CUBA, Camiones o muerte



Anche Trinidad mantiene saldo un dato stabile del nostro viaggio. In qualsiasi luogo ci troviamo a stazionare, finiamo puntualmente per rimanerci un giorno in più di quanto deciso. Per quanto la città sia la più turistica che abbiamo visto fino a ora, il suo fascino di luogo coloniale rimasto intatto allo stile ottocentesco, unito ai locali dove si balla la rumba e la salsa, non ci lascia assolutamente indifferenti, convincendoci a offrirci alle bellezze della città una notte in più. Durante una di queste notti facciamo visita alla Cueva, una discoteca che se ne sta in cima alla montagna e che è stata costruita all'interno di una grotta sotterranea, in barba a tutte le norme per la sicurezza degli avventori. Pagando 3 CUC si percorre una scalinata di roccia che sembra proprio portare nelle viscere della terra. Ad aspettarci troviamo una serata folle di reggaeton che mi fa così finalmente sfoderare anche a Cuba il mio ormai celebre passo del gambero, unito alla spalla roteante che così tanto successo ha riscosso in quel di Los Angeles :-).
Prima di ripartire verso sud Georgina ci suggerisce un mezzo a media percorrenza del quale si servono i cubani per le lunghe tratte, vale a dire il camione, un camion da lavoro adibito al trasporto dei passeggeri che diventerà il nostro mezzo preferito, dato che unisce il costo irrisorio allo spirito avventuriero e alla possibilità di viaggiare come dei veri e propri cittadini del posto.
Partiamo così alla volta di Camaguey, una città labirintica che doveva semplicemente essere una tappa intermedia di viaggio verso Santiago e nella quale invece ci fermiamo una notte in più del dovuto (ma guarda un po'..) a causa dei miei amatissimi reni che mi ricordano della loro esistenza e del fatto che nonostante i miei sforzi non bevo abbastanza acqua, almeno secondo loro. Scongiuro un ricovero per coliche renali con un decotto di erbe amarissimo che nel giro di mezza giornata mi ristabilisce completamente e possiamo così riprendere il nostro cammino, raggiungendo Santiago a bordo di uno dei nostri camion preferiti, dopo un percorso tortuoso che ci prende praticamente una giornata intera. Facendo un rapido calcolo abbiamo speso 8,50 CUC e 200 pesos cubani per arrivare nella seconda città più importante di Cuba dalla capitale, a fronte dei 63 CUC che avremmo dovuto sborsare con un normale pullman per turisti. Sappiamo benissimo che non è solo una questione economica, non diventeremo ricchi con i soldi risparmiati. E' la netta sensazione che quando per ottenere una cosa percorri la strada più tortuosa, ti rendi conto che alla fine è l'unica nella quale ti senti veramente a proprio agio. Nel nostro caso è sentirsi una cosa sola con il luogo che ci sta ospitando, senza percorsi preferenziali per turisti che vengono qui a ostentare ricchezze che nel loro paese invidiano e che si sognano solamente di ottenere. Le persone che conosciamo iniziano veramente ad afferrare il messaggio che cerchiamo di comunicare loro. Se c'è qualcosa che ci può far sentire più comodi dei cubani che ci circondano cerchiamo di evitarla, mettendo a nudo con sempre più convinzione la superfluità della ricchezza e il distacco che genera di conseguenza.

















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