Perché Cambridge Analytica non ha rubato proprio nulla




Ammetto che sono rimasto basito quando ho aperto il giornale ieri mattina e ho trovato Zuckerberg in prima pagina che chiedeva umilmente perdono per lo scandalo Cambridge Analytica. È evidente però che quando si è a capo di una delle aziende più potenti di tutti i tempi bisogna dire alle persone esattamente quello che si aspettano, anche perché quando si bruciano 9 miliardi di dollari in un giorno di Borsa, si deve correre ai ripari in tutti i modi. L'unica maniera per farlo è stata lisciare il pelo agli utenti con una banale ammissione di responsabilità e una promessa che "da questo momento non lo facciamo più". Ritengo tuttavia che Zuckerberg sia come un personaggio di un giallo di serie B che confessa un delitto mai avvenuto. Sì perché la prima cosa che verrebbe da chiedere è una: chi ha rubato cosa?
Da 14 anni a questa parte, e cioè più o meno da quando Facebook è diventato un fenomeno globale, avete aperto le finestre di casa vostra dopo aver tolto le  tapparelle, acceso le luci per illuminare il salotto dal quale avete improvvisato uno striptease che nemmeno Demi Moore, non contenti avete aperto la porta del bagno e senza veli vi siete accomodati sulla tazza del water condividendo il momento manco foste Vittorio Sgarbi. Ma adesso sorpresa! Vi sentite derubati dei vostri dati personali, che è come dire "ho detto sì ogni volta che il barbone all'angolo della strada mi chiedeva di aprire il portafogli e mostrargli il contenuto, ripetendogli a memoria persino il mio codice fiscale e la tessera sanitaria e adesso mi lamento se quel barbone ha preso i miei dati, li ha rivenduti ed è diventato più milionario di quanto io non potrei diventare neppure in 4 vite.

Dite la verità: quando siete vogliosi di conoscere persone nuove su Tinder, immaginando già fuoco e fiamme tra le lenzuola con una bellissima sconosciuta come quella che vedete nella pubblicità e non vedete l'ora di poter scorrere il ditino a sinistra o destra a seconda delle vostre preferenze, vi preoccupate per più di un secondo del consenso che date alle vostre informazioni, alla vostra lista dei contatti, alla vostra posizione in tempo reale o al vostro numero di busto? No, è molto più semplice dire di sì a tutto, come nei questionari che ci rifilano sull'aereo che sta per atterrare in un Paese nel quale non siamo mai stati prima. Però quelli contro i quali inveite adesso perché vi hanno fatto sentire più nudi di quanto vi sentivate fino a ieri sono gli stessi che vi hanno gridato per anni: "guardate che stiamo entrando in casa vostra per rubarci tutto, potete aprire la porta?" Ma voi pur di trovare qualcuno nelle vicinanze con il quale iniziare un match sareste disposti anche a regalare le foto di matrimonio di vostra madre ubriaca, cosa volete che sia dare un paio di consensi e far sapere a Tizio e Caio la vostra posizione in tempo reale? D'altronde non è così che si conoscono più rapidamente le persone? Direte voi, ma se non accetto le condizioni non mi fanno neppure entrare. Dirò io, siete sempre liberi di scendere in strada e iniziare a parlare con la gente dal vivo. Sono cosciente del fatto che verreste presi immediatamente per maniaci sessuali dalla nuova orda di femministe che vogliono salvare il mondo tagliando il pene a tutti, le stesse femministe che poi si ritrovano su programmi di incontri mezze nude aspettando il principe azzurro(ma non diteglielo perché il principe azzurro in realtà è l'emblema del maschilismo nelle favole con le quali ci hanno cresciuto).
Quindi il problema è che Donald Trump ha scoperto che uno studente della provincia di Asti mangia il sushi la domenica sera e che una disoccupata di Gela ha appena dato alla luce il suo settimo figlio? No, il problema è sempre e solo uno. L'ignoranza. Ed era (forse) tollerabile fino a un paio di generazioni fa, inconcepibile adesso che nell'era dell'interconnessione le persone all'atto di votare reagiscano sempre come capre ammaestrate, scegliendo un partito piuttosto che un altro esattamente come sceglierebbero la marca a loro più vantaggiosa del succo di frutta al supermercato. 

Fateci caso: siete al banco frigo del supermarket e davanti a voi avete due prodotti apparentemente uguali dei quali uno costa la metà dell'altro: nel vostro cervelletto si accende quella lampadina, istallata da vostra madre, vostra zia o da qualcuno che quando accompagnavate da piccoli a fare la spesa vi ha rivelato che i prodotti sono tutti uguali e che se uno costa di più è solo per pagarne la marca più famosa. Quel seme è diventato una pianta nella vostra corteccia cerebrale adesso che spingete voi il carrello, cosicché quando dovete scegliere il prosciutto di Parma Dop o il Prosciutto Lidl, l'unica cosa alla quale fate caso è il prezzo. Ragionate a brevissimo termine, illusi che quel prodotto di bassa lega non avrà effetti sul vostro organismo, dando poi la colpa a qualcos'altro quando vi ritrovate a imprecare sulla tazza del water in preda ai dolori addominali lancinanti. Ora sostituite i prodotti apparentemente uguali con due politici che dovete scegliere alle elezioni. Non è molto difficile sapere come andrà a finire: sceglierete quello che vi sembra più vantaggioso sul breve termine, perché l'altro è troppo caro e se costa così tanto è perché sicuramente qualcuno ci lucra. Sceglierete quello che vi promette un reddito senza fare nulla, quello che giura di costruire un muro per respingere alla frontiera chiunque vuol passare il confine di Tijuana perché è da anni che va ripetendo che tutti i messicani sono criminali.

Così abbiamo trasformato la politica in pura pubblicità e la conseguenza più ovvia è stata che chi ha vinto le elezioni negli Usa lo abbia fatto attraverso la pubblicità su Facebook, usando dati che gli sono stati regalati sostanzialmente da chi non ha capito che al giorno d'oggi chi comanda non vuole più i soldi del popolo, ma vuole sapere chi è il popolo, perché in questo modo è facile indirizzarlo verso quello che più gli conviene.

Del resto siamo nell'epoca post-ideologica, l'epoca delle opinioni personali sbattute in faccia sul feed la mattina prima di colazione, l'era della politica liquida nella quale il popolo è parte attiva delle decisioni del proprio Paese, dato che ha mandato al confino i partiti e ha puntato su se stesso. 
È l'epoca della politica che possono fare tutti, così è normale che una casalinga di Mazara del Vallo con un clic decida cosa dovrà fare il ministro degli Esteri del suo Stato. Siamo entrati in questa era a piedi pari in nome dell'equazione privacy=qualcosa da nascondere. E allora per quale motivo dovremmo cercare un colpevole del furto di dati sensibili che da 14 anni a questa parte sono stati stesi in piazza come i panni appena lavati?
Ma state tranquilli, perché alla fine i dati personali dei quali ora vi sentite derubati, per usare un francesismo, non valgono un emerito cazzo.  La maggior parte di ciò che le persone condividono viene dimenticata dagli utenti con la stessa velocità con la quale ci si dimentica degli stuzzichini mangiati prima del piatto forte. O davvero pensate che a Donald Trump interessi sapere cosa avete mangiato a cena, se avete aiutato a ritrovare un cane scomparso con il vostro post, se per fare gli alternativi condividete un post di Internazionale dove si parla della guerra in Siria, quando sotto sotto non vi frega un cazzo di quello che succede in Medio Oriente e tra l'altro nessuno potrebbe biasimarvi?

 Non avete nulla da proteggere in realtà, perché potete mettere in piazza la vostra vita e quella dei vostri antenati, parlando dai vostri pulpiti come se ci fosse qualcuno ad ascoltarvi davvero, ma tanto  l'unica cosa che interessa a coloro che comandano è la stessa cosa che regalate con un clic senza neppure rendervene conto, troppo presi da capire a quale personaggio storico somigliereste se foste nati nella sua epoca o a quale star di Hollywood somigliereste se vi cadesse un meteorite in testa o se conosceste un buon chirurgo plastico.  
È la modernità, bellezza. Quella nella quale avete regalato ogni residuo di privacy sull'altare della sicurezza, sull'altare della connessione immediata con chiunque in giro per il mondo (tranne che per il vicino che dal vivo vediamo con sospetto). E dopo averla regalata ve ne siete pentiti, perché vi siete accorti che valeva molto più di quello che pensavate, come quando donate qualcosa a qualcuno il giorno di Natale e a Santo Stefano vorreste già indietro ciò che avete regalato con leggerezza.

Dovreste preoccuparvi di una sola cosa: informarvi, studiare, cercare di capire qualcosa prima di scegliere se votare per un imbecille, prima di entrare in una stupidissima applicazione che con un filtro vi va diventare più vecchi di 50 anni in un attimo, prima di consegnare dati sensibili a chi sostiene che il vostro segno zodiacale è quello più fortunato in assoluto, purché diate il consenso a entrare con informazioni private.
 Il mondo va più veloce della luce e non ci possiamo più permettere il lusso di essere ignoranti quando scegliamo da chi farci governare, illusi che non sarà esattamente come tutti gli altri. 
E cioè un pastore, se a metterlo lì sono sempre le stesse pecore. 



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