Vinicio Marchioni, sentirsi arrivati è il primo passo per non arrivare mai


Vinicio Marchioni si é iscritto all'Università di Roma per terminare gli studi che aveva lasciato in sospeso anni prima. Non sarebbe neppure una notizia, in un mondo minimamente normale, il fatto che una persona con il desiderio di migliorare nel suo settore lo faccia attraverso un percorso universitario. Diventa una news virale nel momento in cui molti la leggono e si guardano intorno inebetiti cercando di capirne il motivo. 
Marchioni non è certo un'attore consacrato a livello mondiale, ma dimostra di avere il fegato e la determinazione per diventarlo con la sua scelta. Il Freddo della serie tv Romanzo Criminale, con diverse collaborazioni con grandi registi italiani e internazionali, avrebbe potuto continuare tranquillamente il suo lavoro e nessuno si sarebbe accorto del suo attuale titolo di studio.
E invece ha sentito il bisogno di aspirare a qualcosa che sta diventando sempre più raro nella nostra epoca: non smettere mai di imparare. Accettare umilmente di essere una persona con talento che ha la necessità di continuare a migliorarlo, pezzo per pezzo, giorno dopo giorno, preservandolo con l'arma della conoscenza dalle interperie della supponenza
"Io so di non sapere, quindi studio", è stato uno dei passaggi del suo intervento nel quale ha annunciato di essere tornato a studiare, che va in netto contrasto con la tendenza dei giorni nostri, fatta di tanti "So di sapere quando in realtà non so di non sapere un cazzo ma va bene lo stesso". Del resto c'è Google che ormai fa il lavoro di archivio che prima era a carico del cervello, diventato con il tempo sempre più un corridoio vuoto che unisce due padiglioni auricolari, nel quale corrono da una parte all'altra informazioni senza più la necessità di fermarsi.
In realtà colui che sa lo si riconosce da chi non sa proprio per la sua umiltà nel sapere di non sapere abbastanza. E quindi per il buon senso nel non dare giudizi affrettati su nulla, nel non voler rendere tutto semplicistico, sbrigativo, monodirezionale. Esattamente quello che succede in questo periodo nel nostro Paese dove questo modo di fare è legittimato anche da chi si è insediato nei palazzi del potere.

Ci hanno convinto per un ventennio che la cultura e l'arte non si mangiassero, che i titoli non servissero più a nulla, che il successo facile fosse stato davvero alla portata di tutti, che saremmo diventati divi del cinema, star della musica, fenomeni da baraccone senza dover fare l'enorme sforzo che questo comporta. E invece la società si è evoluta, la concorrenza è aumentata visibilmente in ogni campo, l'automazione ha reso molti lavori superati e altri ne renderà inevitabilmente, e il campo nel quale si combatteranno le battaglie sarà sempre di più l'ingegno e l'intelligenza. 

Se da un lato i social network avrebbero dovuto dare voce a tutti, e di fatto é stato ed é esattamente così,  dall'altro hanno acuito ancora di più la differenza tra chi sceglie di vivere e chi opta per spiare la vita dal buco della serratura. Di solito questi ultimi si riconoscono perché sono convinti di saperne di più di coloro che sui libri hanno consumato le diottrie. E come pensano di saperne di più? Esattamente utilizzando inopinatamente quei mezzi di comunicazione che qualcuno ha inventato proprio grazie al sapere e alla conoscenza acquisita su anni e anni di studi. E pazienza se Steve Jobs e Mark Zuckerberg, che sono due persone grazie alle quali utilizziamo i mezzi in questione, non si siano mai laureati. Anche Maradona si allenava a singhiozzo ed é stato il più grande della sua epoca calcistica, ma questi esempi di talento puro finiscono sempre per fuorviare quelli che talento ne hanno a sufficienza ma che hanno necessariamente bisogno di lavorare duro per forgiarlo. Uno scrittore con capacità non è automaticamente James Joyce, un programmatore non diventa Jobs d'ufficio e così via. 
L'idea che un pugno di persone non abbia avuto bisogno di terminare gli studi per diventare quello che è diventato non deve assolutamente farci credere che tutti possano farlo. E quindi ben vengano personaggi come Vinicio Marchioni che ci riportano a una dimensione nella quale per sopravvivere è necessario non smettere mai di imparare. 

"Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia 20 o 80 anni. Chiunque continua a imparare resta giovane". Questo diceva Henry Ford. Le persone che più mi hanno insegnato qualcosa nella vita sono state quelle che nonostante eccellessero nel loro campo, avevano sempre uno spazio quotidiano dedicato a continuare a migliorare nel loro ambito, dato che sentirsi arrivati è il primo passo per non arrivare mai. 

L'esempio dell'attore di Romanzo Criminale è importantissimo proprio in quest'ottica. Avrebbe potuto accontentarsi di essere già diventato popolare, avrebbe potuto finire in uno di quei programmi spazzatura a fare il tronista o a pontificare dall'alto della sua esperienza dentro una casa di trombati del mondo dello spettacolo come il Grande Fratello. Probabilmente le ambizioni che ha sono ben diverse e rispettabili. Mira a qualcosa di molto più grande e sa che per avvicinarvisi non può smettere di apprendere.

Marchioni ha spiegato che è tornato sui libri "per lottare contro l'ignoranza che gli gira intorno, perché é necessario saltare fuori dal cerchio. In culo a chi ci ha voluto fare credere negli anni che le lauree sono inutili. Inutile è la violenza, inutile è la chiusura, inutile è un'esistenza senza domande. Chi vuole si tenga le proprie certezze (che poi magari fossero davvero frutto di un pensiero personale), io so di non sapere. E quindi studio."
Applausi.






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