Perché sovranismo, nazionalismo e socialismo sono il contrario della libertà



È da un po' di tempo che rifletto sull'imbarbarimento della società, perennemente soggetta agli stessi errori, incosciente della storia e che di volta in volta si inserisce dentro un imbuto con la sicurezza di poter uscire dall'altra parte, per poi rendersi conto di arrivare a un punto della strettoia dal quale è impossibile sia avanzare che retrocedere. 
Questa è la metafora perfetta di quella che può considerarsi la mancanza di libertà di un popolo, svenduta sull'altare di una presunta giustizia che guardata da vicino ha più le sembianze della vendetta sociale e del linciaggio. Non si spiega altrimenti il perché i movimenti nazionalisti, sovranisti, nazional socialisti, ritornino sempre a galla come qualcosa di estremamente voluminoso che non riesce a scomparire con lo sciacquone o come un reflusso gastrico tipico di quando si mangia troppo pesante e qualcosa rimane indigesto sullo stomaco. Eppure sappiamo esattamente che mangiando prima di coricarci andremo incontro a queste conseguenze, ma la tentazione di credere al pifferaio di turno che promette onestà sociale in politica è almeno come la tentazione di una pizza alle 11 di sera fumante sul tavolo della sala da pranzo. L'illusione che ci possa essere una giustizia sociale, che i più deboli possano essere aiutati, che i più svantaggiati abbiano anch'essi una loro dignità ci fa commettere con precisione ciclica i medesimi errori storici. 
Dovremmo però renderci conto perché la libertà è una cosa della quale moltissime persone farebbero e fanno a meno. Questo perché la maggior parte degli individui sono schiavi per concezione, non saprebbero cosa farsene della libertà. Sono sempre stati abituati all'idea che qualcuno debba dare loro qualcosa, debba dire loro cosa fare, debba dire loro come vivere. Lo sono così tanto che barattano la libertà con la giustizia (ripeto: giustizia presunta, che a livello politico si tramuta in fanatismo, in vendetta cieca nei confronti di un ceto medio-alto che ha raggiunto alcuni obiettivi che il ceto basso non ha raggiunto e per i quali, in molti casi, non ha fatto neppure il minimo sforzo per provarci).
Il concetto di libertà contrapposto a quello di giustizia è molto importante perché ci fa capire come mai nel corso della storia i movimenti nazionalisti tornano ciclicamente ad acquisire forza e a prendere il potere con il loro rancore e con la loro rabbia. Se ci facciamo caso, storicamente, quando i più svantaggiati sono stati rappresentati politicamente ha sempre coinciso con i momenti più bui della democrazia. Questo ha una ragione che si può trovare nella vendetta sociale che sfocia da parte dei ceti bassi nei confronti di coloro che (grazie a un'abile propaganda) sono visti come la ragione di tutti i loro mali. Paradossalmente il paese più libero al mondo continua a essere gli Stati Uniti d'America, con buona pace di chi vede nella loro politica tutti i mali del pianeta.
E libertà non significa che negli USA si possa fare quello che si vuole, così come fare tutto ciò che si vuole non significa essere liberi. 
La libertà non è entropia, non è caos, non è anarchia. 
La libertà è tale quando si può esprimere la propria idea senza che qualcuno scomodi la Digos per togliere uno striscione dissidente, la libertà è tale quando si può decidere se lasciare o meno un'impronta del proprio passaggio sulla Terra con le proprie idee, la libertà è tale quando si può progettare il proprio futuro, quando si può evolvere a livello umano, a livello lavorativo, economico, spirituale e soprattutto la libertà è tale quando non c'è nessuno sopra di noi a dirci come dobbiamo vivere. Questo non ha nulla a che vedere con il rispetto delle regole e nonostante la schiera degli anti-americanisti sia foltissima (ma nella maggior parte dei casi sono persone che non hanno mai messo piede negli Usa) è proprio lì che le idee prendono forma, è lì che  i geni sono messi nelle condizioni per fare proliferare le loro intuizioni. 
Il vero problema però  sta nel fatto che la maggior parte delle persone non ha uno straccio di idea in testa, pensa che il denaro sia lo scopo e non il mezzo e così passa tutta la vita a inseguire il mezzo con il quale arrivare a destinazione invece di cercare di arrivare a destinazione. Ha un alibi di ferro fatto di lavoro precario, governi di corrotti, tagli alle spese sociali e distanze sempre più siderali tra ricchi e poveri, ignorando completamente che le distanze si sono sempre più accentuate (e sono destinate a farlo ulteriormente) perché siamo in un'epoca dove se si hanno idee queste possono fare arricchire, mentre se si ragiona ancora come se qualcuno dovesse qualcosa a un individuo solo in quanto essere umano, si è destinati a stare dalla parte sbagliata della storia. 
Come si fa a capire se una persona non ha un'idea in mente? Le si chiede cosa farebbe se a partire da domani non avesse più il problema di dover lavorare per campare. Cosa succederebbe nella sua vita se da domani avesse tutto il denaro del mondo con l’unica condizione di poterlo utilizzare solo per una cosa precisa. Le risposte di solito sono sempre le stesse: mi piacerebbe viaggiare, vedere il mondo, andare su un'isola deserta, comprarmi una casa, vestiti, macchine e poi oziare tutto il giorno mentre guardo con disprezzo a quella comunità di persone costrette a lavorare per vivere, sentendomi finalmente realizzato anche se ieri l’altro ero esattamente come loro.. Vanno compresi, dato che se una persona è abituata in catene e a vedere il sole a scacchi, confonderà la libertà con la fuga, con l'ozio, con l'alienazione dal mondo miserabile in cui ha vissuto fino a poco tempo prima.
Peccato che libertà e ozio non c'entrino nulla l'una con l'altro. L'ozio si rende necessario nel momento in cui una persona è abituata a essere schiava e in esso vedrà la via di fuga da una vita che sostanzialmente non sopporta. Nel momento in cui una persona così alienata ha un giorno libero dalla sua schiavitù, la sua massima aspirazione sarà il riposo, non certo l'evoluzione, non certo la sua crescita personale, non certo la comprensione della libertà. E in un quadro così desolante, quando la libertà non è capita fino in fondo, se ne può fare tranquillamente a meno, nel momento in cui arriva qualcuno che dice di rappresentare proprio i più sfigati e di rendere il mondo un posto più giusto, omettendo però agli sfigati di cui sopra che la sua concezione di giusto è rendere poveri tutti quanti, chiudere le frontiere e creare nemici anche quando non esistono. È in questa situazione che attecchisce la propaganda di chi semina paura, di chi illude i più poveri di esserlo per colpa dei più ricchi e che grazie a lui avranno un riscatto sociale, di chi dice che "nessuno deve rimanere indietro", dandogli l'elemosina di cittadinanza per dire a tutti che lui, a differenza degli altri, le promesse le mantiene. Nello scontrino però dimentica casualmente di scrivere il prezzo da pagare per tali promesse, vale a dire quella libertà banalizzata da chi non sa cosa farsene quando ce l'ha e che quindi ne può fare tranquillamente a meno.
Dittatore è colui che, con le migliori intenzioni di una mamma soppressiva pedagogica e apprensiva, dice ai propri figli-sudditi a che ora uscire, dove andare, cosa mangiare, chi frequentare e a che ora tornare. Gli inculca nella mente l'idea che fuori dalle proprie mura sia pericoloso, che gli sconosciuti siano cattivi e che è normale mettere le inferriate alle finestre nel caso in cui arrivi qualche rom a rubare l'argenteria. E quando il figlio-suddito chiede il perché di tante restrizioni gli risponde "perché lo dico io". Il figlio-suddito non deve chiedere, non deve ragionare con la propria testa, deve fare un atto di fede nei confronti del suo padre-dittatore. Questo è il socialismo, o nella sua accezione ancora più negativa nazional-socialismo. Nazismo. Che per semplicità si riconduce a Hitler, ai lager, alle persecuzioni ebree, alla Shoah, ma che fonda le proprie radici sull'estremizzazione della propria identità di nazione e i più patriottici, i più legati fanaticamente alla propria terra sono i più ottusi e quelli che vedranno sempre nello straniero il nemico che vuole forzare loro la serratura del portone d'ingresso. 
Questi sono i sovranisti, quelli che urlano "prima gli italiani" promettendo di aiutarli in maniera caritatevole in cambio di una fedeltà cieca e di un odio verso il diverso creandogli un'emergenza che non esiste. Per questo Trump è una minaccia: perché un sovranista e isolazionista in un paese fondato proprio sui valori della globalizzazione è quanto di peggio si possa immaginare. Quelli come Trump sono quelli che pensano che la storia non abbia nulla a che vedere con loro e si illudono che le Guerre mondiali siano scoppiate 500 anni fa e non il secolo scorso, praticamente l'altro ieri. E che le guerre più sanguinarie della storia dell'uomo sono sempre scoppiate perché qualcuno ha cercato di imporre la propria identità sugli altri invece di farla coesistere con gli altri. 

Dall'altra parte invece c'è chi, in nome di una globalizzazione che ha pure un milione di difetti, punta proprio ad abbattere quelle barriere, punta a far convivere i popoli, a farli coesistere sotto un'unica bandiera per far diventare le differenze una ricchezza da apprendere e non un nemico dal quale scappare. Perché nel mix di culture c'è sempre più bellezza, progresso, comprensione della vita, democrazia e soprattutto quella parola, libertà, che, se per chi è abituato in catene non vuol più dire nulla ed è disposto a svenderla come un paio di scarpe rotte, per me e per molti altri ha ancora la priorità su tutto e merita tutte le battaglie di questo mondo per continuare a preservarla.

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