CUBA, Chavez no se ha ido



E' straordinaria la facilità con la quale riusciamo a passare da un'abitazione all'altra nel giro di un paio di notti trovando lo stessa esagerata ospitalità. Magnolia, la proprietaria della prima Casa particulare dove abbiamo alloggiato, possiede una rete di contatti da fare invidia a un P.R. Professionista. Dopo la prima notte la donna ci mette infatti in contatto con Rachele, un'arzilla signora che abita a pochi isolati da lì e che è disposta a ospitarci per qualche notte in una stanza tutta per noi.

Nella zona popolare di La Habana, che visitiamo con la proverbiale lentezza di chi può passeggiare con il naso all'insù, c'è poco di cui rallegrarsi oggi: mentre faccio due chiacchiere con un abitante della zona che cerca di convincermi a comprare il suo cd e alcune poesie per qualche CUC, veniamo a sapere della morte di Hugo Chavez. Nel giro di qualche minuto ci ritroviamo nel soggiorno di un'abitazione cubana ad ascoltare da una radiolina i commenti a caldo che riguardano la scomparsa del leader venezuelano, nonché ad assistere da un televisore in bianco e nero con il segnale disturbato  al discorso alla nazione del vice presidente bolivariano Nicolas Maduro. Sui volti delle persone che ci hanno accolto in casa loro leggo un'esplicita preoccupazione, unita alla netta sensazione della perdita di un amico. Questa sensazione diventa ancora più marcata quando salutiamo i due uomini e ci dirigiamo verso la casa particulare dove abbiamo passato la prima notte per chiedere alcune informazioni. Magnolia ci accoglie nel suo salotto da dove assiste al commosso discorso di alcuni esponenti politici venezuelani. Oggi per un cubano è come aver perso un fratello che tanto ha aiutato il popolo castrista. Non ricordo più quando è stata l'ultima volta che ho visto un tale attaccamento a un leader politico, tanto più di una nazione diversa dalla propria. Cuba e Venezuela sembrano oggi lo stesso stato, uniti nel dolore per la perdita di uno dei leader più amati dal suo popolo.
Dopo aver appreso che Cuba osserverà tre giorni di lutto nazionale per rendere omaggio alla figura di Chavez, ci dirigiamo pigramente verso il Capitolio, dove a risollevarci un po' dalla notizia del duelo troviamo un capannello di persone, prevalentemente maschi, che discutono animatamente di baseball, con un piccolo buffo particolare: stanno tutti parlando di una partita al momento in pieno svolgimento ma alla quale nessuno di loro sta assistendo, e ci sfugge così la logica con la quale si infervorano l'uno con l'altro, finendo per darsi ragione reciprocamente con una stretta di mano.
Cuba è anche questo.
Tutto sembra buono per fare gruppo, per fare comunità, per stringersi in un unico abbraccio, che sia la morte di un presidente o una partita di baseball.














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