IN COLOMBIA! Medellin, el valle urbanizado
La prima volta che arrivai a Medellin era una mezzanotte di poco più di
un anno fa e, data l’ora tarda, io la mia compagna di viaggio di allora
decidemmo di passare la notte a sonnecchiare al terminal
terrestre, per aspettare il couchsurfer che ci avrebbe ospitato a
partire dalla mattina successiva. Fu una pessima idea, considerando che
in quel terminal vigeva una regola alquanto originale: era vietato
dormire ai viaggiatori di passaggio, che venivano letteralmente tenuti
svegli dalle guardie che li riprendevano se osavano chiudere gli occhi.
Una sorta di tortura psicologica che non sembrava un buon auspicio di
quello che avremmo trovato in città.
Tante cose sono cambiate per me da quel momento, niente è più lo stesso e quando metto piede nuovamente in questo terminal, di nuovo intorno a mezzanotte, mi rendo conto che il cambiamento inevitabile delle cose è arrivato fino a qui, considerando I viaggiatori che dormono beatamente sulle poltroncine come del resto farebbero in qualsiasi aeroporto del mondo.
Medellin del resto è una città in continua, anche esagerata, evoluzione. Tanti aspetti fanno di essa la città più vivibile e più affascinante della Colombia a partire dal clima perfetto, sempre primaverile o dalla quantità industriale di ragazze avvenenti che attraversano la strada in shorts e top succinti da far pensare di essere piombato in una delle settimane della moda di Milano.
Medellin è stata costruita in una gigantesca valle, che secoli fa doveva essere qualcosa di più simile a una foresta che a una piana, come nel caso invece di Bogotà.
Ce ne si rende conto passando da un quartiere all’altro di questo gigantesco centro abitato. C’è sempre un fiumiciattolo, una quebrada, un viale alberato da attraversare, come se più che una città con qualche parco al suo interno, Medellin fosse un parco che è stato urbanizzato nei secoli.
Medellin pullula di bar library, di giganteschi poli universitari, di mostre d’arte e di quartieri, come la Provenza, dove la parola d’ordine sembra essere natura. Un settore della città completamente circondato da fiumi, alberi millenari e ristoranti vegetariani nel quale si ritrovano I cittadini quando finiscono il loro turno di lavoro.
“L’unico problema di Medellin è il traffico estenuante”, afferma il mio cicerone di turno mentre siamo in coda in una delle molteplici sopraelevate della città. Americano d’origine, probabilmente non ha mai imboccato la Free-way 101 di Los Angeles alle 5 del pomeriggio o il Grande Raccordo Anulare o l’autostrada bolognese all’altezza di Roncobilaccio, dato che I tempi di attesa da queste parti sono di non più di un quarto d’ora.
“L’attesa è importante - gli rispondo - ci dice se è davvero fondamentale quello che ci sta aspettando dall’altra parte della coda o se può attendere e nella maggior parte dei casi può attendere.”
Da una delle tante autostrade cittadine scorgo un lato delle montagne che circondano la valle. Negli anni le costruzioni sono venute su selvaggiamente e senza una logica, come se davanti a me avessi la costruzione in lego di un bambino impazzito. Grattacieli ed edifici su pochi piani sono mescolati davanti a me senza un minimo di logica, montagne ricoperte letteralmente di mattoni mi fanno arrivare alla conclusione che in molti hanno pensato che trasferendosi da queste parti avrebbero fatto fortuna.
Il disordine è uno degli aspetti predominanti della cultura che sto abbracciando e condividendo da ormai un anno e mezzo. Non c’è la logica delle skyline americane nelle metropoli latine, non c’è la sapienza romana nel costruire città circolari e difenderle dagli assalti con I muri di cinta.
Solo disordine e passione, voglia di crescere ma senza nessuna regola apparente. Medellin non ha una skyline esattamente come Bogotà. Sono città nelle quali gli edifici sono venuti su selvaggiamente e che adesso , nel caso della città che fu di Escobar, puntellano una valle naturale facendo disordine come la valigia di un amico che arriva all’improvviso a casa.
Sono un po’ l’emblema del Sud America, dove la passione per la vita e per le cose è più forte di qualsiasi logica e I grandi spazi ai quali ci si abitua da queste parti fanno davvero pensare che ci sia posto per tutti al mondo.
Medellin, el valle urbanizado
Tante cose sono cambiate per me da quel momento, niente è più lo stesso e quando metto piede nuovamente in questo terminal, di nuovo intorno a mezzanotte, mi rendo conto che il cambiamento inevitabile delle cose è arrivato fino a qui, considerando I viaggiatori che dormono beatamente sulle poltroncine come del resto farebbero in qualsiasi aeroporto del mondo.
Medellin del resto è una città in continua, anche esagerata, evoluzione. Tanti aspetti fanno di essa la città più vivibile e più affascinante della Colombia a partire dal clima perfetto, sempre primaverile o dalla quantità industriale di ragazze avvenenti che attraversano la strada in shorts e top succinti da far pensare di essere piombato in una delle settimane della moda di Milano.
Medellin è stata costruita in una gigantesca valle, che secoli fa doveva essere qualcosa di più simile a una foresta che a una piana, come nel caso invece di Bogotà.
Ce ne si rende conto passando da un quartiere all’altro di questo gigantesco centro abitato. C’è sempre un fiumiciattolo, una quebrada, un viale alberato da attraversare, come se più che una città con qualche parco al suo interno, Medellin fosse un parco che è stato urbanizzato nei secoli.
Medellin pullula di bar library, di giganteschi poli universitari, di mostre d’arte e di quartieri, come la Provenza, dove la parola d’ordine sembra essere natura. Un settore della città completamente circondato da fiumi, alberi millenari e ristoranti vegetariani nel quale si ritrovano I cittadini quando finiscono il loro turno di lavoro.
“L’unico problema di Medellin è il traffico estenuante”, afferma il mio cicerone di turno mentre siamo in coda in una delle molteplici sopraelevate della città. Americano d’origine, probabilmente non ha mai imboccato la Free-way 101 di Los Angeles alle 5 del pomeriggio o il Grande Raccordo Anulare o l’autostrada bolognese all’altezza di Roncobilaccio, dato che I tempi di attesa da queste parti sono di non più di un quarto d’ora.
“L’attesa è importante - gli rispondo - ci dice se è davvero fondamentale quello che ci sta aspettando dall’altra parte della coda o se può attendere e nella maggior parte dei casi può attendere.”
Da una delle tante autostrade cittadine scorgo un lato delle montagne che circondano la valle. Negli anni le costruzioni sono venute su selvaggiamente e senza una logica, come se davanti a me avessi la costruzione in lego di un bambino impazzito. Grattacieli ed edifici su pochi piani sono mescolati davanti a me senza un minimo di logica, montagne ricoperte letteralmente di mattoni mi fanno arrivare alla conclusione che in molti hanno pensato che trasferendosi da queste parti avrebbero fatto fortuna.
Il disordine è uno degli aspetti predominanti della cultura che sto abbracciando e condividendo da ormai un anno e mezzo. Non c’è la logica delle skyline americane nelle metropoli latine, non c’è la sapienza romana nel costruire città circolari e difenderle dagli assalti con I muri di cinta.
Solo disordine e passione, voglia di crescere ma senza nessuna regola apparente. Medellin non ha una skyline esattamente come Bogotà. Sono città nelle quali gli edifici sono venuti su selvaggiamente e che adesso , nel caso della città che fu di Escobar, puntellano una valle naturale facendo disordine come la valigia di un amico che arriva all’improvviso a casa.
Sono un po’ l’emblema del Sud America, dove la passione per la vita e per le cose è più forte di qualsiasi logica e I grandi spazi ai quali ci si abitua da queste parti fanno davvero pensare che ci sia posto per tutti al mondo.
Medellin, el valle urbanizado
La
primera vez que estuve en el terminal terrestre me acuerdo que era más o menos
una medianoche igual que ahora y, debido a la hora, mi compañera de viaje y yo
tuvimos que quedarnos a dormir por ahí, para esperar el chico que había quedado
hospedarnos en su casa una semana.
No fue una buena idea porque en esa época estaba prohibido acostarse en
las sillas del terminal terrestre y los guardias revisaban y regañaban a los
viajeros que cerraban los ojos, como una tortura psicológica que no parecía un
buen augurio con respecto a lo que nos íbamos a encontrar en la ciudad.
Muchas cosas están distintas con respecto aquella época y el rato que
volví al terminal de Medellin me dí cuenta que aquí también las cosas
cambiaron, con todos los viajeros que duermen sin que nadie los regañe.
Medellin, más que una ciudad, me parece como un valle gigante urbanizado
durante los siglos y por muchas razones parece uno de los lugares más lindos de
toda Colombia. Será por el clima caliente y seco, será por la cantidad de
chicas lindas que te cruzan la vista, será porque en cada esquina se encuentra
una quebrada, un río, unos árboles que te llevan en una dimensiòn de naturaleza
aunque estas en una ciudad enorme.
En Medellín se encuentran un montón de bares culturales, espacios donde
los artistas pueden expresar sus ideas de arte con todas las pinturas. Aquí se
cuida mucho la naturaleza y en un barrio como la Provenza, cerca del centro de
la ciudad, se puede encontrar muchísimos restaurantes vegetarianos que parecen
oasis de naturaleza en el medio de una metrópolis.
Medellín, como Bogotá y en general como casi todas las grandes ciudades
latinas que visité, no tiene una lógica, no tiene una skyline igual que las
ciudades de EE.UU y tampoco la estructura redonda de las ciudades de Italia.
No tiene ninguna lógica, solo mucha pasión y mucha ganas de desarrollo,
de mejora, de crecimiento, sin respetar un camino, sin perseguir un orden.
Exactamente como toda América Latina, que lleva por un lado, la ganas de
vivir y, por el otro, la ilusión de que hay espacio para todos en el mundo.
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