagliata.
Scegliete: o siete puttane del giornalismo e date ragione al vostro leader maximo o siete immacolate e dovete sbugiardare gli stessi che difendete a spada tratta. Il cerchiobottismo non attacca in questi casi, non ci sono zone grigie. Non esiste dire "io non sono una puttana ma ho visto battere quello di fianco a me". Di Maio e Di Battista hanno catalogato la categoria intera in maniera inequivocabile, senza sfumature. Sono abituati a vedere solo bianco o nero del resto, dall'alto della loro verità suprema su un blog di stelle cadenti (e Di Battista, nella sua squallida toppa che ha fatto più danni del buco stesso, non ha fatto altro che lodare quei quattro giornalisti che avrebbero la schiena dritta, solo perché non li criticano come fanno gli altri).
L'invidia verso chi ha qualcosa prima era nascosta, non era socialmente accettata in quanto indizio di un looser nelle vicinanze. Voi e il vostro atteggiamento pauperista non solo l'avete legittimata ma l'avete pure portata al potere. E l'invidioso, il represso, quando ha un briciolo di potere che cosa pensate che faccia se non vendicare nella maniera più rancorosa e violenta le malefatte (presunte) che ha subito quando era un reietto della società? Come pensate che siano nate le dittature più totalitarie se non ispirandosi a un modello socialista partito con le intenzioni di equanimità e sfociato sempre nella distruzione dell'animo umano e di qualsiasi stimolo verso l'evoluzione?
Quelli che vogliono un mondo senza ricchi per vivere meglio sono gli stessi che blaterano di meritocrazia, di una possibilità per tutti, capisaldi di una democrazia, quella Usa, dove chi non fa nulla in un sistema meritocratico viene lasciato morire in uno scatolone a due passi dal lusso più sfrenato, mentre qui a quelli che non meritano nulla, che si vantano della propria ignoranza, che gridano io non avrò istruzione ma almeno sono onesto, a quelli si dà una lauta mancia di 780 euro. Lo si fa perché un popolo cieco nn può essere lungimirante per definizione, e capirà sempre e solo una mossa degli scacchi alla volta, senza avere una minima idea che in questa maniera si sta facendo fare scacco matto e quando si deciderà all'arrocco il re sarà già deposto. Lo si fa perché così avrà più tempo per infestare i social di propaganda del partito che è stato così buono con lui da restituirgli una dignità, perché da solo non ce l'avrebbe mai fatta. E a mio parere, quando la tua dignità dipende da qualcun altro, l'unica cosa che puoi fare è sperare nel fallimento altrui, nel più classico dei mal comuni mezzi gaudi che ti fanno sentire meglio come un paliativo contro la peste, mentre si viaggia allegramente a vele spiegate verso il Medioevo.

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