CUBA, Il Potere dell'essenzialità'

Il tempo si è fermato a Cuba.

Con esso non si è fermata la voglia dei cubani di arrangiarsi con quello che gli è rimasto dopo l'embargo statunitense. Tutt'altro. La prima vuelta nella calle habanera ci restituisce un assaggio fulmineo di quello che successivamente diventerà un dato stabile. Camion militari adibiti a trasporto passeggeri, automobili degli anni '50, traini a cavallo e autobus pieni da togliere il fiato solo a guardarli. Cuba ottimizza qualsiasi cosa allo stremo e in maniera ancora più evidente utilizza le cose esclusivamente per quello che servono. Può sembrare la cosa più banale del mondo ma difficilmente troverete un climatizzatore su un'automobile cubana, così come le abitazioni con fronzoli e accessori che servono per abbellirle (escluse le case particulares che accolgono turisti e non fanno testo). Il cittadino cubano medio non sa neppure cosa sia il comfort e lavora tutto il giorno per arrivare in una casa spoglia con le travi a vista e il bagno in stile indiano e concedersi una frugale cena come fosse nouvelle cousine.​



Il centro nevralgico della capitale mostra orgogliosamente le cicatrici del tempo su di esso e a testimoniarlo sono tutti i palazzi diroccati, che risultano alla fine più affascinanti proprio perché sembrano abbandonati al loro destino. L'Avana non si vergogna di quello che non va, non ha nessun salotto buono nel quale accogliere l'ospite indesiderato al quale invece mostra sfacciatamente quello che ha causato la crisi diplomatica con l'odiato nemico statunitense e il conseguente abbandono dei rapporti commerciali con la maggior parte degli stati del mondo occidentale. Dopo il crollo del muro di Berlino e la fine dell'Unione Sovietica, alleato numero 1 di Castro, i cubani hanno vissuto oltre 20 anni sull'orlo della fame, durante i quali anche l'acqua e l'energia elettrica venivano razionalizzate. 


Poi è arrivato Hugo Chavez che con il suo Venezuela si è preso carico di Cuba come farebbe un padre con un figlio in difficoltà, donando al popolo materie prime e petrolio, in cambio di missioni sul suolo bolivariano da parte dei medici cubani.​Ci sono due Cuba però, rispecchiate meglio di qualsiasi cosa dalle due distinte monete nazionali. 

Sembra proprio che il CUC sia stato creato per rendere il paese a due velocità e mascherare lo sbarco del capitalismo nell'isola. Ci sono locali, ristoranti e negozi dove i prezzi vengono esposti solo in moneta convertibile e questo significa impedire l'ingresso dei cittadini come veniva impedito agli ebrei, costringendoli di conseguenza a prostituirsi in qualche modo con i turisti per potersi concedere quello che viene esposto loro come un piatto di spaghetti che possono solo annusare senza mangiare.​Non ci pensiamo neppure a mettere piede in uno di questi posti dove si finiscono per trovare solo turisti e, a differenza di quello che in molti ci avevano detto prima di partire, riusciamo senza problemi a convertire l'euro in moneta nazionale, confidando sulla nostra cocciutaggine per frequentare il più possibile i locali per la gente del posto e scoprendo grazie a Rachele, la seconda donna che ci ospita all'Avana, le cene preparate nella casa particulare. Ricche quanto economiche. Diventeranno una regola ferrea.




 

 

 

 

 

 

 

 



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