VENEZUELA, Come l'oro grezzo p.2

L'oro grezzo è facile da confondere con qualcosa che di prezioso non ha nulla. Si nasconde, come farebbe un banchiere nella folla di Wall Street alle 5 del pomeriggio.
Il Venezuela è un pò come l'oro grezzo che cela a sua volta tesori nascosti sotto la sporcizia che mettono a dura prova la volontà di scoprirli. A una prima occhiata di San Felipe per esempio, non si capisce molto di più dell'immondizia che staziona agli angoli delle strade, dei ceffi che mirano come se dovessero sempre rapinare qualcuno, dei cani randagi liberi di scorazzare e di far male alle persone, nonché dell'inquinamento diffuso dall'incentivo senza freni all'utilizzo delle automobili. Un litro di benzina costa 1 Bolivar, l'equivalente al cambio (nero ma predominante) di 3 centesimi di €. Quando Chavez ha introdotto un costo per il gasolio (perché prima era gratis) lo ha fatto per disincentivare l'utilizzo dell'auto. Sembra una barzelletta che non fa ridere, a fronte del fatto che una bottiglia di acqua costa 12 volte 1 litro di benzina e l'acqua non viene certo importata dall'estero. Vacci a capire.
Questo è un paese che per la sua ricchezza e i suoi patrimoni naturali dovrebbe essere tra i primi al mondo. Va detto che qualcosa si è mosso anche sul fronte ecosostenibile con il chavismo, anche se il Metro Cable a pannelli solari che unisce i barrios al centro di Caracas, che pure è una gran cosa, da solo non basta a risolvere il problema dell'aria che si respira con tutte le carrette che occupano le strade. Un paese che non ha una linea ferroviaria è fermo inevitabilmente alla schiavitù che il petrolio impone, pur essendone un produttore, anche se altisonanti manifesti pubblicitari parlano della costruzione di una linea ad alta velocità. Oddio, la Tav arriverà anche qui? Faranno un corridoio 5  Torino-Caracas per giustificare il disastro della Val Susa?
Questo per non parlare della criminalità dilagante, che è un argomento fin troppo complesso che ha radici anche in quello che è il modo matriarcale di intendere la famiglia venezuelana.
Trovare l'oro in tutta questa nebbia sembra così un'utopia. Ma l'oro c'è. Bisogna saper dove cercarlo o avere qualcuno che indichi dove si nasconde, perché quando si ha davanti un cumulo di macerie il primo istinto non è certo quello di rovistare per trovare la perla in mezzo. Eppure è pieno di perle da queste parti: parchi dove si cavalca un cavallo che si chiama Capriles (per i chavisti che vogliono frustare il capo dell'opposizione senza subire conseguenze), riserve naturali che nascondono spiagge deserte e fondali meravigliosi, fiumi con cascate che diventano idromassaggi naturali, una piana che cela una delle più belle spiagge di tutto il Caribe, sopra il quale spiccano in volo stormi di pellicani dal colore rosso fuoco. Il dato stabile è uno solo: andare oltre. La prima occhiata, la prima impressione da queste parti è quasi sempre sbagliata, si parli di luoghi o di persone, come se lo sporco proteggesse quello che c'è sotto per vedere chi è degno di scoprirlo.

























Comentarios

Entradas populares