Tess Holliday, altro che body shaming, questa è carne da macello

"La modella americana Tess Holliday è stata scelta da Cosmopolitan UK come cover girl. Questo è un traguardo davvero importante per il body positivism: la bellezza non conosce taglie o peso e tutte le donne devono poter amare il proprio corpo."

 Leggo e rileggo l'ultima frase e non posso non pensare alla contraddizione implicita. Tutte le donne devono poter amare il proprio corpo sembra uno slogan pubblicitario per vendere una crema per la pelle, quando poi parlando con le donne il 99% di loro non ama il proprio fisico, vedendolo sempre di una taglia più grande o più piccola a seconda dell'umore, vedendolo flaccido nonostante siano toniche come un pezzo di marmo, passando ore dalla truccatrice quando con un filo di lucidalabbra e un tocco di fard sarebbero bellissime lo stesso, vergognandosi perché "mi sto truccando, non puoi entrare" e poi le vedi conciate al mattino appena sveglie con pigiami improponibili che farebbero crollare la libido anche a Rocco Siffredi, ma non per questo non le si trova belle allo stesso modo.

 Amare qualcosa vuol dire accettarla ma allo stesso tempo fare di tutto per renderla migliore (Badate bene: non significa cambiarla a propria immagine e somiglianza. Il confine è sottilissimo ma deve rimanere visibile). Direte voi: e chi l'ha detto che migliore deve significare per forza Victoria's Secret? Dico io: nessuno. Basta leggere le interviste di alcune modelle per capire che anche loro non sono messe proprio bene. 
La bellezza non è mai frutto di un solo fattore. Quando si guarda un individuo tanti sono gli ingredienti che lo rendono attraente e la sua personalità gioca un ruolo di fondamentale importanza. Non è il corpo ma più che altro come lo si esibisce. Ma qui non si tratta di avere i paraocchi su un solo canone di bellezza, qui si tratta di promuovere qualcosa che coinvolge più i seri rischi per la salute che il sovrappeso comporta, senza concentrarsi sull'aspetto estetico. Esattamente come succedeva qualche decennio fa quando sulle cover delle riviste capeggiavano modelle che somigliavano a cumuli di ossa smunte e l'unica cosa che trasmettevano era anoressia e astinenza da cibo.

Siamo in un'epoca dove vale tutto, dove chiunque reclama la propria vetrina sul mondo ma allo stesso tempo pare proprio che nessuno accetti più le critiche che l'esposizione comporta, vedendole automaticamente come una soppressione delle proprie potenzialità. Badate bene: parlo di esposizione, non di non essere liberi di camminare per la strada perché alcuni deficienti fanno bullying.
Che poi i social siano diventati, nell'immaginario collettivo, i viali 2.0 dove passeggiare ed esibirsi quello è un altro discorso che non potrà mai essere vero al 100%, proprio per via dello schermo che divide le persone che da un lato all'altro della tastiera dicono quello che il cervello decodifica senza freni e non lo farebbero mai dal vivo.
Tutti devono accettarsi come sono è una di quelle lame a doppio taglio con le quali rischiamo di infilzarci come polli allo spiedo. L'animo umano è intriso di miglioramento, mentre qui stiamo dicendo "utilizza l'automobile che qualcuno ti ha dato a disposizione senza prendertene cura, prendila a calci se non parte e pigia sull'acceleratore senza ritegno perché tanto siamo tutti liberi di fare quello che vogliamo del nostro mezzo, e poi sorprendiamoci se dopo pochi anni quell'automobile è già in fila dallo sfasciacarrozze per essere ridotta a un rettangolo di lamiera. Stiamo andando verso un'esaltazione dell'apatia a scapito del miglioramento umano. Occhio: miglioramento non significa avere una taglia 0 a tutti i costi, perché conoscendo il trend dei criticoni social si passa sempre da un estremo all'altro. Sentirsi migliori significa fare qualcosa che apporti un accrescimento alla propria salute fisica e mentale, e di conseguenza trasmettere positività, energia, cose che ci affascinano di qualcuno a prescindere dal suo giro vita. 
In questo caso io non riesco a vedere oltre lo sfoggio orgoglioso di oggettivi difetti fisici in nome di una libertà d'essere confusa con la libertà di non fare nulla. Liberissimi di non fare nulla, meno liberi di farlo diventare un modello di vita, perché per fortuna siamo ancora persone e non piante grasse. Mettiamoci nei panni di una bambina di dieci anni che è stata cresciuta a pane, salame e patatine. Si sentirà legittimata nel suo fisico perché diventerà normale essere grassi (GRASSI, #curvy con il cancelletto stile hashtag lo lasciamo ai politically correct), avrà qualche presa per i fondelli in meno da parte dei propri compagni di classe che non le faranno più bullying, ma a quarant'anni probabilmente soffrirà di un arresto cardiaco per l'eccesso di grasso che non le farà neanche alzare il culo dalla sedia. 
Una cosa è educare le persone all'accettazione dei propri difetti fisici, l'altra è spacciarli come cose delle quali vantarsi. Tra le due sponde c'è un mare di differenza in mezzo. 
Vogliamo fare propaganda di cose serie? Molto meglio una donna che sta passando tutte le selezioni per arrivare alle finali di Miss Italia pur avendo una protesi alla gamba, amputatale dopo un incidente. Questo mi sembra un esempio molto più nobile di come un problema serio non comprometta la voglia di migliorarsi. O Bebe Vio che diventa un'eccellenza italiana nonostante una meningite che l'ha lasciata praticamente senza arti da bambina.  Io in Tess Holliday non ci vedo nessuna voglia di migliorarsi se non un disperato bisogno di urlare al mondo "ci sono anch'io, nonostante faccia ben poco per la mia salute."

Ho aspettato trent'anni per sistemare i denti con un apparecchio perché da piccolo sono venuti fuori mescolati a casaccio sulle gengive. So benissimo cosa significa convivere con un difetto fisico, con un provino al quale lo scrutinatore dice "sorridi a 32 denti" e tu vorresti scomparire piuttosto che dirgli "no guarda, preferisco ipnotizzarti con lo sguardo", con una ragazzina che dice "ma perché tu non ridi mai?" E tu a 16 anni non è che le puoi dire "Non rido perché mi fanno schifo i miei denti", preferendo passare per il malinconico di turno.
Se prima di passare due anni con due pezzi di ceramica in bocca qualcuno avesse pubblicato in cover su Cosmopolitan un'ipotetica star con i denti storti, avrebbe contribuito al mettermi davanti allo specchio del bagno, aprire la bocca e trovare i miei denti più accattivanti? Assolutamente no, semplicemente avrei pensato che quella star si è meritata quella cover a prescidere dal suo difetto, non grazie ad esso. 

Ci sono fior fiori di attori e attrici diventati famosissimi pur avendo qualche chilo di troppo, ma dando sempre un'immagine di loro frutto di lavoro, sacrificio e soprattutto voglia di evolversi; ci sono insegnanti scolastici che primeggiano in quello che fanno, esempi di saggezza e punti di riferimento da prendere per migliorarsi che hanno preferito passare la loro vita a leggere e studiare piuttosto che passare un minuto in palestra e li si benedica per questo; ci sono CEO di aziende che hanno due palle sotto dure come la roccia e chissenefrega se hanno un rotolo di grasso all'altezza della vita. Saranno modelli per chi fa business, non devono essere necessariamente modelli di salute per stare bene con loro stessi.
E nessuno pretende da una persona obesa che nel giro di un anno diventi una taglia zero, non è quello il punto (I chirurghi plastici sono sempre in agguato, e alla fine fanno più danni della grandine), ma che faccia qualcosa per migliorare un problema oggettivo e che soprattutto non lo faccia passare per qualcosa del quale andare fiera. E questo non vuol dire automaticamente dare filo a chi critica qualcuno per il suo peso, per i suoi denti storti e per tutta una serie di cose che si prestano purtroppo al giudizio altrui. Ci sarà sempre chi è tanto frustrato dal vomitare addosso agli altri il fallimento della propria esistenza, cercando scientificamente i propri bersagli, ora per il peso, ora per il colore della pelle, ora per la provenienza, ora per l'orientamento sessuale. Ma non si combatte l'hater di turno facendo passare per giusta una cosa che giusta non è. E questo, ripeto, non ha nulla a che vedere con la bellezza. Il mondo é bello perché é vario e ci sono tantissimi uomini attratti da una donna anche evidentemente sovrappeso, così come c'è chi stravede per le taglie 0 e l'unica cosa che vuole stringere a sè sono ossa. A ognuno il suo canone, perché l'attrazione fortunatamente risponde a cose ben più profonde e complesse di una taglia, purché non si faccia apologia della forma fisica a favore di persone che mettono a repentaglio la loro stessa salute e ne vanno pure fieri.

Abbiamo criminalizzato il concetto di canone di bellezza dandogli un'accezione negativa piuttosto ingenerosa. Ogni campo della vita come dello spettacolo ha i propri canoni: una ballerina vorrebbe danzare sulle punte fino ai 60 anni, ma per forza di cose dopo i 35 anni se vuole continuare a stare in quel mondo dovrà insegnare quello che ha imparato, difficilmente si vedrà un giocatore di basket alto 1:60m, un lottatore di sumo magro come un chiodo, un calciatore con la panza (a meno che non si riesumi Adriano o si prenda Higuain dopo le vacanze estive) e checché se ne dica, una modella extralarge. E non perché non può apparire bella, anzi, sono convinto che tantissimi uomini e donne la troveranno affascinante, non ne dubito, ma perché non può essere un modello di salute, energia e vitalità una persona così visibilmente sovrappeso. Ripeto, è una questione di salute, non di esteriorità. Più guardo questa donna e più la trovo bella, ma non riesco proprio a farmela piacere in quanto modello di bellezza, proprio perché la bellezza deve trasmettere armonia, grazia e tutte le cose delle quali una donna così sovrappeso può essere dotata assolutamente, ma non su una cover che si prefigge il compito arrogante, pedagogico e inevitabile di avere qualcosa da insegnare a qualcuno. Vogliamo fare una copertina più sensata con una donna di questa stazza? Mettiamola in una palestra, su un tapis-rulant, mentre brucia un po' di quei grassi adiposi e dice: "Anch'io posso stare bene con il mio corpo migliorandolo".

Per me una persona del genere ha un problema oggettivo e i problemi si risolvono mostrando la soluzione, non santificando il problema stesso.
Voler combattere il body shaming mettendo in cover una donna come Tess Holliday equivale a combattere la criminalità mettendo tutto quello che si possiede fuori dalla finestra sperando che nessuno si porti via nulla. Ma in un'epoca di clic a tutti i costi, non importa un fico secco da dove questi clic arrivino, anzi, meglio se arrivano dalla parte del popolo più incazzata e frustrata, perché é quella più occupata a criticare gli altri generando traffico piuttosto che iniziare a pensare di migliorare la propria vita accedendo ai social con un poco più di parsimonia.
 La scelta di Cosmopolitan da questo punto di vista è geniale come mettere Sgarbi e Cecchi Paone nello stesso studio televisivo per far crescere l'audience, facendo finta di scandalizzarsi per un loro litigio creato ad arte. La Holliday in questo contesto è carne (tanta) da macello, data in pasto a chi non aspetta altro che una preda per azzannarla senza pietà. Fossi in lei, altro che "emozionata per la cover", starei già contattando un avvocato per i danni che Cosmopolitan le sta provocando sull'altare delle visualizzazioni.

Nonostante i peli della barba mi siano diventati più bianchi che neri continuo a sognare un mondo dove le persone possano stare bene con se stesse a prescindere dal loro orientamento sessuale, religione, razza, peso, taglia e tutto quello che definisce l'aspetto esteriore e interiore di una persona. Ma perché questo accada dobbiamo educare i bambini a vedere la vita come un percorso volto al miglioramento, all'accettazione delle diversità in quanto valore aggiunto, che ognuno ha un suo percorso di crescita diverso a patto che ne abbia uno e soprattutto a saper distinguere i giudizi offensivi dalle critiche costruttive. Di critiche costruttive si ciba chi vuole rendere la sua vita un libro che merita di essere letto. Vogliamo un mondo reale, onesto sincero ma poi vogliamo sentirci dire solo quello che più ci fa comodo. A una bellissima donna sovrappeso come Tess Holliday l'unica cosa che mi sentirei di consigliarle è: "mettiti in forma, fallo per la tua salute, perché se ti senti bene con un problema oggettivo senza aver voglia di migliorarlo l'unica cosa che trasmetti è apatia, inedia, è "fai la fila da McDonald piuttosto che dal personal trainer", perché tanto la salute è superflua e gli altri devono accettare tutto.
Poi magari fra vent'anni uscirà un nuovo fondamentale studio di qualche università improbabile in giro per il mondo che affermerà quanto essere grassi sia salutare, quanto quelli che promuovevano una taglia normale non avessero capito un cazzo della vita, e allora potremo ingozzarci di hamburger, patatine e pizza senza per questo metterci sopra una bilancia e sentirci dei facoceri.
Fino ad allora però, tutto questo non sarà un passo avanti contro il body shaming, ma solo un passo avanti verso l'infarto.



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