IN COLOMBIA! Medellin, la città che non dorme. Mai.



Dopo la traversata per arrivare a Bogotà dal confine con il Venezuela ci aspetta un altro lungo tragitto per visitare la seconda città della Colombia Medellin, diventata più celebre per il famigerato cartello della droga di Pablo Escobar negli anni '80 che per tutto quello che è stato fatto per sviluppare il luogo dopo la morte del boss della cocaina. A Medellin troveremo un clima più tropicale ci dicono, nonostante anche questa metropoli sia incastonata tra le Ande,  oltre a un clima di festa molto più sfrenato di quello della capitale. A dispetto della mappa che le avvicina, Bogotà e Medellin sono molto più distanti l'una dall'altra di quanto sembra, soprattutto perché il tragitto per arrivare alla città di Escobar è molto impervio, fatto di strade sterrate che attraversano le fattorie dell'interno della Colombia dove è assoluta consuetudine trovare cartelli stradali di pericolo che indicano il passaggio di serpenti o di tapiri. L'autobus che da Bogotà parte poco dopo mezzogiorno arriva a Medellin quasi a mezzanotte lasciandoci nel Terminal Sud della città, dove preferiamo passare la notte dato che è troppo tardi per disturbare il couch surfer che dovrà ospitarci o per trovare un albergo non in linea con i nostri budget né con il nostro stile di viaggio. Il terminal è pattugliato da guardie a destra e manca, ma dà l'idea di essere moderno e tranquillo a giudicare dalle tante persone che vi stazionano per aspettare il primo autobus che quando albeggerà le porterà nelle rispettive destinazioni. Presto ci rendiamo conto che nel terminal vige una regola quantomeno strana e inquietante. E' vietato dormire. 
Il suono di un fischietto che si frappone al normale vociare della struttura ci conferma che le guardie sono presenti più che per controllare che tutto fili liscio per fare i custodi del sonno. Questa situazione paradossale mi riporta alla mente uno storico sketch teatrale di Aldo Giovanni e Giacomo, dove Poretti interpreta un poliziotto incazzato perché viene svegliato nel cuore della notte e inizia a sparare all'impazzata perché “Se sono sveglio io non vedo perché gli altri debbano dormire!” Esaurita la parte divertente ci tocca osservare sbigottiti le guardie che destano persone di tutte le età appena vengono colte con gli occhi chiusi. Sono persone normalissime che vorrebbero semplicemente riposarsi in attesa del proprio autobus e che sono lì non certo perché non hanno una casa dove andare a dormire.  Tutto questo senza che nessuno  muova la minima obiezione. Passiamo una notte d'inferno così tra un caffè e l'altro per rimanere svegli, la musica nelle orecchie e un buon libro da leggere anche con le palpebre che si fanno via via più pesanti. Non posso neanche fare affidamento sulla mia capacità di addormentarmi in qualsiasi posizione, dato che il problema è proprio che la gente si addormenti. Cerco di capire con un ragazzo che sta seduto dalle nostre parti l'assurdità di questa regola che mi fa perdere non poco la pazienza dopo un viaggio di 12 ore in autobus. Le uniche giustificazioni che saltano fuori sono quelle di combattere con fermezza i senza tetto che vogliono approfittare del terminal per accostarsi su una poltrona invece che in sull'asfalto in strada. Nessuna delle persone qui presenti mi sembra un mendicante e a prescindere da questo vorrei sapere come può disturbare qualcuno una persona che vuole solo riposarsi. Non è il battesimo che mi aspettavo da una città che l'anno scorso ha vinto un premio come luogo che si è sviluppato di più negli ultimi anni e giudicata da molti come la città più moderna dell'intera America Latina. Per fortuna presto o tardi la mattina arriva e dopo l'ennesimo caffè per stare in piedi chiamiamo un contatto che vive in centro che non ci aveva neppure confermato la possibilità di ospitarci. Non era la sola alternativa, dato che la nostra referenza principale si trovava a Sant'Elena, un pueblo a 40 minuti dalla città di Medellin, ma è la soluzione che scegliamo in quanto più comoda con gli spostamenti.  La scelta si rivela azzeccata non appena conosciamo il giovane, un pittore di 25 anni che ci viene a prendere alla fermata della metro e si mostra estroverso e brillante, promettendoci di ospitarci quanto vogliamo se andremo d'accordo con lui. La casa dove vive Esteban è un quadrilocale all'ultimo piano di una palazzina del centro dove a prima vista ci si rende conto delle sue qualità di pittore visionario in stile Dalì. Due amache che penzolano una nel salone principale e l'altra nella sua stanza evidenziano come la casa sia abituata a ospitare persone in qualsiasi momento. Esteban dipinge per professione, dopo aver lasciato gli studi di medicina, anche se sembra molto preparato in materia e ci propone una nottata gratuita a base di salsa colombiana dopo esserci riposati a sufficienza. In questo caso perlomeno saremo noi a decidere di rimanere svegli tutta la notte, senza qualche custode del sonno a costringerci con gli occhi aperti neanche fossimo i protagonisti di Arancia Meccanica.














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