Una giornata da hater




Sono le 6,50 del mattino e la tapparella rotta della finestra che si affaccia sui tetti della mia città mi ricorda un giorno di più la mia pigrizia, senza la quale avrei già alzato il culo dal letto e l'avrei fatta sistemare, sopportando invece il sole che picchia già forte proprio sul mio cuscino. 
Potrei anche andare in bagno prima o dare un bacio a quella disgraziata che divide il letto con me ogni notte, ma prima c'è il telefono sul comodino da controllare. Ogni sera, quando mi corico, lo sistemo sempre con lo schermo verso il basso, in maniera tale da non farmi disturbare il sonno. Mi basta questo gesto per sentirmi libero dalla schiavitù tecnologica. In realtà sono cosciente che dal numero di notifiche ricevute su Whatsapp e Facebook dipenderà il mio umore per il resto della giornata e la quantità di odio gratuito riversato sugli altri. 
Ecco, come non detto: tre striminziti messaggi che non smuovono per nulla i miei equilibri. Un amico che mi racconta le sue avventure amorose (chi gliel'ha chieste soprattutto), un gruppo creato da chissacchì al quale voglio far vincere il record di messaggi non letti e una chat lavorativa che non posso permettermi di cancellare.
Si prospetta quindi una lunga giornata di odio dispensato dalla mia comoda postazione privilegiata, dalla quale poter giudicare il mondo intero e sostanzialmente sciorinare opinioni che nessuno mi ha chiesto su qualsiasi tema. Del resto se tutti, ma proprio tutti, dicono la loro, che problema ho io per non farlo?
La homepage di Facebook somiglia sempre di più a una discarica, fatta di post inutili, immagini imbarazzanti, link a fake news alle quali non crederebbe neppure Topolino (ma che invece vengono condivise al punto da essere riprese da testate giornalistiche cosiddette serie), mentre io con il mio post di opinione sull'automiglioramento personale avrò raccimolato la miseria di quattro like, tre dei quali di due pseudoamici mai visti prima che cliccano mi piace indistintamente su tutto. 
Scorro la pagina iniziale del social in maniera compulsiva, come un barbone che rovista nella mondezza per cercare qualcosa di utile tra i rifiuti. Mi imbatto in un grillino deviato mentalmente che dopo la sua trita e ritrita offensiva contro i politici disonesti chiude il suo intervento con l'ormai mitico SVEGLIA! Chissà per quanti anni ha dormito lui penso, o in che letargo è finito per bersi le balle di un comico con aspirazioni da dittatore. Ma qualcuno gliel'ha detto che dopo la mossa di consegnarsi alla Padania sono condannati all'irrilevanza? Glielo dico io per sicurezza, sfoderando la mia dialettica democristiana affinata negli anni successivi a quando anch'io credevo alle stesse cose, ma questo è meglio non scriverlo nel commento al veleno a lui riservato. Condividi se sei incazzato, leggo scritto a piè post. Certo, come no? Così tu guadagni clic, like e condivisioni sui gonzi che si incazzano per le ovvietà.
 Meglio andare avanti. Il post successivo è di una persona che sbraita contro il decreto che obbliga la vaccinazione dei bambini per iscriverli a scuola. Avete fatto talmente tanta confusione che non si capisce più nulla. Il paradosso è che esiste chi falsifica i documenti per poter fare entrare i propri figli a scuola. Disobbedienza civile o incivile a seconda delle curve da stadio che sono diventati i due schieramenti. Ho sempre creduto nella scienza e quindi forse vaccinerei i miei figli, ma sono felice di non averne e non prendermi pilatescamente responsabilità. Tendenzialmente però i numeri hanno quasi sempre ragione. Se su 1000 vaccinati 10 hanno effetti collaterali bisogna considerare i 990 casi nei quali non è successo nulla. Se un aereo precipita per un problema di fabbrica forse smettiamo tutti di volare? Se tutti allacciassero la cintura in automobile sapendo che così si salvano la vita non ci sarebbe bisogno dell'obbligo di  allacciarla e la conseguente  multa.  Scorro i commenti e sembrano tutti medici laureati, sciorinano termini come esavalente, acronimi come MPR, senza avere la minima idea di quello che dicono. A dire il vero neppure io ne so nulla, ma è così bello vedere litigare gli stupidi, tanto che mi prendo la briga di leggere tutta la conversazione dall'inizio e alla fine mi stanno sul cazzo sia i pro-vax che gli anti-vax, indistintamente.  Nemmeno il tempo di finire di leggere i commenti che il no-vax ribatte prontamente alle mie rimostranze: "Sei un servo di Big Pharma", mi scrive, "sicuramente ti hanno pagato per sparare queste nefandezze". E conclude la sua missiva con una serie di link improbabili trovati nella biblioteca dell'università di Google nella quale si è laureato.
Ha ragione: mi pagano per scrivere, per sfortuna non mi pagano per scrivere a lui, altrimenti sarei già milionario con tutti i commenti che gli riverserei addosso.  Ecco. Toglierei l'obbligo dei vaccini solo per far ammalare i loro figli e non farli più riprodurre. Questo penso, ma non glielo scrivo: non ho voglia di contare minacce di morte di prima mattina.
Ho voglia di una robusta colazione e il successivo post sembra fatto apposta. Colazione americana con uova, bacon, succo d'arancia e ogni tipo di prelibatezza onnivora. I commenti in questo caso, come prevedibile, arrivano fino alle minacce fisiche da una stuoia di vegani inferociti, per il malcapitato che voleva solo far vedere quello che mangiava. Anche lui se la va a cercare penso, con una miriade di hashtag assolutamente inutili tipo #foodporn, #followme, #likeforlike, #picoftheday #instafood  #instaday dei quali ignora il significato e il perché collocarli nella didascalia dell'immagine. Pensa all'animale che ha sofferto perché tu potessi avere la sua pancetta sotto i denti, VERGOGNA! Non capisco come tu faccia a mangiare un cadavere e poi guardarti allo specchio! Questa volta non posso non dire la mia, inserendomi nel discorso a difesa dell'onnivoro autore del post. Ma perché non pensate a quello che mangiate invece di ammorbare il prossimo con la vostra verità rivelata? La risposta di uno dei nazivegani è sconcertante. Mi augura la morte e spera in un terremoto che spazzi via il Paese dove vivo solo perché è tra i produttori di carne più importanti del mondo. Chiude il post con un "il rapporto che hai con gli animali ti qualifica come persona". Penso a Hitler che era vegetariano, sorrido e invece delle solite uova strapazzate mi concedo un panino al salame per colazione. Quasi non ricordavo più il mio periodo vegetariano nel quale mi scagliavo contro l'ipocrisia di chi mangiava carne di maiale trattando il cagnolino meglio di un figlio. Acqua passata, finita quando un hot dog con maionese e ketchup mi tentò durante un viaggio.
Mentre finisco di mangiare sparo due/tre commenti a casaccio su altrettanti post, giusto per poter tornare dalla doccia con la notifica accesa di Facebook per le sicure risposte che arriveranno. Niente da fare, non è la mia giornata. Solo uno sconosciuto che ha messo un like a uno dei miei commenti senza continuare la discussione. Del resto l'argomento era la grammatica, che pare diventata un optional sui social. Io stavo solo sottolineando che i tre puntini di sospensione non si usano a casaccio, mi aspettavo una risposta sgrammaticata da parte dell'autore del post per inveire ulteriormente, ma invece niente. Devo andare avanti nel mio proposito di ripulire i social da tanta sporcizia.
Fermo!
Questo devo commentarlo per forza: se c'è una cosa che mi provoca un'ulcera nervosa è qualcuno che scrive in dialetto. Il commento in questione poi è riferito a un gay (un frocio, ma non diciamolo forte o si offende) che pubblica una foto di sé completamente nudo facendo il pieno di like e cuoricini da parte delle sue "amiche". Sì, perché c'è un'altra cosa che non sopporto: gli omosessuali (non uso termini medici direbbe Feltri, quindi bulicci diremmo a Genova) che parlano tra di loro come se fossero donne. 
Ma io non ho niente contro i gay, ho anche amici gay (quante volte l'avrete sentita questa? È della stessa risma di Non sono razzista ma...) E poi andate a cercarvi i film trash anni 80-90, sono un tripudio di frocio, ricchione, culattone, eppure nessuno gridava allo scandalo.
Il post seguente mancava da un po': è un utente incazzato con il mondo che ha scritto una lunga lettera d'addio ai suoi amici virtuali, dicendo che a giorni chiuderà il suo profilo, perché vuole vivere una vita reale e non vuole più confondersi con gli automi che passano il loro tempo su Facebook. E cos'hai fatto fino a questo momento? Gli commento provocatoriamente. Non risponderà mai più, dato che di lì a poco chiuderà i battenti. Che idiota, penso. Tornerà tra pochi mesi pentito, giustificandosi con il fatto che senza Facebook non può più comunicare con l'amico di sbronze conosciuto una notte d'inverno che adesso si è trasferito a Beirut o non può più sapere che fine ha fatto una donna con la quale ha avuto un'avventura fugace prima di andare a vivere nelle Filippine. La maggior parte di quelli che hanno bloccato il loro account sono tornati sui propri passi. L'ho fatto anch'io del resto, annunciandolo con le fanfare per poi ritornare mestamente dopo 6 mesi. Ma questo teniamocelo per noi. Il tempo di ricevere un paio di insulti sulla mia pagina da un omosessuale (vedi Feltri) per il post di prima e di bloccarlo immediatamente (perché my home my rules) e andiamo avanti. Anche perché solo io posso permettermi il lusso di criticare a destra e manca (e ovviamente gridare alla mancanza di libertà di espressione dopo essere stato bannato).
Da quando Ronaldo è passato alla Juventus il fatto che la squadra vinca o perda è diventato irrilevante. Tutti si chiedono perché CR7, con quello che è costato, non abbia già fatto 15 gol in 3 partite. C'è una cosa che mi indispone ancora di più dei commenti in dialetto e degli antivax o i provax inferociti: sono quelli che criticano i calciatori perché inseguono una palla su un campo e trovano anche chi paga loro milioni per farlo. A quel punto scatta la mia intolleranza per i demagoghi da due soldi e penso a una pagina storica della tv trash anni 90,  con un trio delle meraviglie formato da Vittorio Sgarbi e Maurizio Mosca e Squitieri. Durante una puntata del Processo di Biscardi, Sgarbi spiegava che un calciatore produce un'emozione che è pari a quella di un artista e nessuno si stupisce che Picasso sia miliardario. Ormai quando qualcuno si lamenta degli stipendi faraonici delle star dello sport copio e incollo selvaggiamente quell'intervento, che mi sembra sempre la migliore delle risposte. 
Il post successivo è semplice da commentare: ma possibile che nell'anno 2018 dell'era cristiana ci sia qualcuno che scatti ancora immagini di pessima qualità? Lo faccio notare a una disgraziata che posta alcune foto della sua nottata folle in discoteca, che sembrano scattate da dentro una caverna. E compratelo un telefono no? No, dato che queste persone sono contro la tecnologia, contro gli iphone, e  spiegano celermente la loro posizione contraria al futuro direttamente da un social network. Valli a capire.

Il tempo di rendermi conto che è già ora di pranzo e mi imbatto nella reazione di una collega a un post di Selvaggia Lucarelli. Ma dico io: ma si può dare credito a una come Selvaggia Lucarelli? Tanto più che la mia amica impegnata commenta l'ennesima sua invettiva contro qualcuno solo per farsi rispondere da un vip e avere il suo momento di popolarità riflesso da cristallizzare dentro uno screenshot dello schermo. Poi penso che pagherei oro per avere tutto il suo seguito, non volendo ammettere che sono d'accordo con quasi tutto quello che scrive, perché ha la stessa spocchia e arroganza che vorrei avere anch'io, a parte quando si lamenta del fatto che le urlino "troia" dal finestrino dell'automobile solo in quanto donna. 
Ecco: non è un caso che il post successivo sia di una femminista che blatera di come le donne siano sottopagate rispetto agli uomini e che il mondo sarebbe un posto migliore se ai posti di comando ci fossero solo loro. Dillo agli argentini con la Kirshner, ai brasiliani con la Rousseff condannata per corruzione o a Theresa May che ancora non ha capito da che parte si entra a Downing Street. Per gente come questa disperata un complimento è diventato automaticamente stalking, gli uomini andrebbero evirati tutti e le donne potrebbero far diventare il mondo un'enorme prigione lesbica in stile Orange is The New Black. Sto per scaricare su di lei tutta la mia misoginia, quando mi ricordo che una delle mie migliori amiche è una femminista convinta e che non ho voglia di trovarmela sotto casa con una schiera di colleghe inferocite nel tentativo di tagliarmi le palle. 
Andiamo avanti. Serena Williams è la protagonista del prossimo post, dato che ha scoperto di non poter spaccare racchette e insultare gli arbitri senza essere penalizzata perché lei è una donna. Peccato che chi condivide la sua sfuriata sia d'accordo con lei, vedendola come la nuova paladina dei diritti della casta rosa. Del resto dopo che Asia Argento è stata trasformata nel diavolo per aver provocato un'erezione contro la propria volontà a un ragazzino di 17 anni (e sappiamo quanto sia difficile eccitarsi a quell'età), ci vuole un altro punto di riferimento per il #metoo. Il mio commento distrugge Serena Williams perché ha sbagliato, solo per quello, peccato che l'autore del post individua in me un misogino razzista. "Non diresti quello che hai detto se la Williams non fosse nera". Gli posto un Gif di uno striscione della curva juventina contro Balotelli (quando ancora era un giocatore, non adesso che corre meno di mio padre pensionato) "Balotelli non farti illusioni, anche bianco ci staresti sui coglioni". Ma continuare a dare corda a questo fanatico mi farebbe perdere di vista tante altre cose interessanti che sto notando nei feed. Come il solito razzista che ha aperto Facebook da una settimana, preda facile per chi ancora dispensa bufale sugli immigrati che rifiutano l'albergo a quattro stelle perché non ha la piscina, sui rifugiati della Diciotti che hanno organizzato una rapina appena scappati dal centro di accoglienza o su un eroico cittadino con cranio pelato e svastica sul petto che ha tagliato i testicoli a un africano mentre questi cercava di stuprare una bambina. Il mondo non avrebbe confini se fosse per me, scrivo all'autore del post, ma è tutta retorica. Alla fine in fondo anch'io penso che i cinesi puzzino di curry e involtino primavera, che i negri (volutamente con la g, dato che neri non significa nulla ed è un retaggio del politically correct) abbiano un odore talmente  forte da celarlo dietro litri di profumo (poco importa se anch'io ho avuto un paio di ragazze di colore) e che i latinoamericani mi stiano sulle scatole perché imparano a ballare in fasce mentre io dopo cinque anni in sud america non riesco ancora a mettere insieme due passi di salsa.

Adesso però mi prendo una pausa: ho l'insegnante di yoga che mi aspetta. Basterà un'ora di lezione e mi sentirò più buono con il mondo. Giusto il tempo di riaprire la fogna virtuale ed essere invaso dall'odore pestilenziale che trasuda dagli abitanti dei social.
Aspettando il prossimo crollo di un ponte, per riscoprire l'ingegnere che è in noi, la prossima sconfitta della Nazionale per dare adito a milioni di allenatori che non si sa come nel loro tempo libero fanno i tassisti o a qualche salviniano che incolpa la Boldrini e la sua politica di invasione dell'inconsistenza degli Azzurri. Aspettando il prossimo attentato terroristico in Europa per poter riscoprire le migliaia di esperti di politica estera e quelli che vogliono chiudere le frontiere dei Paesi, delle regioni, ripristinare le mura nelle città con i ponti levatoi e mettere un poliziotto a guardia della loro casa miserabile. Meglio se con una pistola sotto il cuscino perché non si sa mai.
Tanto ormai sui social network conta quello che urla più forte, chi la spara più grossa e chi scrive per il mero gusto di fare polemica.
Del resto, secondo voi, per quale altro motivo avrei scritto questo post?




Comentarios

Anónimo dijo…
Gran post
Anónimo dijo…
io odio gli hater
Anónimo dijo…
Razzista di merda
Alessandro Cona dijo…
Togliti il cappello, fammi vedere le corna. Vieni qua!

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