VENEZUELA, Hasta pronto, ELAM

E' già la seconda volta in questo viaggio che lascio un posto con la netta sensazione che non lo rivedrò più e il desiderio di rivederlo il giorno dopo. Odio gli addii, per questo mi autoconvinco che non sto vedendo qualcuno o qualcosa per l'ultima volta quando mi capita di congedarmi. Ho scoperto in me una sensibilità che ho quasi sempre celato e che fa si che mi commuova copiosamente ogni volta che saluto qualcuno.  Rivedrò Cuba, me ne convinco nonostante so benissimo che passerà molto tempo prima che il mio cammino si intrecci nuovamente con l'isola castrista (Oddio, mai dire mai).
Rivedrò l'ELAM e la gente che ne fa parte, lo spero proprio. Per come ho avuto la netta sensazione di essere a casa e allo stesso tempo in più parti del mondo contemporaneamente, vorrei tornare alla scuola chavista domani stesso.
So che non può essere così, che un viaggiatore deve staccare la spina un minuto prima che le radici si iniziano a insinuare nel terreno, in altra maniera si andrebbe a equivocare il suo stesso scopo. Resta il fatto che mi mancherà un sacco un micromondo che racchiude persone e culture così diverse che convivono pacificamente tra di loro. Mi mancherà sviscerare dal punto di vista di un cittadino di Gaza quello che è veramente il conflitto infinito israelo-palestinese, o meglio, quello che è diventato a tutti gli effetti un'invasione autorizzata. Non avere neppure il tempo di emozionarsi per le storie molteplici di persone che non possono tornare in patria come fossero in esilio, che c'è una ricorrenza dell'indipendenza paraguayana da festeggiare. L'ELAM è l'orgoglio nazionale sfoggiato in gare culturali per dar fondo alla creatività al servizio dell'immagine del proprio paese. E così la settimana africana festeggiata con balli sfrenati fino all'alba e la festa ecuadoregna che mette in evidenza un paese così piccolo sulla mappa e così pieno di tutto quello che altri paesi più grandi non hanno. Mare, isole, sierra, ande, amazzonia, tutte racchiuse in un fazzoletto eterogeneo di terra e raccontato con orgoglio dai diplomatici dell'ambasciata che, dopo aver tenuto un profilo istituzionale per spiegare i cenni storici del paese, possono trasformarsi in cantanti provetti per non dimenticarsi che l'America Latina è prima di tutto ritmo e musica.
L'ELAM è una mamma. Come una madre a volte è troppo apprensiva e non fa sempre quello che ci si aspetta, dicendo ai suoi figli che è per il proprio bene. 
Come una mamma si prende cura di loro andandoli a prendere alla fermata della Metro pericolosa dopo una certa ora, assicurandosi che non manchi loro la cena se non arrivano in tempo per la chiusura della mensa. 
Certo, non è nouvelle cousine e nell'80% dei casi bisogna accontentarsi di riso e pollo, ma è un viatico per apprezzare un piatto di pasta quando arriva e non dare mai nulla per scontato.
L'ELAM non dà mai più del dovuto, solo il minimo indispensabile per andare avanti. Gli studenti che si aspettano un campus universitario che li coccoli come se fossero re possono sempre provare a entrare ad Harvard. Per questo che prima che una scuola di medicina è una gavetta, che mette a dura prova chiunque  debba intraprendere quel percorso.  Molti studenti si lamentano delle condizioni precarie delle strutture, magari gli stessi che hanno contribuito al loro degrado. All'ELAM hai tutto: un campo da baseball, da calcio, da basket e da pallavolo, una palestra, una sala musica e una sala giochi. Ha una mensa, una Piazza Bolivar come ogni città venezuelana e una residenza con un giardino dove dare sfogo alle velleità da agricoltore,  un punto internet e un angolo telefonico per sentire i familiari più vicini di quanto sono in realtà, oltre che mille posti per imboscarsi per le coppiette che nascono inevitabilmente in un ambiente così promiscuo. 
L'ELAM è allo stesso tempo un mondo chiuso, che a volte soffoca almeno quanto le montagne circostanti. La pericolosità dei quartieri vicini quando si abbassa il sole non contribuisce di certo alla libertà reclamata dagli studenti, quando hanno voglia di uscire da quella che a avolte sembra proprio una prigione.
L'ELAM è la metafora per certi versi di come Chavez vedeva il mondo.
L'ELAM è il sogno di un uomo con tante contraddizioni e con tanti punti fermi in testa. Uno di questi si chiamava integrazione, sostegno, cooperazione e aiuto per chi non ce la fa, cose che da queste parti grazie a Chavez stanno diventando seriamente una realtà  della quale non tutti si rendono conto ma pur sempre qualcosa per cui lottare con tutte le forze.



















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