Achtung baby! La follia inevitabile dei luoghi children free



Non avevamo detto che l'epoca dell'intolleranza era finita settant'anni fa? Che cartelli con su scritto "Qui Tizio, Caio e Sempronio non possono entrare" appartenessero a un passato che per molti aspetti ci ha fatto vergognare di essere umani?
Ultimamente del resto, stabilimenti balneari organizzati in base all'orientamento sessuale, razzismo sempre più becero e tutto un corollario di demenza umana hanno già invaso le pagine di cronaca dei giornali. Ma onestamente pensavo di diventare polvere prima di dover scoprire ristoranti children-free, dove i minori di una certa età non possono entrare. Ero rimasto ai cinema a luci rosse, ai locali striptease, ma non pensavo che dentro un ristorante la caponata fosse vietata ai minori. Ovviamente, al netto della provocazione, i bambini creano disordine, urlano, scalciano, non hanno il filtro della buona educazione e dell'ipocrisia, non fanno buon viso a cattivo gioco, hanno una sincerità che tanto apprezziamo quando si tratta di paragonarla alla falsità degli adulti e meno quando ci colpisce in prima persona. 

Il problema principale è che molti genitori si stanno dimenticando che siamo pur sempre una società e in quanto società è inevitabile darsi delle regole. Se vuoi crescere tuo figlio come una bestia, che cammini a quattro zampe per essere più affine ai suoi amici animali va bene, ma portalo nella giungla a pranzare invece di voler imporre la tua idea rivoluzionaria di mondo agli altri.  

Abbiamo sempre di più, a tutti i livelli, questa insopportabile esigenza di convincere il prossimo della verità che abbiamo scoperto smettendo di mangiare una bistecca, mettendoci due settimane nella posizione del loto o mettendo al mondo un figlio come se questo non fosse già successo negli ultimi milioni di anni. Tutti i figli sono perfetti, tutti i figli diventeranno rock star, divi del cinema, geni della fisica e della matematica, milionari esattamente come lo sono diventati i loro genitori. Non si capisce quindi il perché, dato che questi genitori hanno fatto il lavoro straordinario di partorire la reincarnazione di Einstein, non riescano a far stare tranquilli i loro pargoli eccezionali quando devono condividere lo spazio con qualcun altro. 
Giorni fa mi hanno raccontato di un episodio che è successo qualche anno fa da queste parti: un bambino di dieci anni, quindi neppure un poppante, per attirare l'attenzione dei genitori che non volevano portarlo fuori dal locale a scorazzare, si è seduto nel bel mezzo della sala e ha defecato davanti a tutti i presenti. Potete immaginare l'odore di escrementi umani misto all'aroma dello stufato. Magari a qualcuno sarebbe anche potuto piacere, magari a qualche gerarca nazista de Le centoventi giornate di Sodoma o a Gianni Morandi, ma il resto delle persone si è dovuto sorbire uno spettacolo raccapricciante e perdere totalmente l'appetito per i giorni a venire. Non è dato sapere che fine abbia fatto quel bambino, ma probabilmente sarà già da qualche psicologo che sta cercando di capire i motivi dietro il suo gesto, suggerendogli una terapia comportamentale, invece di dirgli senza mezze misure che è semplicemente uno stronzo maleducato, che avrebbe meritato calci nel culo e botte per una settimana e tanti saluti al Telefono Azzurro.
Molti attribuiscono, a ragione, i comportamenti dei figli all'incapacità di educarli dei genitori, ma non è così semplice il discorso. I bambini nascono in un contesto fatto da duemila input che prima non esistevano, ma poi rispondono sempre agli stessi stimoli di controllo e di dominio del territorio. La legge del più forte esiste in natura e i bambini non fanno altro che esercitarla quando ne hanno la possibilità per rimarcare la loro personalità. Essere padre non ti fa diventare automaticamente carismatico e questo un bimbo lo avverte come gli squali avvertono la presenza del sangue. Il problema degli imput è dei genitori, non dei figli. Sono loro che gioco forza vogliono essere padri, figli, ragazzini e rivoluzionari allo stesso tempo. Del tutto legittimo, ma questi sono i risultati. 

Si vuole sempre avere l'ultima parola su tutto, non si prende più nulla per buono e se prima eravamo una generazione di creduloni che si bevevano qualsiasi cazzata, adesso sembriamo ancora più stupidi per mettere in discussione anche le cose più ovvie e basilari. La medicina e la scuola sono ormai diventati come gli uomini neri delle favole che si nascondono sotto il letto, aiutati nel loro intento distruttivo da qualche multinazionale che ci nasconde l'invasione aliena e che vuole avvelenarci con vaccini al plutonio e scie chimiche. La facoltà di Google è la più frequentata da questi genitori, che credono di poter insegnare meglio degli insegnanti dei loro figli pur non avendo mai aperto un libro per farlo, pensano di poterli curare meglio dei loro medici, pur avendo letto al massimo un bugiardino su internet e avendo copiato e incollato l'esperienza di qualche bambino sfortunato che è stato davvero danneggiato dai vaccini (e purtroppo anche questo può capitare, ma come dico sempre, smettiamo di volare nel momento in cui un aereo ha un incidente?) idolatrano le loro creature perché a un anno dicono ciao, mamma e papà, innalzandoli a geni della specie umana come se questo non fosse sempre successo dagli albori della venuta dell'uomo sulla Terra. Diffidano di tutto, raccontano strampalate teoria sulla Terra Piatta (La Terra Piatta cazzo! Buttiamo nel cesso quello che ha fatto Galileo Galilei perché dall'alto non si vede la curvatura terrestre! Cose da pazzi), dicono che ai loro figli non daranno mai da mangiare carne perché non si ammazzano gli animali, pesci perché gli oceani sono un mare di merda, verdure perché sono piene di pesticidi e frutta perché iniettano chissà quale stregoneria per far sembrare una mela quello che non è, e cioè una mela, aspettando pazientemente che cada da un albero per poterla mangiare. Fanno un figlio per "rivivere la vita un'altra volta attraverso le tappe di crescita del pargolo", ma non fanno altro che dare corpo e forza alle loro frustrazioni sfogandole contro una creatura. Pretendono che i loro eredi diventino qualcuno di speciale, perché loro hanno una vita così banale che farebbe addormentare anche L'uomo senza sonno al raccontargliela. Con genitori così cerebrolesi capite che un bambino si sentirà assolutamente in diritto di scorazzare tra i tavoli di un ristorante e cagare pure nel vostro piatto, dato che qualcuno gli avrà pure insegnato che anche le feci sono commestibili. 
La conclusione quindi è che abbiamo bisogno di educare i genitori, non i figli. Farli ritornare a quella dimensione nella quale i bambini portavano loro rispetto perché se lo meritavano. Adesso invece "ho un figlio ma non voglio rinunciare alla mia libertà, ho un figlio ma non mi pesa più di tanto perché ci sarà qualcun altro al posto mio a dirgli di stare buono quando deve condividere lo spazio con gli altri, io sono troppo occupato dal postare su Instagram la diecimillesima sua immagine, convinto davvero che possa fregare qualcosa a qualcuno".
Altrimenti un'altra soluzione la suggerisce Koushun Takami nel suo libro Battle Royale. Per dare un taglio alla pericolosa perdita di autorità da parte degli adulti, organizza un gioco mortale nel quale alcune classi scolastiche vengono trasferite in un'isola deserta e gli alunni costretti ad ammazzarsi tra di loro fino a quando non ne rimanga solo uno vivo. Dobbiamo davvero arrivare a questi punti?

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