Genova, l'umanità come un cumulo di macerie

 
Da quando ho avuto notizia che il ponte Morandi a Genova era diventato polvere e detriti, mi sono promesso e poi promesso e ripromesso di non dire la mia, di non aggiungere un'altra inutile voce a tutte quelle che si sono levate in coro come se non aspettassero altro, con i cadaveri ancora caldi sotto le macerie.
Poi ho pensato che io, rispetto a molti geometri che hanno conseguito il diploma proprio pochi minuti dopo il crollo, non ho nessuna ideologia antisistema da difendere a spada tratta, nessuna impellenza nell'attaccare un sistema che pure ha i suoi mille difetti, nessuna voglia sensazionalista nell'urlare virtualmente che i morti stavano salendo di numero come se la notizia mi eccitasse; nessuna fretta di dire a Facebook che stavo bene nel "Crollo del ponte di Genova", nonostante probabilmente quel ponte non l'avessi mai visto dal vivo o vi fossi transitato un paio di volte nella mia vita vivendo a 200 km di distanza. Nessuna necessità di rimarcare una volta ancora, anche in un momento del genere, che i cani sono migliori degli esseri umani solo perché ci sono alcune bestie addestrate (dagli esseri umani) a salvare altri esseri umani. Sarebbe come a dire che tutta l'umanità è meravigliosa dato che è rappresentata dai vigili del fuoco. 
Nessuna esigenza nel mostrare un documento di anni fa nel quale un partito ora di governo diceva che la Gronda non si sarebbe dovuta fare, minacciando di opporvicisi con l'esercito e prendendo per buone le parole di Autostrade Spa che sosteneva che il Ponte Morandi sarebbe rimasto in piedi altri 100 anni. Magari chi sostiene questi cialtroni una volta per tutte capirà che dire No a qualcosa non significa automaticamente dire No a qualcosa di sbagliato.
Nessuno stupidissimo bisogno di apparire per forza controcorrente in un momento del genere, insultando (su Facebook) le persone chine su uno smartphone che stanno con gli occhi su Facebook (come chi le insulta) invece di rendersi conto che un ponte sospeso di oltre un km stesse per crollare; postando a ripetizione banalità che odorano di sarcasmo riuscito malissimo, tipo "No Basko No Basko io non ci casco" (fossi in voi farei un colloquio per Charlie Hebdo, magari cercano qualcuno per spazzare per terra, cosa avete capito?) o "Le autostrade dopo avervi rubato il pedaggio per anni oggi non vi fanno pagare al casello, approfittatene" (questi soggetti li porterei dove le autostrade sono davvero gestite dagli Stati che auspicano nel loro Paese, dove una tratta di 400km in automobile la si percorre in 13 ore e ci si rimette, se va di lusso, solo le sospensioni).
Non ho nessuna necessità di questo genere. Per questo penso di potermi prendere il diritto per dire qualcosa al riguardo. Non perché sono un sopravvissuto, lo siamo tutti indistintamente fino a quando la morte ci mette gli occhi addosso, non perché quando ero fermo in colonna per svoltare verso Genova Est, proprio su quel ponte qualche ora prima del crollo, quella parte di struttura con tutta probabilità stava già scricchiolando. 
Forse ho deciso di dire qualcosa solo perché ho particolarmente a cuore il significato di un ponte e perché appena chiudo gli occhi sono di nuovo sospeso lassù, con le montagne liguri da una parte e il Golfo di Genova dall'altra, con la coda perenne perché da quello snodo inizia e finisce la Genova-Milano, immaginando cosa avrei fatto nel trovarmi una voragine di quelle dimensioni davanti agli occhi. Per poi risvegliarmi sudato, rigirarmi nel letto con l'angoscia che si affievolisce piano piano, assopirmi e ritrovarmi sopra un cumulo di detriti, camminandoci sopra come se fosse normale che una cosa così grande possa ridursi a pezzi in pochi secondi.
I ponti sono il simbolo inequivocabile di persone che si uniscono, di percorsi che si riducono, che si velocizzano al fine di riunirsi in un unico abbraccio, i ponti sono il link materiale che azioniamo con un clic quando abbiamo una tastiera in mano.
Non ha un buon karma in fatto di ponti questo Paese ultimamente,  considerando tutti quelli crollati che hanno fatto più o meno rumore nell'ultimo anno. Del resto ai ponti si preferiscono i muri, l'isolamento, i porti chiusi e la paura dell'accoglienza di poveracci in un escalation disumana di intolleranti che di punto in bianco si sentono tollerati e autorizzati a dire quello che covavano nello stomaco da anni dato che hanno un'(in)degna rappresentanza al governo.
Ma questo non dovrebbe essere il momento delle polemiche. Quando succede una cosa del genere bisognerebbe recuperare solo un minimo di umanità e stare zitti. E non per chi ci è morto, né per i familiari delle vittime, che del nostro silenzio o del nostro rumore non se ne fanno assolutamente nulla. Dovremmo stare zitti per chiuderci in noi stessi e capire che il generale livello di umanità è ormai caduto in basso in un cumulo di macerie.
E noi qua ancora a sorprenderci perché crolla un ponte e ci inghiotte in una voragine di stupidità umana.

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