Perché Asia Argento adesso merita comprensione (e perché X-Factor ha sbagliato a silurarla)



Basta nominare un po' ovunque Asia Argento ultimamente per sentire quell'insopportabile commento tipo "Se l'é cercata, voleva fare la paladina delle donne ed é finita triturata nel suo stesso tritacarne." Che di per sè può anche essere vero, ma non abbastanza da farle quello che lei ha contribuito a fare ai suoi presunti carnefici. 

In un impulso di onestà e quasi temendo le reazioni del popolo sovrano che ormai é diventato giudice infallibile e intransigente, X-Factor ha pensato bene di farla fuori dal programma a registrazioni ampiamente avanzate.

 La motivazione ufficiale, a parte quella di non stare in nessun modo dalla parte del carnefice, é che la trasmissione sarebbe diventata un'appendice delle vicende sessuali e giudiziarie dell'ex moglie di Morgan. E pare un po' ipocrita, dato che Asia é stata scelta, al netto delle sue competenze musicali, proprio in quanto personaggio sui generis. Ma quello che suona più insopportabile è quello che giustamente ha fatto notare Manuel Agnelli alla presentazione della nuova edizione del reality: il New York Times non può essere un tribunale. E questo dovrebbe valere sempre, come doveva valere quando sono piovute accuse insensate su Fausto Brizzi, James Franco,  su Kevin Spacey che per una mano su una coscia di un ragazzo ha già avuto la carriera completamente distrutta e anche sul presunto mostro Weinstein il quale, ci scommetterei, tra qualche mese verrà completamente assolto dalle accuse che gli sono state mosse. E ovviamente l'accusa non avrà la stessa rilevanza dell'assoluzione. 

Perché funziona così ormai il mondo: ti accuso di qualcosa, vero o falso che sia è completamente irrilevante. Tu lo smentisci, ma intanto nell'immaginario collettivo sei già colpevole, perché l'essere umano è diffidente per natura e, come Machiavelli insegna, crede più nella malvagità dell'uomo piuttosto che nella sua bontà. Ma nel frattempo tu sei già considerato uno stupratore. 

Quello che sta succedendo alla Casa Bianca dopo le anticipazioni del libro di Bob Woodward ne è l'esempio lampante: poco importa che i diretti interessati abbiano già smentito tutto e che Trump tuoni tutta la sua indignazione su Twitter. È verosimile, tanto basta perché agli occhi della gente sia vero come se qualcuno ci avesse applicato una bolla papale. (E questo senza in nessun modo voler difendere un personaggio come Trump, giusto per chiarirlo).
Ma veniamo al punto: perché Asia Argento merita comprensione? Perché ne esce molto più umana nei suoi difetti di quando mostrava la sua insopportabile spocchia contro il genere maschile, innalzandosi a paladina universale delle donne che soffrono (quelle sì) stupri, violenza, molestie, stalking e tutto il campionario di bestialità umana possibile e immaginabile. 

Che una donna di 37 anni abbia una relazione con un ragazzo di 17 anni è la cosa più normale dell'universo, nonostante ci sia una legge che stabilisca che 18 anni è il termine minimo per la copula legale. 
 Non ci prendiamo in giro: quanti di noi avrebbero voluto essere nei panni del personaggio di American Pie che ha una relazione con la mamma di Stifler, o in quelli di Pacey con la professoressa in Dawson's Creek? Tanto più che Jimmy Bennett appare davvero come il cretino della situazione, con un'accusa di stupro che sembra davvero grottesca e che fa acqua da tutte le parti. 
Non ci vuole un urologo per sapere che quando un uomo ha paura tutto gli può capitare meno un'erezione e che quindi già solo quello farebbe cadere qualsiasi ipotesi di stupro, nel momento in cui si ha un rapporto sessuale che prevede l'eccitazione del membro maschile.

In questo sono sostanzialmente d'accordo con Sgarbi, quando dice come sia "meraviglioso che in Asia Argento ci siano contemporaneamente la vittima e il carnefice, ed è anche, non solo una vendetta per i maschi, ma la testimonianza di una vera raggiunta parità dei sessi".
Questo perché stiamo pericolosamente criminalizzando quello che ci ha sempre caratterizzato come individui e cioé essere bestie sociali, con un cervello, con una ragione, ma pur sempre bestie dotate di istinto. Qua ci si vuole ridurre a macchine che non sbagliano più un colpo, che non commettono mai errori, che devono essere insopportabilmente perfetti e svuotare il loro personale armadio pieno di scheletri. Ma questo probabilmente succederà quando al posto del cervello avremo un chip e al posto del sangue scorrerà elettricità nelle vene.
La vera evoluzione non è essere infallibili, è molto più imparare dagli errori, rialzarsi dopo i colpi che la vita ci riserva ai fianchi. "Non voglio morire senza cicatrici", diceva Tyler Durden in Fight Club, mentre qui aspiriamo a una finta perfezione che non è di questo mondo.
Questa volta difendo la Argento perché ha fatto una cosa che fanno in moltissime donne invaghendosi di un ragazzo più giovane e che si vuole criminalizzare in nome di una regola che non segue nessuno al mondo. E la difendo soprattutto perché non è infallibile, come tutti quanti noi, dimostrando che quando ci si vuole innalzare sull'altare della perfezione si finisce con fare un tonfo memorabile. La difendo nel suo errore perché dovrebbe essere chiaro che puntare il dito contro qualcosa o qualcuno sia sempre sbagliato e che il dito primo o poi ci si infila dove non batte il sole.

E allora viva Asia Argento e la sua incoerenza, il suo doppio volto che simboleggia le due facce di una sola medaglia. 
Appare poi, per concludere, ancora più significativo il fatto che l'allieva Argento abbia superato il maestro Weinstein, dato che lui costringeva le donne ad aprire le cosce per praticare il cunnilingus, mentre lei si è spinta oltre, provocando un'erezione a comando contro la volontà della sua povera vittima, come se avesse avuto un bottone da azionare. 

E Dio solo sa a quanti uomini a volte farebbe comodo quel bottone.
Altro che accuse di stupro. 
Date una medaglia a questa donna.

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