IN COLOMBIA! Medellin (2) - La capitale del futuro

A pensare a una città che si proclama futuristica si potrebbe cadere nell'errore di immaginarsi una Tokyo o una Hong Kong del Sud America. Medellin non è niente di tutto questo anche se le opere moderne non mancano di certo.
Una biblioteca tematica ad esempio, specchio di come da queste parti i colombiani abbiano interpretato alla perfezione il naturale passaggio carta/rete, meritandosi il titolo di città più innovativa del mondo davanti a New York. Un luogo completamente digitalizzato dove la quantita di libri è stata drasticamente ridotta e passata su file, unita a sale tematiche dove si possono organizzare conferenze lavorative.
Per non parlare del Centro Deportivo Atanasio Girardot racchiuso nel parco, che ha strutture per ogni genere di sport immaginabile e che molte città più famose farebbero a gara per averlo. Senza dimenticare una spiaggia cittadina a due passi dalla sopraelevata principale, dove i più piccoli possono togliere le scarpe, giocare con la sabbia e rotolarsi in piena libertà. 
Medellin è anche vegetazione rigogliosa,  colibrì e frutta tropicale; gente calda, amabile, bianca, nera o mulatta ma comunque bellissima (la particolare posizione strategica della città ha prodotto infatti uomini affascinanti e donne particolarmente attraenti); piatti tipici ricchi e abbondanti, dove l’avocado, il mango e il platano si mescolano armoniosamente con verdure e riso come le diverse razze umane fra le caotiche strade del centro. Esteban, il pittore che ci ospita del resto, ci fa apprezzare la sua cucina fatta di mille sapori tutti assolutamente distinguibili nel piatto.
Medellin è una città incastonata fra le montagne, alla giusta altezza sul livello del mare per essere fresca e allo stesso tempo accarezzata dal caldo sole d’altura; temperatura media di venticinque gradi, quella giusta, tutto l’anno, niente stagioni.
Medellin è peccaminosa, con i suoi viali notturni fatti di locali in sequenza dove ballare il reggaeton nelle forme più sfrenate e il suo quartiere a luci rosse dove le prostitute aspettano tranquillamente i clienti davanti alle loro abitazioni con la polizia che vigila che tutto si svolga nella più totale tranquillità.
Vent'anni dopo Pablo Escobar, del boss della droga più famoso del mondo sono rimasti libri ingialliti che raccontano le sue gesta e mostre che ne dipingono un lato più umano dei vari documentari sparsi in rete, oltre alla sua fattoria nella zona campesina di Medellin, diventata meta turistica per coloro che hanno subito il suo morboso fascino criminale.
Passando per il centro uno dei tanti progetti che si scorgono in un cartellone pubblicitario parla della riqualificazione di una zona che prima era solo cemento e che diventerà un parco naturale
con strutture futuristiche per le famiglie al suo interno. Gli amministratori della città hanno capito bene che futuro non significa infrastrutture selvagge ma ritorno alla natura e alla scoperta dei sapori più genuini, decrescita felice e zone cittadine da godersi nella loro bellezza e utilità e non utilizzate solo per passarci attraverso. Il futuro da queste parti è quello che è anche il presente: rumba, salsa e persone che accolgono chiunque passi nei loro paraggi con sorriso e disponibilità. Lo sviluppo non è per forza nemico della comunità, se utilizzato come mezzo e non come scopo e Medellin ne è l'autentica dimostrazione. 
Vent'anni sono tanti, ma allo stesso tempo non sono nulla quando si tratta di trasformare la città simbolo della cocaina in un centro vicino ai desideri e agli interessi di tutti, dove l'unico pericolo che si può provare è quello di non volersene più andare.












Comentarios

Entradas populares