ECUADOR, Pollice in sù verso il Perù - 4°p.

DIARIO DI BORDO 4.

  Machala - Mancora (Perù)


Oggi è il gran giorno. 

Dopo tre giorni di autostop relativamente in discesa, ci risvegliamo a 70 km dalla frontiera peruviana, decisi più che mai ad arrivare quanto prima a Mancora, tappa più a sud della nostra avventura con il pollice all'insù. Per evitare lunghe attese in uscita dalla città di Machala, ci affidiamo a un autobus che con 25 cent/$ ci accompagna alla strada principale in direzione Huaquillas. Arrivati a El Cambio, una rotonda dalla quale passano le principali arterie della città, aspettiamo quasi due ore prima che un ragazzo dai tratti parecchio andini ci accompagni a Santa Rosa, 25 km più in là verso la frontiera. Arrivati alla stazione di servizio nella quale ci lascia il giovane, incontriamo una guardia privata che in stile amarillos di Cuba individua per noi un'automobile che va alla città di confine. Sono una coppia molto stramba, formata da un ragazzo magrolino e sottomesso da una donna un pò più grande di lui che non perde occasione per rimproverarlo di continuo. I due ci accompagnano a patto che aspettiamo una loro commissione nel centro di Santa Rosa. Esauriti i suoi impegni la coppia parte con noi a bordo con destinazione Huaqillas. Arrivati alla cittadina, la donna ci aiuta a trovare un luogo dove poter cambiare i dollari contanti in Nuevo Soles, accompagnandoci a un mercato rionale dove in molti, valigia alla mano, effettuano il servizio di cambio alla luce del sole. Ci affidiamo a un signore anziano che inizia a questionare quando cambiamo una cifra irrisoria secondo lui, dicendo che non avremo speranze di resistere una settimana senza cambiarli nuovamente. Evidentemente è abituato a ben altro genere di turisti.
Incappiamo in più di un inconveniente quando si tratta di timbrare l'uscita dall'Ecuador e l'entrata in Perù nel passaporto, dato che l'ufficio immigrazione per lasciare il paese è distante da dove ci hanno lasciato. Prima di incamminarci alla dogana ci togliamo lo sfizio di dare un'occhiata alla linea di confine posta in maniera del tutto originale, e non certo  appropriata, nel bel mezzo di una strada pedonale di mercato trafficata. 
L'accoglienza non è delle migliori, dato che sotto i nostri occhi viene arrestato un uomo anziano che stava minacciando qualcuno con un coltello. 
Dopo aver timbrato il passaporto, torniamo alla linea di frontiera dalla quale un taxi-motoretta ci porta all'ufficio immigrazione peruviano, posto anch'esso scomodamente a 8 km di distanza dal confine.
Siamo in Perù.
La nostra missione può dirsi compiuta; dopo una breve sosta intermedia a Tumbes, arriviamo a Mancora grazie a un van in condivisione che fa servizio passeggeri.
Ad aspettarci in serata c'è un meraviglioso villaggio di pescatori, frikkettoni e surfisti, stretto tra le montagne desertiche e l'Oceano Pacifico. Questo luogo per la sua conformazione ha qualcosa di estremamente poetico, oltre a essere una delle località turistiche più alternative di tutto il Sud America.

Che dire? Sono stati quattro giorni sensazionali, nei quali abbiamo attraversato un intero paese grazie alla straordinaria disponibilità della gente, oltre all'indispensabile pazienza e senso di adattamento necessari per poter realizzare una piccola impresa così.

Immagino un mondo nel quale, con tutte le automobili che siamo stati in grado di produrre, tutti possano usufruire dell'autostop a seconda delle proprie esigenze. Non avrebbero più senso di esistere autobus e treni, a giudicare dai milioni di veicoli che vanno in giro con un solo passeggero a bordo, quando gli altri sedili vuoti potrebbero essere utilizzati in questa maniera.
Mi rinfranco quando penso ai vari Couchsurfing, Car Sharing, Woofing, idee basate strettamente sulla fiducia reciproca, servizi esistenti che già ora dimostrano come la paura degli sconosciuti sia come il buio che spaventa un bambino fino a quando non trova l'interruttore della luce.








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