Lascia che mi illumini con il tuo lato più oscuro




Vedo prevaricazioni ovunque;

Vedo personaggi improbabili unirsi a battaglie che non capiscono neppure lontanamente solo per  sentirsi parte di qualcosa;

Vedo community di lettori radicali su Facebook che partono con le migliori intenzioni, dove si dovrebbero semplicemente scambiare informazioni letterarie e che finiscono per scoprire l'ostentazione con la più palese delle sue facce. Gente che ha realmente bisogno di condividere con un pubblico sconosciuto e invisibile il titolo del libro che ha appena cominciato a leggere, altra gente che ha bisogno dell'approvazione altrui per sentirsi più colta di quanto non lo sia in realtà, ulteriore gente che copre di insulti uno scrittore che ha la sola colpa di vendere con una pubblicazione quello che loro non riuscirebbero a fare con una libreria zeppa di manoscritti.
C'è un meccanismo sconcertante dietro tutto questo voler essere perfetti, colti, intelligenti e brillanti senza passare per lo sforzo che sarebbe necessario a dare sostanza alle nostre forme.

L'ostentazione è arrivata a un livello ormai incontrollabile e sembra poter sostituire la realtà in ogni sua sfaccettatura. È molto più semplice del resto riunire quattro libri di scrittori di un certo livello, scattare loro una foto, pubblicarla nell'etere e far credere automaticamente di aver acquisito le nozioni al loro interno. Difficilmente qualcuno potrà verificare il contrario, soprattutto quando Google ha sostituito quasi del tutto la funzione del nostro cervello, restituendoci informazioni che non abbiamo più bisogno di immagazzinare a una velocità imparagonabile a quella della nostra mente. In questo modo la realtà diventa quasi superflua, nel momento stesso in cui è così semplice e privo di sforzo poter essere ciò che non si è.
L'ego è un serbatoio di benzina insaziabile con un foro nel fondo a causa del quale non si riempirà mai del tutto. Viviamo un'epoca barocca nella quale cerchiamo l'umanità che stiamo perdendo nell'imperfezione, nella verità senza filtro e poi nel momento in cui dobbiamo mostrare ciò che siamo torniamo rinascimentali, finiamo per vergognarci di quello che può farci apparire umani, crudi, veri, sfoggiando la parte apparentemente perfetta di noi stessi e illudendoci sinceramente che dietro la facciata migliore che facciamo vedere non sia facile scorgere il putridume nascosto con una mano di bianco.

E io invece vorrei vedere lo sporco che circonda le anime di chi interloquisce con me, vorrei che lo mostrino con orgoglio, perché l'essere umano è lato oscuro e luminoso, nel quale uno alimenta l'altro. Vorrei la bozza dei pensieri, non la versione riveduta e corretta di quello che passa loro per la mente, lucidata perfettamente perché brilli in quanto condivisa con un pubblico. Vorrei più foto scattate all'insaputa del soggetto e meno selfie, più espressioni vere e meno sorrisi perfetti tutti uguali dietro i quali è evidente la frustrazione.

Siamo pieni fino all'esaurimento di frasi motivazionali che ci ricordano ogni giorno di fare ciò che più ci piace, senza avvederci di ciò che pensano gli altri di noi. Vivi la vita che pensi di meritare, non ti curar di loro ma guarda e passa. Peccato che tutto ciò venga pubblicizzato in un mezzo che fa dell'opinione altrui la sua più grande fonte di energia e che fa si che tutto quello che decidiamo di condividere sia vagliato proprio secondo il giudizio degli altri. Il problema è che a dare un'immagine di noi stessi color bianco candeggina si finisce per vivere la vita che altri soggetti vogliono che viviamo, quasi mai quella che vorremmo realmente. 
Le buone intenzioni sono state la rovina del mondo, diceva Oscar Wilde. I soli che hanno compiuto  qualcosa di rilevante nel mondo sono stati coloro che non avevano nessuna intenzione. Facevano qualcosa perché ci credevano, non dovevano piacere a nessuno, mentre invece oggigiorno siamo circondati da persone che hanno un'esistenza lastricata di buone intenzioni che mai diventeranno reali. Vivono per piacere mostrando la loro  parte "migliore" alla finestra per  nascondere il vuoto pneumatico della loro stanza.
L'illusione di avere una platea alla quale dispensare le nostre opinioni doveva essere un modo per ripagarci del fatto che la maggior parte di noi non ha potuto e voluto dare corpo ai propri sogni e farli diventare realtà. È diventato uno squallido sfoggio di qualcosa in cui non si crede, ma lo si fa perché é quello che il fantomatico pubblico si aspetta. Siamo partiti dal condividere ciò che viviamo a viverlo solo per poterlo condividere. Ma in realtà questo non fa altro che mostrarci come i pagliacci del nostro stesso dolore nascosto, clown con il cuore spezzato che sfoggiano un volto di plastica perennemente sorridente con la morte dietro la maschera, talmente convinti e contenti del nostro naso rosso apprezzato con like, cuoricini ed emoticon che non riusciremmo più a riconoscere il viso che si nasconde dietro di essa, ormai completamente incollato dalla nostra stessa falsità.

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