ECUADOR, Partiamo, restiamo, insomma decidetevi!


A volte restare può sembrare più rivoluzionario che partire se la condizione di movimento diventa così abitudinaria da rasentare la normalità. Già due volte, giunto da queste parti dopo un giro assurdo attraverso cinque Paesi del Caribe, ho trovato una ragione valida per fermarmi e piantare le tende in maniera stabile. 

L'errore (se di errore si può parlare) è stato farlo a causa di ciò che succedeva al di fuori di me e non al di dentro: in altre parole a causa di qualcuno.
Fare una scelta del genere è qualcosa di assolutamente stimolante, ma porta con sè inevitabilmente una serie di aspettative che non fanno altro che creare danni.
Due persone che si amano dovrebbero essere disposte a percorrere l'una il cammino dell'altra, cercando di mantenerli distinti anche se speculari, per quanto questo possa essere possibile.
Detto questo, negli ultimi tre mesi la mia stabilità mentale è stata paragonabile a una pallina durante un match di ping pong. Rimbalzava in un attimo dalla certezza che fosse meglio tornare alla casa base a quella che in realtà questo lato del mondo avesse ancora molto da offrirmi.
Non c'è cosa più pericolosa di prendere decisioni cruciali in una condizione del genere.
Così non ho fatto altro che prendere la pallina e nasconderla ai due contendenti, rimandando l'incontro a tempi migliori.
Volevo capire se c'era davvero una ragione per continuare a vivere da queste parti che non avesse a che fare con l'amore, l'innegabile vantaggio economico, gli amici, il clima, il sabor latino e qualsiasi cosa non dipendesse strettamente da me.
In questo caso, un viaggio di tre settimane in Perù e molto contatto con la natura sono stati di fondamentale importanza per schiarirmi le idee e capire che, prima di decidere qualcosa, dovremmo sempre raffreddare mente e spirito ed evitare di finire come piume in un vortice di correnti emozionali.
Dejarse llevar suena demasiado bien, dice una canzone alla quale sono parecchio affezionato, a patto che non si rimbalzi da una sponda all'altra del fiume in piena come la pallina di cui sopra.
In questo caso le ammaccature sono garantite.

Per questo dopo essermi preso il mio tempo ho deciso che starò da queste parti ancora un bel po' di tempo, immerso in una città che amo e odio in egual misura, come può essere solo per un luogo che mi ricorda sempre più la città natìa. Odiarla è necessario quanto amarla, per mantenere intatto il desiderio di allontanarsi e l'attrazione irresistibile che fa si che non si possa fare a meno di tornarci.


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