ECUADOR, Ipiales - Esmeraldas con il vento in faccia




Lasciata Cali con destinazione frontiera dell'Ecuador, facciamo affidamento sulla consolidata idea di viaggiare in notturna, in modo tale da arrivare a destinazione quando il sole è abbastanza alto sopra le nostre teste. Cali è un luogo nel quale mi prometto di tornare, dato che merita di essere apprezzato durante il weekend per tutti i locali notturni a base di salsa e non per tre giorni settimanali come è toccato a noi. A occhio non è Medellin, è una tipica città del sud di un paese, caotica e avvolgente quanto basta e dove ci raccontano come le lotte nei dintorni della sua area metropolitana per il controllo delle coltivazioni di coca siano ancora una piaga attualissima.
Prendiamo il solito bus notturno con il quale arriviamo in 12 ore a Ipiales, città di frontiera dove in pochi minuti sbrighiamo le burocrazie necessarie per passare il confine senza nessun tipo di contrattempo. Per fortuna a differenza di Cuba e Venezuela, in Colombia non esiste una tassa di uscita dal paese, almeno per coloro che attraversano la frontiera via terra.
Posto l'ennesimo timbro sul passaporto ci rendiamo conto abbastanza in fretta che l'atmosfera è già parecchio diversa. E' come se si tornasse alla spartanità in salsa venezuelana, ma con un'aria e un'atmosfera decisamente più tranquilla. I visi della maggioranza della gente sono tipicamente indios e mi richiama l'attenzione il fatto che siano molto segnati dal sole e dal freddo tipici della Sierra. Siamo diretti a  Esmeraldas, città costiera che prende il nome da un enorme smeraldo estratto ai tempi della colonizzazione spagnola. Per arrivare a destinazione dobbiamo arrivare a Ibarra e da lì tagliare in due le montagne fino a San Lorenzo, cittadina che si affaccia sulla parte più a nord  del Pacifico ecuadoriano. Ce la caviamo con 2 dollari a testa su un autobus fino a Ibarra, confidando di tornare a fare autostop per il resto del viaggio. Ibarra- Esmeraldas costa 9 dollari a testa, troppo per chi vive alla giornata e con quei soldi deve mangiare. Se a Cuba era un'abitudine l'autostop (da quelle parti si  usa dire viaggiare en bottella), in Venezuela (a eccezione della Gran Sabana, dove abbiamo usufruito del viaje en cola) e in Colombia (dove se echa el dedo quando si aspetta un passaggio) era fortemente sconsigliato per motivi di sicurezza.
In Ecuador ci rendiamo conto subito che la musica sarà diversa quando, in attesa di un autobus, scorgiamo gruppi di ragazzini che saltano a bordo dei van che si fermano e ripartono quasi senza rendersi conto di chi stanno caricando nel cassone.
Al primissimo tentativo con un van che si ferma nelle vicinanze andiamo così a segno, grazie a un signore di 40 anni che è diretto a San Lorenzo per lavoro. L'uomo, che lavora nell'estrazione dell'oro, mi fa accomodare a fianco di un piccolo motore fuoribordo, permettendomi di godere di 2 ore di viaggio in mezzo a strade di montagna tortuose con il privilegio del vento in faccia, mentre lui si mette al volante e conversa con la mia migliore amica.
Arrivati a San Lorenzo saggiamo quanto sia economica la comida ecuatoriana (1,75 $ per una zuppa di pesce, un succo di anguria e un piatto di riso), giusto il tempo per ottenere uno strappo su un altro van di tre fratelli diretti proprio a Esmeraldas.  Durante il tragitto verso la nostra destinazione l'autista dalla guida sportiva effettua alcune fermate per offrirci ananas e banane comprate in uno dei vari fruttivendoli disseminati per la strada principale. Un servizio taxi così non lo si trova neppure a pagamento di solito :-).
L'atmosfera che si respira è quella tipica della grande famiglia, dove l'imbarazzo da sciogliere prima di parlare con un estraneo è solo un lontano ricordo. Il gruppo di ragazzi ci accompagna così direttamente a destinazione, promettendoci un'uscita congiunta durante la nostra permanenza nella cittadina.

 Di Esmeraldas ci raccontano che a causa di un'imbarcazione di schiavi che si è arenata nelle vicinanze della costa, è diventata la prima enclave di afro-discendenti liberi d'America. Questo dà al luogo nel quale siamo diretti un tocco di fascino in più.
A Esmeraldas ci aspetta la famiglia di una graziosa studentessa dell'Elam conosciuta a Caracas. Clemente e Sonia ci accolgono come figli nella loro umile abitazione situata in un barrio della città , dalla quale si può godere di una vista mozzafiato sulla baia.

La rete di contatti che abbiamo creato, del resto, è talmente fitta che è più facile individuare un luogo dove non ci sia nessuno ad aspettarci piuttosto che un altro in cui ci sia qualcuno pronto ad aspettarci a braccia aperte. E la cosa più bella è che sembra davvero che questa linea diritta non abbia mai una fine.
























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