CUBA, La Playa bonita

Conosco poche persone che dopo aver visitato alcuni luoghi della Sardegna non hanno affermato almeno una volta che alcune baie del mare nostrano sono come quelle caraibiche. Io, non essendo mai stato in Sardegna, ho preferito molto più semplicemente andare alla fonte e vedere le originali. Playa Larga non è il teatro del nostro primo bagno cubano, ma senza nulla togliere alla paludosa spiaggetta deserta nei pressi dell'Escuela Latina Americana de medicina, questa è tutta un'altra storia. La località principale della Baia dei Porci è un assaggio della Cuba da cartolina che siamo abituati a conoscere dai nostri paesi. Palme a un passo dalla riva, mare color cristallo, fondali sabbiosi bianchi come la neve e una piccola baia che si presta a uno straordinario tramonto da consumarsi preferibilmente in compagnia di un buon mojito praticamente in acqua. Mi guardo intorno inebetito da cotanta bellezza tutta insieme e mi rendo conto che per tutta la giornata, complice il viaggio intenso e lo stillicidio di sensazioni che abbiamo provato non ho avuto l'ombra di un pensiero per la testa. E' passato un po' dall'ultima volta che ho vissuto un momento così intensamente da esserne ancorato corpo e anima. Iliana ed Edoardo, la coppia che ci ospiterà nel nostro soggiorno a Playa Larga, completano il nostro quadro perfetto con la loro ospitalità straordinaria  e con una proposta indecente per cena. Cucineranno per noi niente meno che carne di coccodrillo. Se all'inizio l'idea di avere tra i denti un rettile  ci fa inorridire, la curiosità e la persuasione dei due proprietari mi fanno dimenticare per una sera di essere un vegetariano alle prime armi. A Playa Larga, così come negli altri posti dove abbiamo alloggiato sino a ora la sensazione è praticamente la stessa. La gente vive con poco, consuma il giusto e vive le giornate nella pienezza data dalla mancanza di ansia, di mirabilanti colpi di scena quotidiani perpetrati dai media che entrerebbero nella loro vita e nelle loro case se potessero disporre di tutta la tecnologia e l'informazione della quale disponiamo noi. Edoardo è abbastanza eloquente su questo discorso: è lui a chiedermi come si fa a vivere in un paese democratico dove per prendere decisioni bisogna consultare così tante forze politiche. Gli faccio notare che la libertà di espressione fa si che ci siano contrasti e che questi stimolano la consapevolezza della gente, mi controbatte dicendo che quando hai totale fiducia in qualcuno, in questo caso la famiglia Castro, farsi tante domande oltre che inutile è controproducente. Potremmo andare avanti a dibattere tutta la notte senza arrivare a un punto, ma la sensazione è abbastanza chiara. I cubani guardano a Castro come un padre che si prende cura dei figli nella misura in cui questi sono diligenti. Quando gli metti in evidenza il fatto che non siano liberi ti fanno guardare dall'altra parte della finestra: amici che fanno capannelli di persone che passano la sera seduti su una panchina di un viale poco illuminato nella totale sicurezza; bambini di sei anni che giocano a bilie  nella strada sterrata  senza che i genitori inveiscano contro di loro solo perché si insudiciano le mani. E poi li chiamano paesi poveri.




















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