CUBA, Una giornata da ricordare

Una cava sotterranea.
Una piscina naturale di acqua perfetta che si insinua nella roccia formando specchi d'acqua invisibili senza luce, alla quale è impedito l'ingresso dalla montagna, che protegge questo angolo di paradiso come una madre farebbe con un neonato.
A generare queste terme naturali sono l'oceano e il fiume, che si congiungono dove nessuno li può vedere, lontano da occhi indiscreti come due amanti clandestini.
Un silenzio che spacca i timpani con la propria intensità, quasi a rimbombare nella mente così forte da impedirti di formulare qualsiasi tipo di pensiero.
A pensarci bene del resto, perché azionare la mente e non lasciare libero di agire il cuore in un posto del genere?
La cava della quale mi innamoro perdutamente al punto da volermi far lasciare lì completamente da solo è l'ultima di un susseguirsi di luoghi e di situazioni da ricordare nel quale ci imbattiamo al risveglio dopo la prima notte a Baracoa. In mattinata decidiamo infatti di far visita al rettore dell'Università della cittadina, che abbiamo conosciuto il giorno prima durante il viaggio verso la località paradisiaca. Josè Angel Turro è il direttore del distaccamento della facoltà di pedagogia di Baracoa. L'uomo ci accoglie con ogni tipo di riverenza possibile e immaginabile, presentandoci come due membri di un'associazione italiana che collabora con Cuba, facendoci visitare l'università e facendoci pranzare insieme a lui. In poco tempo ci ritroviamo in una classe di studentesse alle quali rivolgiamo alcune domande per capire a grandi linee le differenze sostanziali tra il nostro modo di studiare e il loro. Alla fine della visita il direttore ci lascia in ricordo il suo primo romanzo, promettendomi di aiutarmi a conoscere il titolare della casa editrice venezuelana che gli ha permesso la pubblicazione della sua novella, a patto che trovi qualcuno che traduca la mia in spagnolo. Compiaciuti ci incamminiamo verso la Playa Blanca, una piccola spiaggetta deserta nascosta dentro una minuscola insenatura. Il percorso è più impervio e lungo del previsto, ma allo stesso tempo ci permette di provare la caratteristica navetta per passare dalla parte opposta di un laghetto naturale, formato dalle acque del mare che ristagnano dalla parte opposta della spiaggia che percorriamo per arrivarci. La navetta altro non è che una piccola imbarcazione guidata da un pescatore con il suo bastone di canapa, che per tutto il giorno fa avanti e indietro da un capo all'altro del piccolo lago per far si che chiunque voglia possa raggiungere la baia nascosta. Appurato che la spiaggia è a pagamento, convinciamo il pescatore a fare una piccola deviazione per raggirare il controllo della guardia e conosciamo Junior, un uomo che gestisce qualche ettaro di terreno e una finca dall'altro lato della Playa. Ci convince con gli stessi soldi che risparmieremo aggirando le autorità a fare con lui un'escursione attraverso tutte le caverne formate dall'erosione della montagna che si trovano nella sua proprietà, promettendoci che potremo fare il bagno in una grotta buia che custodisce acqua limpidissima. Nel pacchetto riusciamo a farci inserire anche un cocco a testa raccolto direttamente dalla palma per noi e ci incamminiamo nei boschi insieme al ragazzo. Junior ci racconta alcuni cenni storici degli indios che per sfuggire alle torture dei colonialisti spagnoli erano riusciti a realizzare con la roccia un piccolo sentiero segreto che portava alla cava nascosta. Con il ragazzo ci avventuriamo attraverso grotte di rocce brillanti, reperti archeologici, fossili nascosti nella montagna buia raggiungibili attraverso un impervio passaggio di sali e scendi e di scale improvvisate con spuntoni nella pietra. Il panorama mozza semplicemente il fiato. Da una parte la montagna con le sue rientranze naturali ti protegge come farebbe una grande mamma, permettendoti voltando lo sguardo di ammirare il paesaggio, fatto di palme e piantagioni, che cela l'oceano in lontananza. Junior conosce quei sentieri come le sue tasche e questo ci fa fare l'escursione con relativa tranquillità, nonostante la scelta azzardata di indossare le ciabatte infradito. I programmi erano leggermente diversi del resto. Quando dopo due ore di cammino ci incuneiamo nella grotta che custodisce il laghetto sotterraneo ogni tipo di stanchezza svanisce come neve al sole. Per un topo di città come me la vista di un posto del genere è come per un bambino la prima volta nella quale vede una scatola di cioccolatini. Il silenzio di quel posto mi comunica più di un gruppo di oratori e insisto per rimanere a meditare qualche minuto in totale solitudine. E' ora di tornare in superficie però. C'è ancora una polpa di cocco morbida come crema da gustare e una baia deserta da raggiungere, perché Cuba è così. Quando sei convinto di aver visto la cosa più bella che ti possa immaginare ti ritrovi davanti qualcos'altro a ricordarti che non hai visto ancora abbastanza.
Raggiungiamo la fattoria di Junior dove possiamo bere assetati il latte di cocco direttamente dal frutto  e mangiarne la polpa morbida con un cucchiaino, deridendo tutte le volte che nella nostra vita abbiamo mangiato quella specie di cocco che abbiamo sempre conosciuto e che ora ci sembra tanto un pezzo di legno. Ci incamminiamo verso la Playa Blanca vicino alla quale la nostra personale guida si congeda dandoci appuntamento all'indomani per assaggiare un'altra specialità del posto (un dolce di cioccolato e cocco). Raggiungiamo finalmente la baia deserta che ci aspetta con la sua acqua cristallina e le onde che vanno a schiantarsi sulla roccia che separa la spiaggia bianca dal mare, nel quale posso finalmente svestirmi dei miei stracci e concedermi all'abbraccio dell'Oceano e dal quale si può godere del sole che si nasconde dolcemente dietro una caratteristica montagna piatta, sancendo il tramonto di una giornata da ricordare.




























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