ECUADOR, Due mondi lontani tra loro

E' difficile non pensare a un mondo diviso in due quando si giunge sulla linea dell'equatore che segna il confine tra nord e sud del pianeta. Anche se non è altro che una linea immaginaria (che per la cronaca passa dalle parti del Tempio del Sol, qualche km più a nord del baraccone turistico che hanno costruito in omaggio alla linea stessa), permette di fare più di una riflessione sul nord e sul sud del mondo. Che per una volta non ha nulla a che vedere con la geografia e con le differenze culturali che inevitabilmente si trovano passando da un emisfero all'altro. 

Nord e Sud del mondo in questo caso mi fanno venire in mente un magistrale romanzo di Amelie Nothòmb, Ritorno a Pompei (consigliato a chi ancora non lo ha letto). 

Ma facciamo finta che il Nord sia rappresentato dai potenti e il Sud da quelli che sono condizionati dai loro capricci. La solita divisione in due delle cose: bianco/nero, giorno/notte, amore/odio, bene/male, potenti/poveracci. Le solite due facce della stessa medaglia.

In un mondo dove la politica sta a Nord e la gente sta a Sud, si potrebbe immaginare un equatore rappresentato come un solco che divide i due emisferi. Perché questo ragionamento? 

Si parla di guerre. Ennesime guerre imminenti che potrebbero innescare l'ultima, quella definitiva, per la gioia degli strombazzatori un tanto al chilo che hanno già pronti nel cassetto gli schieramenti tra le armate come in un grosso Risiko. E in tutto questo, noi cosa c'entriamo? Cosa può avere in comune con  tutto questo il senso di fratellanza, di comunità, di appartenenza a un'unica famiglia globale che ho avuto modo di sperimentare da sei mesi a questa parte? 

Il mondo, quello vero, quello che si arrabatta e che ancora fa leva più sulle persone che sulle cose non ha nulla a che vedere con le finali di Superbowl politiche che vogliono organizzare con le nostre vite.
Per come la penso io, per chi comanda è più proficua la minaccia della guerra che la guerra stessa, in questo tira e molla per convincerci in tutti i modi di quanto il mondo faccia schifo e che lo sconosciuto sia automaticamente un nemico.

Poi penso a tutta la gente che ha tracciato il mio cammino negli ultimi sei mesi senza chiedermi nulla in cambio, a tutte le persone che, nonostante la condizione umile al limite della povertà, hanno condiviso quel poco che avevano con due viaggiatori che volevano provare a vivere liberi da tutto, liberandosi di conseguenza anche dai confort di cui hanno sempre disposto, per rendersi conto di quanto fossero inutili.
Dov'è la connessione tra i due mondi? Quanto è profonda quella linea immaginaria che divide i due emisferi?

Non esistono pretesti per scatenare guerre, ma solo interessi. Sarebbe molto più dignitoso per Obama & C. dire che gli Stati Uniti invaderanno un paese sovrano come la Siria perché vogliono sottrargli tutte le materie prime di cui dispone, invece di far passare ancora una volta un'invasione per un atto umanitario, dove già mi sembra di vedere a grandi lettere un famoso slogan orwelliano (La guerra è Pace). Potrebbero ammettere che la colonia Israele della quale già dispongono in Medio Oriente non è sufficiente al controllo del petrolio e delle risorse del futuro come il gas naturale.

Ma questo non è un post che vuole parlare di guerre imminenti, ma solo di divisioni. Divisioni tra due mondi.
Quello normale, con le persone che si aiutano l'un l'altro, che hanno ancora vivo, almeno da queste parti, un senso di comunità da prendere come esempio per l'Occidente individualista già in guerra con la sua moralità (e già pieno di macerie da quel punto di vista); 
quello che ha già deciso da anni che dopo Afghanistan e Iraq sarebbe toccato agli altri paesi della zona mediorientale e che adesso cerca di convincere l'opinione pubblica dell'inevitabilità di un'altra guerra, perché c'è un altro nemico giurato da combattere, un altro dittatore (eletto democraticamente per altro).
Ci dev'essere sempre un pretesto, per far si che la gente accetti lo scontro, così come ci dev'essere un male per poter giustificare un bene, anche se è perpetrato con le bombe intelligenti.

Io non ho nulla contro gli americani, ma solo perché avendo vissuto un anno da quelle parti ho conosciuto tante persone che non si riconoscevano neppure un minimo nella politica imperialista degli States. Non sono loro che decidono, anche se eleggono chi è tenuto per le palle dai soliti "poteri forti" e che a sua volta tiene gli occhi chiusi davanti al fatto che anche gli americani sono stanchi del ruolo che ha il loro Paese nel mondo. 
Certo, sono gli stessi che vanno in piazza a festeggiare per la morte di Osama Bin Laden come se il Dream Team avesse vinto i mondiali di basket, ma d'altronde la divisione bene/male tanto cara alla maggior parte delle pellicole americane ha dato i suoi frutti, quando deve far schierare le persone come i tifosi.

Da queste parti non siamo messi molto meglio: il presidente ecuadoriano si sta attirando tutto l'odio possibile e immaginabile da parte delle comunità indigene per l'imminente sventramento del parco Yasuni, uno dei punti del globo terraqueo a più alto indice di biodiversità, oltre che parte del polmone verde della Foresta Amazzonica. 
Questo perché, secondo il ragionamento di Correa, il mondo più sviluppato avrebbe dovuto contribuire economicamente, versando al suo paese quello che non è riuscito a guadagnare con lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio che stanno sotto la riserva. 
Aldilà del ragionamento che lascia interdetti, l'Ecuador dispone di tante di quelle risorse che gli ha lasciato in dono la Pacha Mama, da alzare sensibilmente il livello del benessere di ogni cittadino senza il minimo bisogno di intaccare un patrimonio dell'umanità per mero interesse economico.

Ma questi sono i soggetti che stanno nella parte Nord del mondo che ho immaginato in questo post. Per fare gli interessi della gente (a parole), finiscono per perdere la connessione con la realtà (a fatti).
Non c'è carnefice senza vittima però, e quello che possono fare gli abitanti dell'altra metà del mondo è unirsi. Unirsi in un unico grande abbraccio dove il fine ultimo è la comunicazione, la vita, l'amore e non la prevaricazione.
Può sembrare una stupida utopia tutto questo a chi non ha visto con i suoi occhi quanto la cooperazione tra le persone da queste parti sia così marcata, quanto la gente si aiuti perché tutti abbiano la loro dignità, quanto i latini si mettano al servizio degli stranieri per farli sentire a casa. 

Dylan Dog diceva di "rispondere alla morte con la vita" e l'unica cosa che si può fare per combattere questi soggetti è smentirli. Smentire chi ci vuol far passare il mondo per un posto dove non si può vivere senza calpestare qualcun altro, dove non c'è spazio sufficiente per tutti e dove una faccia sconosciuta è automaticamente pericolosa. Smentirli sorridendo a un estraneo senza un motivo apparente, ospitando a casa un viaggiatore senza chiedergli qualcosa in cambio, solo per il gusto di avere una persona nuova con la quale condividere una cena e dando un passaggio a un autostoppista senza la paura che nasconda una pistola sotto la giacca.

Loro sono i potenti, ma noi siamo sempre e comunque molti di più. 

Del resto, Ernest Hemingway affermava che il mondo è un bel posto e per esso vale la pena di lottare.

Condivido in toto.




















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