ECUADOR, Il prezzo della Felicità

Se pensiamo di vivere da uomini liberi (vivere, non esistere) senza mettere in conto l'idea di fare delle rinunce tanto decantate a parole ma che spaventano nei fatti, potremmo rinunciare a lottare per quella libertà e accettare la schiavitù moderna alla quale è soggetta e succube la maggior parte della popolazione di questo mondo.
Quando si fa un viaggio lungo sei mesi, macinando miglia e miglia senza alcun punto di riferimento, è impensabile uscirne vivi senza un grosso spirito di adattamento del quale, dicevamo, a parole sembrano tutti provvisti.
Dico questo per smentire una volta per tutte quelle persone che pensano che dietro una situazione non in linea con i canoni di schiavitù alla quale sono abituate ci sia per forza il trucco.
"Hai vinto alla lotteria? E' bello fare l'alternativo con i soldi di papà! Siamo tutti buoni a fare i poveracci con il bancomat in tasca." (tutti messaggi arrivati veramente in privato, non scherzo).
Ora: l'unico bancomat che ho in tasca si è smagnetizzato alla prima occasione utile, ma farmi passare per un punkabancomat (il punkabbestia con l'aiutino dietro per chi non lo sapesse) è davvero troppo divertente.
Non starò qui a mostrare il fianco a chi conduce una vita talmente in disaccordo con la sua volontà, da generare sospetto dietro qualsiasi persona che, quantomeno, prova a uscire fuori dagli schemi che gli stanno stretti, cercando di svegliarsi tutte le mattine contento di essere al mondo.
Ci tenevo solo a mettere l'accento sul b-side del vivere da itinerante, ovvero quelle cose da sopportare e per le quali è di fondamentale importanza lo spirito di adattamento di cui sopra.
Viaggiare sei mesi come ho fatto io, in termini di uscite, costa molto meno di vivere sei mesi in una qualsiasi città italiana, europea o americana, dove il tenore di vita ti porta ad avere cose che giocoforza viaggiando sarebbero solo un peso.
Quando si fa leva semplicemente sul couchsurfing e, ove possibile, sull'autostop per muoversi, i costi si abbattono sensibilmente. 
Questo io non lo reputo essere uno scroccone. Scroccone è chi arriva a casa di una persona e pretende di essere trattato come l'ospite di un albergo, solo perché rivendica il diritto di avere confidenza con la persona in questione. 
Non ha nulla a che vedere con il far capire a un perfetto estraneo che il semplice favore di ospitare qualcuno sia sullo stesso piano del piacere della compagnia e della condivisione. L'ospitalità inoltre potrà essere ricambiata quando sarà lui a trovarsi nella condizione di viaggiatore.

Non c'entra nulla con i soldi.

Conquistare qualcosa con l'ausilio del denaro è una cosa diventata normale nella nostra società, ma questo non significa che sia l'unico mezzo per ottenere quello che si vuole.
 E' molto più difficile non avere questo mezzo a disposizione: in quel momento ci si renderà conto del potere persuasivo che si ha sulla gente, soprattutto quando chi ospita sarà in grado di capire che c'è uno scambio equo anche tra chi riceve e chi concede l'ospitalità.
Per il resto essere felici con poco è realmente possibile. 
Niente più abiti da sera che fanno la muffa in un armadio, dato che sono incompatibili con uno zaino da mochilero; un paio di scarpe da farsi andar bene per tutte le stagioni e l'abbigliamento a disposizione che con il tempo stanca, ma che non può essere migliorato per non incidere sui budget risicati e sul peso da trasportare. Addio alla lavatrice, alla doccia calda e a volte alla doccia in generale, sopperita con tazze all'indiana per lavarsi e da corsi d'acqua che diventano vasche da bagno a cielo aperto; lunghe attese sotto il sole cocente con i puri puri che banchettano sulla pelle, nottate in una tenda da campeggio sotto la pioggia battente e volontà a far qualsiasi tipo di lavoro improvvisato per ricambiare l'ospitalità di chi accetta e sposa questo tipo di mentalità (Il Woofing ad esempio è una gran trovata).
Questo è solo un piccolo assaggio al quale si va incontro se si vuol trovare una maniera tra le tante per vivere fuori dagli schemi imposti dalla società, senza avere a disposizione capitali piovuti dal cielo. 
Per chi è disposto a viaggiare sul cassone di un furgone insieme a un cavallo o in un camion carico di pomodori che scala una montagna, la felicità data dalla mancanza di aspettative è, a mio modestissimo modo di vedere, assolutamente possibile e raggiungibile.

Se invece si pensa che essere felici voglia dire stare su un'isola deserta a oziare, significa che si è talmente vuoti dentro da confondere la gioia di vivere con l'inettitudine. Del resto quando si è incatenati a qualcosa di pesante l'unica cosa che si vuole è liberarsi per sentirsi leggeri. Molte volte il "dolce far niente" è inseguito e desiderato proprio perché tutti i giorni si fa qualcosa che non ha nulla a che vedere con quello che si vorrebbe fare in realtà.
L'ozio però è incompatibile con la felicità. Funziona quando si ha una carica negativa da scaricare, generata come dicevamo dalle giornate passate a fare qualcosa che non si vorrebbe fare, con doveri ai quali bisogna adempiere che fanno sentire mediocri ma uniformi alla massa e quindi rassicurati. 
Le persone più felici che ho conosciuto nella mia vita erano coloro che avevano sempre qualcosa da fare, che amavano quello che facevano e che davano insegnamenti di vita attraverso la loro passione, fossero stati contadini, pescatori, carpentieri, attori o musicisti. 
Vivere in viaggio, anche solo per un periodo relativamente limitato, non significa vivere in vacanza, ma rendere la routine bella, accattivante e piena di emozioni, proprio come la miglior vacanza che si possa immaginare. E pazienza se ci si farà la doccia con l'acqua che sembra appena uscita dalla ghiacciaia o si sfoggerà una barba alla Cast Away nell'attesa di recuperare un paio di forbici per tagliarla.

Sono solo alcuni dei piccolissimi prezzi della felicità.












Ps: come promesso (in maniera molto artigianale) ecco una parvenza di mappe del viaggio che ho sostenuto.
  


Pps: la maggior parte di noi accetta di vivere in perenne credito con la buona sorte e con l'aiuto che arriva dalle altre persone (non si parla di soldi ovviamente).
Dato che penso di aver finalmente esaurito quel credito, molto presto (quando sceglierò dove fermarmi) casa mia diventerà un vero e proprio rifugio per viaggiatori.

Siete tutti invitati. Amici e non (soprattutto non).


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