IN COLOMBIA! Le città nella città

L'estensione di tutta l'area metropolitana di Bogotà è praticamente impossibile da scorgere nella sua interezza, a meno che non si arrivi qui con un aereo. Solo una volta mi era capitato di vedere una città così grande: stavo sorvolando Los Angeles. Si, lo so, è da quando sono arrivato nella capitale colombiana che non faccio altro che paragoni, ma questo posto sembra un miscuglio di altri luoghi messi insieme armoniosamente. Ha la struttura quadrangolare e le strade numerate di una Downtown americana (nonché le lunghezze infinite dei tragitti per spostarsi da un luogo all'altro), ha quartieri in stile vittoriano tipici di Londra, ha le facce e il colore della pelle degli iberici, ha una zona come la Candelaria che sarebbe assolutamente contestualizzata a Madrid, ha possibilità lavorative che in Italia  c'erano 20 anni fa e i senzatetto a ogni angolo della strada che si potrebbero trovare a New York. Mercati artigianali che proiettano i loro visitatori in India e i barrio che somigliano alle zone periferiche di Caracas. Sono proprio i barrio dal di fuori però che danno un'idea fuorviante della città, facendola sembrare molto più pericolosa di com'è in realtà. Visitando Uzma, zona popolare situata nel profondo sud di Bogotà ci si rende conto di quanto i bogotani abbiano inteso perfettamente come dovrebbe essere un barrio perché possa diventare luogo di sviluppo per gli strati più poveri della popolazione e non solo teatro di paura, spaccio e violenze. Mi dirigo a Uzma grazie ad Andres, il coordinatore dell'aspetto didattico delle biblioteche scolastiche di Bogotà, un giovane di 27 anni grazie al quale respiro la tranquillità che si vive all'interno del quartiere periferico e nel quale non sarei mai andato, un po' per paura e un po' per l'inevitabile pregiudizio.
Laggiù ogni scuola primaria ha la sua biblioteca con il bibliotecario che racconta le favole ai più piccoli, in una struttura moderna circondata dalle case più popolari, costruite intorno a un parco dove i bambini possono rotolare nei prati in totale libertà e dove il pericolo è solo nella mia mente. In tutto questo contesto non manca una mensa gratuita per chi non è in grado di sostentarsi e un autobus completamente gratuito che trasporta gli abitanti del barrio  fino al terminal principale. E' la Bogotà Humana, quella che per un luogo comune non mi aspettavo di trovare e che mi lascia sbigottito, oltre che caricarmi di speranza. Una città in piena espansione demografica che fino a 20 anni fa aveva montagne e selva al posto dei quartieri che sono sorti nelle periferie. Andres mi racconta di come la capitale sia un esempio di politiche sociali unico in Colombia e un po' l'eccezione che conferma la regola. Aldilà di quanto sia vero questo, è bello trovarsi in cima a un quartiere popolare dal quale la fine della città si confonde con l'orizzonte e venire a sapere che gli strati più poveri della popolazione bogotana hanno accesso gratuito alla conoscenza mediante biblioteche comunali fornite di internet, nonché scuole con tanto di mensa, libri e zaini per gli alunni. E' bello rendersi conto che la prima occhiata di una città arrivando da fuori è raccontata con il furore di chi vuole sapere tutto ma ha tanto da imparare, soprattutto se ha sempre considerato la Colombia un posto pericoloso.
Questo non significa che il pericolo non esista e alla prossima uscita sfoggerò un rolex d'oro.
Come scrivevo nell'ultimo post Bogotà è traicionera, perché il pericolo lo nasconde quasi come se si avesse la percezione che non ci fosse del tutto. Le testimonianze di chi mi ospita mi dimostrano che non è così, che anche a loro come a molti è capitata una brutta esperienza con un'arma puntata addosso per farsi rubare un telefono o un portafogli. Bogotà è una città infinita, che avrà mille difetti che solo un cittadino consolidato da tempo sa riconoscere, ma dove la politica almeno prova a rendere il mondo un posto migliore dove vivere per tutti.
















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