C'è emigrazione ed emigrazione




La tragedia del palazzo in fiamme a Londra di qualche giorno fa è stata sconvolgente, ma molti intelligentoni l'hanno fatta diventare un caso politico, parlando ovviamente dei due sfortunati ragazzi italiani che sono morti nell'incendio. Ho sentito incolpare lo Stato italiano della loro morte e se non ci fosse da piangere certi commenti farebbero davvero sbellicare dalle risate. Vivo praticamente da cinque anni e mezzo all'estero, un anno in California,  quattro anni in Sud America e onestamente inizio ad averne le palle piene di sentire parlare degli italiani come disperati costretti all'espatrio da uno Stato aguzzino. Negare i problemi di inserimento nel mondo del lavoro per i giovani in Italia sarebbe come nascondere la polvere sotto il tappeto, ma incolpare il governo italiano per un incidente che ha coinvolto due emigrati italiani all'estero rasenta il ridicolo. Gloria e Marco sono morti per una terribile fatalità in una città che avevano scelto perché avevano ambizioni lavorative legittime. A quanto si è capito erano assolutamente felici di vivere a Londra. Non sono andati in una zona di guerra consci che rischiavano la vita, anche se le grandi città europee sembrano sempre più pericolose ogni giorno di più. 
Bisogna però mettere in chiaro una volta per tutte che la maggior parte degli emigrati italiani scelgono di fare un’esperienza all’estero per crescere, maturare, conoscere, confrontarsi, capire i propri limiti e superarli. Altri scelgono di andare all’estero per emanciparsi dal loro ambiente provinciale, altri perché si sentono cittadini europei e non solo italiani e quindi vivere a Parigi, Londra, Barcellona o Roma è come vivere sotto lo stesso tetto. 
Non scappano da nessuna guerra, non approdano sulle coste americane o nord europee su un barcone e  l'Italia stessa con tutti i suoi problemi è un punto di passaggio per molti europei e americani,  che arrivano da realtà anche più ricche ma che vogliono studiare in Italia attratti dalla cultura e dalla bellezza sconfinata dello Stivale.  
Qualche giorno fa ho avuto una conversazione con un barista venezuelano che da un anno vive a Quito in Ecuador, come tantissimi suoi connazionali che stanno scappando da una dittatura che ormai non si disturba neppure a mettere la maschera della democrazia. Ho conosciuto più venezuelani in Ecuador da quando sono tornato da queste parti cinque mesi fa di quanti ne avessi conosciuti nel loro paese quando ci sono stato personalmente. La maggior parte di loro fa lavori umili, tornerebbe ben volentieri in patria se cambiasse il quadro politico, cosa ben difficile fino a quando le forze armate saranno al soldo di Maduro e molti altri hanno una particolare abilità come barbieri. Nelle barberie di Cuenca il 90% dei ragazzi che vi lavorano arrivano dal Venezuela.  Il barista in questione mi racconta che l'anno prima di decidere di evadere dal suo paese è stato rapinato tredici volte. Tredici volte! 
Direi che c'è una leggerissima differenza tra chi scappa da un paese sull'orlo della guerra civile e chi va via da casa sua perché non trova un lavoro o perché ha delle ambizioni semplicemente diverse da chi rimane in patria. Sono stato per mesi lo scorso anno in Italia e una cosa non cambierà mai nelle attitudini di chi ci vive: si pensa sempre e comunque che l'erba del vicino sia sempre la più verde. Solo l'erba, perché il vicino viene sempre visto con quel tocco di superiorità come se essere italiani sia un merito di per sé. Gli italiani sono sempre i migliori, ma di solito chi lo pensa non è mai uscito dai confini italici se non per due settimane di vacanze a Zanzibar. Ma siccome l'erba del vicino è sempre la più verde, cosa c'entra il governo italiano se quell'erba va in fiamme per un incendio accidentale?
Ho visto gli inglesi protestare contro il primo ministro per via della tragedia, come se il premier di un paese dovesse sapere come funziona la coibentazione di tutti i grattacieli della capitale. Siamo al ridicolo. Ormai ragioniamo con la pancia invece che con la testa e ce la prendiamo con il potente per partito preso. La colpa della morte di Gloria e Marco non è del governo, della disoccupazione o del bisogno di scappare, nonostante non si possa dire che chi comanda faccia qualcosa di particolare per convincere i giovani a restare.  Ma la maggior parte dei giovani va via perché oramai viaggiare è una sfida del tutto accessibile e praticabile, le distanze si sono rimpicciolite in maniera esponenziale e uscire dal proprio guscio è, oltre che stimolante, fondamentale per parlare più lingue, per aprirsi al mondo, per considerare le diversità un vantaggio e non una minaccia, perché andiamo sempre più verso una società multiculturale nonostante negli Usa abbiano votato chi rifiuta accordi climatici fondamentali per il futuro e pensa a costruire muri invece che ponti,  nonostante in Italia diano credito a chi considera lo Ius Soli una minaccia e non un semplice segno dei tempi. Di disgrazie ne capitano purtroppo in quantità industriale a Londra come a Berlino, a Parigi come a Bogotà, a Roma come a Los Angeles, ma se domani dovesse succedermi qualcosa di drammatico per una casualità fatemi il favore di non dare la colpa al governo italiano, a Dio, alla Madonna o a Jodie Foster, dicendo che è  colpa loro se non sono rimasto a vivere in Italia e sono venuto da questa parte del mondo, come se l'Italia fosse immune dagli incidenti e fosse un'isola felice. Non può essere un'isola felice solo quando vi fa comodo per trovare un colpevole anche quando non esiste. Sarebbe come cercare un fantasma in una casa nella quale non è mai morto nessuno.

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