100! Tutto quello che è rimasto fuori in 2 anni e mezzo di Centro/Sud America


E così sono arrivato a 100. Non a cent'anni, semplicemente a 100 post su questo blog in due anni e mezzo esatti. La nascita di questo blog è avvenuta ovviamente molto prima della sua messa online e coincide con un periodo cruciale della mia vita, dove le mie certezze sono state messe in discussione una dopo l'altra.
Per celebrare la ricorrenza vorrei copiare spudoratamente il mio fumetto preferito Dylan Dog e utilizzare il numero tondo per voltare lo sguardo indietro, raccontando senza filtri le cose più strane che mi sono successe da quando ho messo piede per la prima volta in America Latina.

Questo capitolo altro non è che il sequel di tutti gli aneddoti già raccontati in questo post  (Due anni con il sole allo Zenit) che vi invito a leggere se ve lo siete perso.


 Zero spagnolo, tanta indecisione, paura di aver fatto uno di quei salti nel buio dal quale non si può più tornare indietro, ansia, instabilità mentale. Tutte sensazioni arginate solo in parte dal fatto che mi stessi addentrando in questa avventura con una persona fidata che già aveva fatto qualcosa del genere.
Non starò qui però a ripercorrere mentalmente gli aspetti negativi, quanto alcune tra le cose più strane, strambe, insulse, senza senso e proprio per questo meritevoli di essere vissute appieno, che mi sono capitate negli ultimi 30 mesi.

Ne ho selezionate solo alcune ovviamente. Potevano essere molte di più e chissà che un giorno non mi ritroverò a scriverle, unite a quelle che inevitabilmente mi continueranno a capitare in futuro.

Eccole in ordine rigorosamente sparso.


TAXI ABUSIVI

Arrivato a Quito alle 11 di sera, dopo un viaggio sfiancante in autobus, cercai un taxi per recarmi a casa di un'amica, che viveva in uno dei quartieri più pericolosi di tutta la capitale. Uscito dal terminal terrestre mi si affiancò un signore che diceva di essere un tassista e mi convinse a portarmi a destinazione per una decina di dollari. Mentre ci incamminavamo verso la sua automobile, ci rendemmo conto che ci stava inseguendo un altro individuo, che affermava di essere un tassista ufficiale, accusandolo di rubargli indebitamente il mestiere. A riprova di questo l'uomo mi fece notare che l'auto del signore in questione non aveva nessun riconoscimento tipico dei taxi ufficiali. Scoppiò una colluttazione tra i due, e io mi ritrovai in mezzo ai due a dividerli per non far degenerare le cose. Ad un tratto il tassista ufficiale mi guardò e mi disse: "Haz lo que te da la puta ganas! augurandomi di ritrovarmi a pezzettini nel baule di qualche automobile. Effettivamente stavo salendo su un taxi abusivo, con l'autista che mi costrinse praticamente a fare una foto alla sua targa, per avere la massima fiducia nel suo lavoro.
Mi immaginai targhe false e intercambiabili alla Diabolik, ma in realtà poche volte ho trovato un tassista così gentile che mi ha portato sicuro a destinazione. Forse perché non era un tassista.


DUE PAROLE STROZZATE IN GOLA

Quando la conobbi mi piacque davvero, tanto da preferirla a una sua amica, nonostante lei a differenza dell'altra fosse già impegnata. Tra di noi scoppio la passione e il cornuto in questione diventò un ronzio in lontananza quasi inascoltabile. Lei viveva in Venezuela e io stavo viaggiando, ma ci promettemmo di rivederci in Ecuador, sua terra natia e mi promisi di dirle che ero innamorato di lei quando l'avessi rivista. Passarono settimane, fatte di carteggi online e di dolcezza via web. Il giorno in cui l'avrei rivista si avvicinava a grandi passi e pensai che stessi facendo la cosa giusta, aspettando nel dichiararle apertamente i miei sentimenti, anche perché mi sembrava proprio squallido farlo in una tetra chat biancoblu.
Il giorno arrivò. Ero a Quito, aspettando un suo cenno per recarmi all'aeroporto o dovunque avesse voluto rivedermi. Non arrivò lei. Al suo posto mandò un lungo messaggio dove mi spiegava che appena tornata al suo Paese aveva deciso di ritornare con il suo ragazzo. Il cornuto. O meglio, il cornuto ero diventato io. Cornuto e mazziato. E quelle due paroline mi rimasero strozzate in gola.
Non la rividi più.

ADDESCAMENTO 20ENNI

Quel giorno avevo passato tutta la mattina a cercare tutte le combinazioni possibili su Skyscanner.it per comprare un biglietto aereo e tornare in Italia. Sola andata, ne avevo le palle piene di Cuenca, dei cuencani, dei latini sempre a ritmo e di tutto quello che aveva voluto dire vivere da queste parti. C'entrava una persona ovviamente, ma avevo messo praticamente tutto nel calderone.
Per fortuna uscii di casa e andai a vagare per il centro. Io non sono un fumatore, ma quella volta, scesi dall'autobus, comprai una sigaretta (qui si vendono ancora singolarmente) e mi trascinai verso il fiume che attraversa la città con la mente piena di ombre.
Mi sedetti sul muretto a fissare catatonico l'acqua che scorreva, e solo dopo qualche minuto mi resi conto che non ero solo sulla riva. Lei se ne stava lì, giocando con il suo telefono seduta in una tipica posizione meditativa. Quando i nostri sguardi si incrociarono non esitai un momento. Dovevo rimorchiarla. Per fortuna non avevo davanti una femminista radicale che pensava di essere abbordata per essere stuprata. Andò bene.

SANDWICH UMANO

Due amici mi convinsero a passare una serata in un locale gay di Cuenca. "È divertente dicono, ci facciamo quattro risate e poi l'ambiente è molto gioviale." Decisi di dare loro ascolto, puntualizzando però che io sono molto ben visto dal mondo omosessuale (non scherzo) e che non volevo passare la sera a dover spiegare che fossi capitato lì per sbaglio e che non avevo inclinazioni gay.
"Pura boca" (banfone) mi dissero. Puntualmente passai la sera a respingere più di un uomo che si avvicinava e a fine serata ricevetti la proposta indecente da una coppia gay che voleva fare un sandwich umano con me in mezzo. "Io ve l'avevo detto ma voi non mi credevate", dissi loro. Per lo meno quando vorrò passare dall'altra sponda saprò già dove recarmi.

ATTERRAGGIO D'EMERGENZA

Una volta ho deciso di fare il conto di tutte le volte che sono salito su un aeroplano. Erano tante, ma nonostante questo (e nonostante un tatuaggio sulla spalla che mi ricorda anche l'esperienza da paracadutista), penso seriamente di non aver mai sconfitto del tutto la paura di volare.
Così mi trasformo in un fatalista ogni volta che poggio il mio fondoschiena su un aggeggio volante. Inizio a pensare che effettivamente avrei potuto morire anche in un altra condizione anche se non avessi preso l'aereo che sta volando a 10mila metri di altezza. Quella volta però ne avevo ben donde. Stavo tornando da Città del Messico e l'aereo in questione stava per atterrare a Medellin. Dopo dieci minuti di tentativi, sobbalzi, virate, panico, gente che urlava e dispositivi d'emergenza azionati, il pilota ci rinunciò e dirottò il volo verso Cali. In quei dieci minuti di terrore ho pensato una ad una alle persone che contavano davvero nella mia vita, nessuna esclusa.


LA PRIMA VOLTA NON CONTA

La prima volta che mi disse che m'amava non la contai. Era abbastanza ubriaca sotto le mie lenzuola e le dichiarazioni d'amore pre-orgasmiche non contano. Successe qualche giorno dopo, seduti al bar a bere un caffè. Mi prese il volto tra le mani e me lo ripeté. Io voglio sembrare duro a volte, ma in realtà la cosa mi emozionò al punto da non trattenere le lacrime.
Erano anni che qualcuno non me lo diceva guardandomi negli occhi.


RISSA D'ALTRI TEMPI

Me ne stavo sul lungomare di una piccola e turistica cittadina peruviana con la mia migliore amica, vicino a uno dei tanti locali dove risuonava musica reggaeton a tutto volume. Ridevamo del mio goffo tentativo di ballare, ma di lì a poco successe qualcosa. Una marea umana uscì di corsa dal club davanti al quale eravamo stazionati, come se stesse scappando da un incendio.
Non c'erano fiamme però. Era una gigantesca rissa e in un nano secondo dovemmo scappare dalla furia di una ventina di persone che si erano trasformate in bestie assatanate. Volavano letteralmente sedie e cocci di bottiglia. Finimmo nascosti come topi nell'intercapedine di due edifici, mentre fuori impazzava la guerra mondiale. Solo a Los Angeles avevo visto qualcosa di peggio nella mia vita, ma solo perché lì le armi sono alla portata di tutti...


IL SOGNO DIVENTA INCUBO

È il sogno della maggior parte degli uomini (non fate i puristi, è la verità). Una donna sconosciuta che entra nel cuore della notte nella vostra stanza da letto, vi sveglia e inizia a toccarvi inspiegabilmente.
Questa cosa mi è successa davvero. Me ne stavo addormentato nel mio letto e nella sala della casa ecuadoriana in condivisione stava impazzando una festa. Il suono dello scatto della serratura mi destò e nella penombra spuntò una figura femminile che per una ragione a me sconosciuta, si accomodò nel mio letto e si sistemò tra le mie braccia. Non sapevo chi diavolo fosse ed ero convinto che avesse sbagliato stanza in preda ai fumi dell'alcol. Dato il buio pesto non riuscivo a vederla in faccia e avrebbe potuto essere bellissima, un cofano o un travestito. Non potevo saperlo, ma in quel momento la situazione mi parve dannatamente eccitante. Peccato che proprio sul più bello, la ragazza in questione mi diede le spalle per vomitare l'anima sul mio pavimento. Solo allora si rese conto che era nel posto sbagliato e se ne andò. E a me toccò pure pulire la sua merda.


TUTTO CHIACCHIERE E DISTINTIVO

Erano dieci giorni che io e la mia compagna di viaggio stazionavamo nella casa di Bogotà di una giovane fanciulla. Quella sera però, alla festa d'addio di una sua coinquilina, si presentò con un vestito così succinto che persi la testa. Passai tutta la sera a guardare lei, voltarmi verso la mia amica facendo commenti da camerata irripetibili, mentre bevevo, bevevo, bevevo, bevevo. E più bevevo e più commentavo, ma di passare all'azione non se ne parlò. Crollai esanime vittima della mia stupidità.


GRIGNANI È UN BARBONE

Avevo timore di Medellin, per via della storia di Pablo Escobar, per tutta una serie di racconti che avevo sentito, anche se ero attratto da quello che avevo letto in termini di sviluppo. La paura si dissolse grazie a un pittore pazzo che ci ospitò per dieci giorni. La prima notte finimmo ad abbaiare canzonacce in un parco del centro città, insieme ad alcuni barboni del luogo. Lo ammetto: quando uno di loro partì suonando la versione spagnola di una canzone di Grignani, io non resistetti e gli feci il coro con la versione italiana. Una roba da dimenticare. Soprattutto perché ricordavo benissimo il testo.

ODORI MOLESTI

Non era certo il non plus ultra delle colombiane ma loro sono famose per essere tra le più fighe sulla Terra. Ma in quel periodo era tempo di "vacche magre" e quindi avrebbe anche potuto funzionare, al massimo per una notte. Ci ritrovammo a ballare in uno squallido locale del centro di Medellin, mentre il suo amico (il pittore pazzo di cui sopra) ci provava inutilmente con la mia migliore amica. 
Lei voleva insegnarmi la salsa (ci hanno provato decine di persone in due anni, non ce l'ha fatta nessuno), ma ballandoci insieme mi resi conto dell'olezzo che proveniva dalle sue ascelle. Non potevo resistere. Dovevo andarmene. 

IL FALSARIO

Quando ci siamo congedati da Medellin, il pittore pazzo non era in casa e mi doveva tipo 30mila pesos colombiani. Nel fare le valigie mi resi conto che c'erano dei soldi sulla scrivania e presi quello che mi spettava meccanicamente, pensando fossero i miei. 
Non lo erano e lo venni a sapere quando lo avvisai telefonicamente. Avevo appena pagato il biglietto per andare a Cali con tutti quei soldi. Peccato che fossero falsi.


LE BALLERINE NO!

La aspettavo da settimane, più o meno da quando avevo lasciato la scuola dove stavo alloggiando a Caracas. Si presento tutta di bianco vestita, ma con un paio di ballerine che l'avrei rispedita a Caracas a calci in culo. Resistetti alla tentazione.

MENAGE A QUATRE

Dovevo tornare in Ecuador per una settimana, mettere un timbro di uscita e di entrata dalla Colombia e ritornare a Bogotà, dove stavo vivendo da oltre tre mesi. Avevo promesso alla ragazza con la quale stavo uscendo in quel momento che sarei tornato presto e che non avrei rivisto la mia ex ecuadoriana. In cuor mio sapevo che non era così ed ero troppo curioso di provare l'effetto che mi faceva rivederla, dato che ci eravamo lasciati praticamente via Skype. Una settimana si raddoppiò ben presto dal momento in cui non appena la vidi mi resi conto che ne ero ancora innamorato. Lei però era prontamente tornata con il vecchio fidanzato e approfittai di una crepa nel loro rapporto per infilare un piede tra l'uscio e la porta e mettere tutto in totale confusione. Per una settimana vissi come se non avessi resistito un minuto di più senza stare con lei. Doveva lasciare il fidanzato e rimettersi con me. Non avrei accettato un rifiuto. Sapevo però che avrei dovuto far ritorno in Colombia, a meno che lei non avesse deciso di ripartire con me.
Quando tutto sembrava presagire un addio, mi chiamò dicendomi che non sapeva cosa avrebbe combinato della sua esistenza, ma che non sarebbe tornata con lui. Mi si aprì un'autostrada, tanto da convincerla a ripartire con me alla volta della Colombia, fare un viaggio insieme, recuperare le mie cose a Bogotà e tornare a vivere in Ecuador. Il piano era perfetto e sembrava funzionare tutto alla grande. Dopo una settimana, lei manifestò l'esigenza di controllare le mie chat su Skype, c'era qualcosa che non le tornava. Le dissi di sì distrattamente, dimenticandomi che prima di rivederla avevo avuto pur sempre un'altra relazione che non avevo chiuso completamente. Quello che lesse fu abbastanza da mandarmi al diavolo, prendere il primo autobus per la frontiera e lasciarmi prigioniero dei miei sensi di colpa. La rividi qualche settimana dopo, dato che ormai non avrei più vissuto a Bogotà senza la possibilità di rivederla. Si convinse a passarci sopra e a perdonare la mia leggerezza, ma durò poco.
C'era un altro messaggio dimenticato su Whatsapp che mi avrebbe tradito un'altra volta.




TRASPORTI VENEZUELANI

Stavamo andando verso il sud venezuelano da Caracas e il viaggio di per sé si preannunciava come un'Odissea. Inoltre la fama degli autobus notturni venezuelani non era proprio il massimo. Si vociferava di assalti armati da parte di squadre di malandros e qualsiasi cosa del genere potesse scoraggiare due viaggiatori stranieri. In realtà l'autobus si fermò a metà strada per un altro motivo. Stava perdendo una ruota dato che erano saltati i bulloni e l'autista fu costretto a sostare per oltre due ore, dato che per un motivo che onestamente non ricordo più, trovare bulloni nel Paese era più difficile che comprare carta igienica al supermercato (e la carta igienica in Venezuela è oro colato ormai).
La cosa più pittoresca fu la reazione dei passeggeri. Alcune signore in là con l'età si fecero aprire il portabagagli per estrarre alcune sedie di plastica, con le quali si sedettero tranquillamente sul ciglio della strada, beate come se già fossero arrivate a destinazione e come se il viaggio non contasse più nulla.

L'AVREI ACCOMPAGNATA ANCHE ALL'INFERNO

Quando si ha interesse per qualcuno lo si dimostra con i fatti, dicono in molti, e come si fa a dare loro torto? Questa giovincella che frequentava la scuola nella quale ero ospite mi piaceva così tanto che quando mi chiese di accompagnarla alla farmacia, situata nel quartiere più pericoloso di tutta Caracas, e quindi di tutto il Venezuela, e quindi di tutto il mondo, non esitai un attimo. Era un pretesto per poter stare finalmente da soli, lontani da conservatori occhi indiscreti situati dappertutto nel campus. Il colpo di genio però, arrivò quando uscendo dalla farmacia, mi resi conto di avere il telefono in tasca e lo estrassi come se fossi stato nel parco sotto casa mia. Come a dire, "Sono straniero e pirla, sequestratemi."



LA PASSEGGIATA NOTTURNA

Era uno dei nostri primi appuntamenti e l'avevo accompagnata fino a sotto casa sua, sperando in un bacio che ancora non era arrivato. Prima di congedarsi mi chiamò un taxi, dato che era meglio evitare di camminare da soli in quella zona di Cuenca di notte, considerando anche che casa mia distava almeno 45 minuti a piedi. Percorsi il vialetto che portava alla strada principale con la sensazione di chi stesse perdendo tempo dietro alla persona sbagliata. Voglio dire, due appuntamenti e neppure un bacio? Stiamo scherzando forse?
Comunque, quando arrivò il taxi, il conducente mi chiese 4 dollari per riportarmi a casa. Uno sproposito pensai, dato che la corsa minima era di 1 dollaro e 50. Guardai nel portafogli, e scoprii che mi erano rimasti proprio gli ultimi quattro dollari. Uscii dal taxi e mi incamminai a piedi verso casa, sapendo che prima di un'ora non sarei arrivato e con tutti i rischi del caso.
Alla fine pensai, se qualcuno cerca di rapinarmi guadagnerà giusto gli stessi 4 dollari che voleva il tassista.
Rapina per rapina, almeno mi sarei goduto la città vuota di notte...


IL FRANCESE PAZZO

Ci sono persone che arrivano come tornado nella vita di qualcuno e che fanno di tutto per scombinarla. In quel periodo ero appena tornato a vivere a Cuenca, e mi ero ritrovato a stazionare in un ostello del centro dopo che la mia ragazza (poi ex, poi di nuovo ragazza, poi ex, poi di nuovo ragazza e alla fine di nuovo ex), mi aveva sbattuto fuori di casa, grazie alla mia assurda inclinazione di non cancellare messaggi compromettenti. (VEDI MENAGE A QUATRE)
Fatto sta che per due settimane la mia casa è diventata una camera condivisa con 5 persone, che si intercambiavano di giorno in giorno come in un porto di mare. Uno di loro era un ragazzo francese con il quale legai immediatamente, che si trovava a Cuenca solo di passaggio e che stava percorrendo tutto il continente. Avrebbe raggiunto Perù, Cile, Argentina e Brasile, prima di imbarcarsi su un cargo che attraversava l'Oceano Atlantico per ritornare in Europa. Ci ha provato per una settimana a convincermi di seguirlo e ho vacillato davvero tanto prima di dirgli che in quel momento per me non era la cosa migliore da fare. Ci sono momenti dove bisogna fermarsi per poter ripartire, quello era uno di questi. Penso spesso però a quello strano individuo, me lo immagino nel bel mezzo dell'Atlantico o nella Pampa argentina con lo zaino in spalla e sono convinto che in qualche modo un giorno seguirò le sue orme.


...



Con questo dovrebbe essere tutto.
A differenza di Dylan Dog, che annunciava la propria fine ma poi continuava indisturbato la sua serie, questo è per il blog quasi un congedo. Dopo 100 articoli e due anni e mezzo di avventure, è tempo che questo spazio diventi qualcosa di diverso.
Qualcosa che ovviamente verrà presto svelato a coloro che questo blog lo seguono dalla sua nascita, a coloro che già leggevano i post quando erano ancora scritti a mano su un diario polveroso e a chi ha conosciuto questo spazio passando di qui casualmente (magari digitando le parole chiave Stipendio Medio Ecuador, le più cliccate in assoluto per accedere alla mia pagina. Non pensavo di essere diventato un commercialista...)
Quando ho iniziato la stesura di questo blog, scelsi Il Centro del Mondo come titolo perché ero alla ricerca di qualcosa. Poteva essere un equilibrio, da trovare in una condizione di viaggio che ha avuto molto poco di equilibrato, soprattutto nei suoi 8 mesi iniziali. Poteva essere una persona, poteva essere uno stile di vita diverso, poteva essere aprire la mente e gettarsi in un braciere acceso per il mero piacere di provare a non bruciarsi del tutto, o a imparare a sopportare il caldo.
Due anni e mezzo da queste parti mi hanno cambiato profondamente, bene o male questo lo lascio giudicare a chi mi sta vicino, e mi han fatto rendere conto dell'unico dato stabile sul quale dovremmo focalizzarci quando sentiamo l'equilibrio traballare: l'unico vero Centro del Mondo lo troviamo voltando lo sguardo verso di noi, percorrendo 24mila km o solo il tratto che va da casa al lavoro.

Questo blog che si trasforma non significa assolutamente che io smetta di viaggiare, né vuole significare un addio al Latino America. Tutt'altro.
Nuove avventure mi aspettano, che daranno però pazientemente la precedenza alla pubblicazione del mio primo romanzo, prevista in Italia per il prossimo anno.
Verrà creata una pagina apposita, proprio per aggiornare chiunque lo vorrà con tutte le notizie al riguardo.
Proprio questo step così importante per me sarà l'inizio di un'altra esperienza in un Paese Latino americano, che ovviamente svelerò al momento opportuno. Diciamo che chi mi conosce bene e mi frequenta quotidianamente si è già fatto un'idea di dove dovrà venirmi a trovare a partire dal 2017.
Basta però, non voglio andare troppo in là con il futuro, non voglio perdermi la sensazione che trovo la più bella al mondo in assoluto: vivere in un Paese che negli ultimi due anni mi ha dato tutto quello che potevo desiderare (felicità, divertimento, adrenalina, amore. Tutto) con l'aspettativa di lasciarlo nel giro di una manciata di mesi. Non c'è niente di meglio di una data di scadenza a volte, per poter apprezzare qualcosa ed essere coscienti della fine imminente per mettere un puntino sopra tutte le I e dare il giusto valore alle persone e alle cose che lo meritano davvero.

Voglio bene a tutti










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