Sui giovani d'oggi (NON) ci scatarro su


Da giorni leggo con sempre più insistenza un rigurgito di nostalgia da parte di chi, almeno in Italia, vorrebbe la reintroduzione della leva obbligatoria per i ragazzi che dall'adolescenza si affacciano all'età adulta. Secondo coloro che appoggiano il ritorno dell'anno in divisa i giovani di oggi avrebbero bisogno di "farsi le ossa" o "diventare uomini" al freddo di Tarvisio e dintorni invece di passare ore e ore chinati su uno smartphone a vivere sui social network.

In Italia, la leva obbligatoria è stata cancellata nel 2005. Nel resto d’Europa è ancora in vigore in paesi come la Danimarca, l’Estonia, la Finlandia, la Lituania, la Norvegia.
La cosa più paradossale è sempre questa lotta senza quartiere tra generazioni, molto spesso caratterizzata da un'invidia e da un odio che affondano le radici nell'impossibilità di considerare un punto di vista diverso dal nostro.
Avevamo ragione a 18 anni quando criticavamo una persona anziana che ci allarmava sul fatto che il mondo stesse andando allo scatafascio;
avevamo ragione a 25 anni quando guardavamo con disprezzo e superiorità uno dei nostri amici diventare padre giurando che noi non saremmo mai stati così stupidi da passare una vita di notti insonni, a sopportare mocciosi piangendo e pannolini ripieni di merda;
avevamo ragione a 35 anni spingendo un passeggino con un bambino dentro, disprezzando il single che di pargoli non ne voleva  proprio sapere, additandolo come un disadattato, "perché tanto prima o poi anche lui ci cascherà" e sperando segretamente che anche lui cadesse in tentazione per ritrovarlo al parco con la prole e potergli affermare il più classico "te l'avevo detto".
Abbiamo ragione (si fa per dire) a 40 anni nel disprezzare un ventenne che non ha l'obbligo di una leva militare, invidiando a morte la sua libertà e a malapena ricordandoci che anche noi, che il militare dovevamo farlo, cercavamo ogni escamotage per scamparci un anno completamente inutile.

Certo, diremo anche che l'imposizione di regole e la mancanza di alternative facevano abbassare la testa (oltre che la cresta) alle reclute, facendole tornare a casa dopo dodici mesi con un livello più alto di sopportazione del freddo e con un'incredibile abilità nel distendere le lenzuola e le coperte del letto (al netto del nonnismo subìto e fatto subire a sua volta ai nuovi arrivati).
"I giovani di oggi (millenials) sono più rincoglioniti di quelli della passata generazione (detta anche generazione X) " è la classica frase di chi aziona solo la leva della nostalgia e della frustrazione quando usa la materia grigia di cui dispone. Per loro il passato è rassicurante come una borsa d'acqua calda d'inverno e il futuro ha sempre le sembianze di un demonio con le zanne mimetizzate nello schermo di uno smartphone. Difficilmente si vogliono rendere conto che il mondo è già da tempo in una nuova era, che la tecnologia volenti o nolenti è parte integrante delle nostre vite e questo nonostante passino il 99% del loro tempo libero chinati su un telefono a invidare la vita altrui su un social network.
Nell'era tecnologica anche le guerre vengono combattute con armi diverse e un hacker risulta sempre più il generale 2.0, ma senza scomodare la politica estera, basta aprire Youtube per capire che i canali più influenti del mondo sono appannaggio di diciotto-ventenni. Questo vuol dire solo una cosa: che i giovani che tanto vengono considerati automi, ai quali tutto è dovuto, che non sanno lavarsi le mutande senza la mamma, che senza qualcuno che faccia loro da balia sono destinati a scontrarsi con la dura realtà del mondo del lavoro, sono gli unici che stanno capendo come rivoluzionare il mondo del lavoro stesso. Mentre passiamo il nostro tempo ad aspettare che si accenda la luce rossa del nostro personale pianeta virtuale, l'automazione ci sta spingendo inesorabilmente verso l'annullamento di domanda della forza lavoro. Le menti più illuminate della Terra sono impegnate per farci stare il più possibile in rete a cliccare, ad aumentare le visualizzazioni di questo o di quel contenuto e l'unica maniera per non limitarci a subirne l'effetto è diventare parte in causa, spremendo le nostre meningi per avere un'idea che ci permetta di guadagnare stando ore sul web, diventando così consumatori e fruitori delle intuizioni altrui e commercianti delle nostre.
Un recente studio americano ha rivelato come la popolazione mondiale stia in media cinque ore al giorno sulle reti sociali. Tutti, non solo i giovani. E la stragrande maggioranza del tempo occupato online non è impiegato a sviluppare idee ma esclusivamente alla ricerca dell'ultimo scoop che riguarda qualche pseudoamico conosciuto di sfuggita e che sostanzialmente ci è pure antipatico.
I giovani d'oggi sono praticamente nati con un tablet in mano e hanno le sinapsi ben più allenate di un quarantenne novizio della rete. Non tutti ovviamente, perché non si può neppure immaginare una generazione di geni del web, ma quello che si può auspicare è che i diciottenni trasformino il concetto stesso di lavoro. In un mondo nel quale la domanda è sempre più online, è naturale che le nuove leve si preparino quasi prevalentemente a soddisfare con un'offerta che passi dai canali Youtube, pensando a idee che soddisfino dall'esigenza più frivola a quella più elaborata. Ci sono perfetti signor nessuno sul web che con l'idea più banale hanno un bacino d'utenza degno di un calciatore del Real Madrid e guadagnano in un mese quello che la maggior parte dei trenta-quarantenni che li insultano recepiscono in due anni. Il rettore di Harvard ai tempi in cui veniva creato Facebook diceva  che "un giovane al giorno d'oggi se esce da questa università non cerca un lavoro, ma se ne inventa uno, in base al suo potenziale e alla sua immaginazione". Laureati o no, molti giovani hanno già capito che è più redditizio far lavorare il cervello con un'idea che le braccia facendo intascare il frutto dei loro sforzi a qualcun altro. Ed è questa la cosa che risulta più insopportabile a una persona della generazione X, che pensava davvero di cambiare il mondo indossando una divisa militare, soffrendo il freddo di Tarvisio convinto che questo l'avrebbe fatto diventare più uomo, imparando a sparare con un fucile e a rifare un letto. Nel frattempo il mondo gli è cambiato sotto gli occhi e adesso l'unica cosa che vuole è far buttare nel cesso un anno di vita agli altri esattamente com'è successo a lui.

In conclusione i giovani d'oggi sono rincoglioniti? Può darsi, anche perché non tutti diventeranno star su Youtube, ma lo sono esattamente come lo eravamo noi a sedici anni con mezzi e potenzialità totalmente a loro favore (per colpa o merito nostro che quelle potenzialità le abbiamo inventate).
Del resto noi a sedici anni passavamo ore e ore sul Sega Mega Drive e sul Sega Master System, bigiavamo la  scuola, umiliavamo i primini con puri atti di bullismo coprendoli di firme a San Firmino e potrei continuare fino a domani con le coglionate delle quali eravamo capaci.
Ma possiamo anche continuare a dire che si stava meglio quando si stava peggio, o l'ormai classico Ma che ne sanno i Duemila, rimpiangendo il Festivalbar, il Karaoke, il walkman e le musicassette, ma da fuori saremo sempre visti come la nonna che dispensava perle di saggezza e della quale ci burlavamo appena scompariva dalla nostra vista.

Comentarios

Zangi dijo…
No dovrei dire troppa roba Ale! Sono troppo logorroico. Comunque i gagni di oggi tarano le loro vite su un mondo in cui ha vinto la cultura USA!! Siamo quello che abbiamo, loro sono solo più adatti a competere in questo mondo. Ma non ci vedo nulla di troppo aulico in tutto ciò. Anzi. Ciao Ale! Alla grande e ROCK AND ROOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOLLLLLLLLLLLLL!!!!!
Alessandro Cona dijo…
No, niente di aulico, sono d'accordo. Solo la realtà dei fatti. Rock'n Roll Simo!

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