Lettera a un filo-madurista che non sa quello che dice




Appoggiare Maduro con la scusa di scongiurare un intervento militare, sostenendo che nessuno ha il diritto di mettere becco nella politica interna di un paese, equivale né più né meno a girarsi omertosamente dall'altra parte mentre, in un edificio adiacente al vostro, un uomo sta uccidendo a bastonate una donna (giusto per fare un esempio femminista). "Non è affar mio" potete pensare, forse perché la maggior parte di quelli che si sono riscoperti luminari di politica estera sudamericana non hanno mai oltrepassato l'oceano Atlantico e da quell'edificio ci sono a dovuta distanza. Succede poi che quell'edificio esplode perché, giusto per mantenersi coerenti con l'esempio di cui sopra, l'uomo dopo aver ucciso la donna si suicida attaccandosi alla canna del gas e provocando una detonazione. 
Siamo tutti abituati a pensare di essere padroni a casa nostra e questo è legittimo, ma l'ingerenza esterna ha senso nel momento in cui a casa nostra commettiamo un reato.
Ecco, se foste non dico in Venezuela, ma anche in Ecuador, relativamente vicini a quel palazzo dell'esempio, vi rendereste conto che il fumo della bomba e le sue conseguenze sono arrivate fino a qui e si stanno allargando a macchia d'olio in tutto il continente. E sono conseguenze in vite umane che scappano dalla fame, dalla miseria e dall'oppressione di un regime durato più di vent'anni e nato, come la maggior parte delle politiche socialiste dell'America Latina, con le nobili intenzioni di aiutare i più poveri. Succede poi che il socialismo-comunismo (che non sono la stessa cosa) per far sentire a proprio agio i meno abbienti finisce con l'impoverire tutta la popolazione sull'altare della sua onestà, appiattendo sempre verso il basso l'economia e mettendo un freno allo sviluppo perché secondo lui ha le sembianze e gli artigli del diavolo a stelle e strisce, sempre evocato ed invidiato in egual misura.
Ci sono politici in Italia che paragonano Gheddafi a Maduro, palesando la loro superficialità e la loro ignoranza. Sono gli stessi del resto che definiscono "autoproclamato" Guaidò (il presidente dell'assemblea legislativa, eletto democraticamente ed esautorato dal regime perché l'aveva messo in minoranza nel 2015), ignorando che ben tre articoli della costituzione bolivariana del Venezuela sulla quale Maduro ha giurato legittimano l'azione che lui ha compiuto, assumendo il comando in una situazione di vuoto di potere. Vuoto di potere, sì, perché Maduro ha prima delegittimato il voto dell'assemblea, ha creato una costituente ridicola calata dall'alto, ha vinto elezioni farsa, impedendo di fatto ai partiti di opposizione di presentarsi alle consultazioni, presenziate da una percentuale ridicola di aventi diritto. Già quest'azione che lo mette sullo stesso piano di Hitler e Mussolini, che ai tempi vinsero come lui le elezioni correndo da soli per la presidenza, sarebbe sufficiente per delegittimarlo, come giustamente è stato fatto da chi ha un minimo di senso del pudore e da chi sta vivendo sulla propria pelle il problema della migrazione biblica dei venezuelani in giro per il Sudamerica.
Ma qui si ignorano completamente le cause e poi se ne subiscono gli effetti. Qui, non in Europa, dove al massimo i venezuelani che conoscete sono quelli che sono emigrati legalmente e adesso vi sistemano la barba. E dall'Europa non si sente neppure un po' il puzzo dell'esplosione dell'edificio che voi pensiate sia meglio ignorare perché tanto non vi riguarda. E così vi palesate direttamente per quello che siete. "Se vedete un problema tirate dritto, perché non é affar vostro - vi hanno insegnato - finché affar vostro lo diventa per forza". Ma pur non diventando affar vostro sentite l'urgenza di dire la vostra inutile opinione basata sul nulla o su video complottisti che a intervalli regolari girano in rete e che "spiegano" perché gli Stati Uniti avrebbero interessi ad appoggiare una destituzione di Maduro e del socialismo. Li si può notare dalle dubbiose fonti dalle quali raccolgono le loro verità, che poi non sono altro che il furto del petrolio, come se il mondo fosse il tabellone di Risiko o come se fossimo ancora ai tempi in cui quando qualcuno conquistava un Paese diventava parte di un impero.
Tra le prerogative di un regime populista per acquisire ulteriore potere c'è del resto quello di creare un nemico da dare in pasto al popolo. E da queste parti il nemico ha sempre le stelle e le strisce attaccate al petto. Qualunque cosa succeda è colpa dei poteri forti, degli Estados Unidos che vogliono comandare il mondo ed esportare la democrazia con le bombe, ma raschia raschia sotto la superficie non si tratta altro che di un misero tentativo per sviare l'attenzione dalla loro incapacità di fare fronte agli interessi della gente e per giustificare la loro inadeguatezza.

Ma no, voi cresciuti a telefilm americani, a Coca Cola e a McDonald perché vi faceva sentire più fighi (in realtà perché è l'unica cosa che vi potete permettere quando mettete becco fuori di casa), a Beverly Hills 90210, a Grande Fratello e a tutte le puttanate che vi ha propinato la cultura statunitense, voi vi riscoprite socialisti senza avere la più pallida idea del fatto che si tratta di un'idea bellissima che quando viene applicata nel 90% dei casi provoca miseria. La stessa miseria che vi schifa se ha le sembianze di un barcone che arriva presso le vostre coste e al quale vi prodigate per chiudere i porti in faccia.
Trovo veramente esilarante che Salvini appoggi la legittimazione di Guaidò e che Di Battista, che pensa di avere ottenuto la patente comunista solo perché è stato in centro America, gli si metta di traverso ricordandogli che Salvini, sovranista, sta andando contro un altro sovranista.
Lo stesso Di Battista che difende un dittatore (Maduro) con un altro dittatore (Putin) ringraziandolo della sua esistenza perché grazie a lui non è ancora scoppiata una guerra. Forse ignora che una guerra è già in atto tra le mura del Venezuela, ma è meglio non entrare in quel palazzo che sta andando in fiamme, meglio tirare a indovinare quello che vi sta succedendo al suo interno da decine di migliaia di km di distanza.

Del resto siamo di fronte a persone che la storia l'hanno letta su Topolino e che dovrebbero guardarsi allo specchio e riconoscersi per quello che sono: la stessa identica cosa. Uno un nazional-socialista e l'altro un comunista inconsapevole, che sull'altare della loro onestà stanno attuando misure degne dei peggiori populisti della storia e che legittimano ancora chi pensa che estrema sinistra ed estrema destra siano due piante nate da un'unica radice malata.

Uno degli errori più grandi di Maduro è stato quello di nazionalizzare solo il settore petrolifero e lasciare che il settore dell'alimentazione rimanesse in mano a industriali anti-chavisti. Questo ha scatenato un duro confronto con chi, per ragioni puramente economiche, ha provocato chirurgicamente la scarsezza di beni di prima necessità.

Difficilmente Russia e Cina però molleranno l'osso venezuelano, perché in ballo c'è un ruolo da potenza mondiale che negli ultimi anni gli Usa hanno inevitabilmente perduto e perché Putin e Xi Jinping faranno di tutto per chiarire a Trump che il Sud America non è più il cortile posteriore a stelle e strisce. Resta il fatto che sono stati fatti errori macroscopici dal punto di vista politico, alcuni già partiti ai tempi di Chavez, e che adesso chi ne paga le conseguenze sono come al solito i cittadini portati allo stremo delle forze.

Isolando quindi Maduro, come in queste ore sta succedendo grazie al controllo da parte di Guaidò dei beni all'estero del Venezuela, si attua la stessa strategia che si metterebbe in pratica con un narcotrafficante. Lo si mette in un angolo, gli si tagliano le risorse con le quali paga profumatamente prebende ai militari comprando la lealtà che altrimenti non avrebbe più da tempo. Lo si sgonfia un po' alla volta, come un pugile colpito ai fianchi, fino a che crolli e dia nuovamente la possibilità al popolo di tornare ad essere quel meraviglioso e ricco paese che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente. Quello che stanno facendo Putin, Erdogan e Xi Jinping è mettersi invece di traverso come bodyguard che interrompono un incontro perché secondo loro il pugile agonizzante non può cedere. Quelli che pensano che gli Stati Uniti abbiano interessi a mettere le mani sul petrolio venezuelano sono gli stessi che appoggiano tre dittatori fieri nei loro rispettivi paesi, che le mani sul petrolio venezuelano ce le hanno affondate da tempo e che hanno paura finisca loro la pacchia. Che spingono perché la situazione di fame duri il più possibile per tenere in ostaggio un Paese con il loro appoggio.
Al momento quello che si vuole è portare una stato allo stremo delle forze a regolari elezioni, non si vuole certo intervenire militarmente. Gli Usa, che ci crediate o meno, non hanno nessun interesse a intervenire con l'esercito in prima persona, perché avrebbero tutto da perdere. Per loro è molto più redditizio un paese con un presidente democraticamente eletto che non abbia ancora l'idea che isolandosi dal resto del mondo con un'ideologia sovranista, che ha dimostrato a più riprese di essere incline al fallimento,  sia più conveniente che fare affari ed aprirsi al mondo stesso.
Vivo in Ecuador, ho amici che vivono in ogni parte del globo e sogno un pianeta sempre più accessibile e con sempre meno muri e più ponti che lo connettano in tutte le sue meraviglie. E all'alba del 2020 devo ancora sentirmi dire che isolarsi dagli altri sia la strada maestra per la nostra salvezza. Le diceva un tipo con i baffetti un secolo fa queste cose, spalleggiato da un dittatore finito appeso come un quarto di bue in Piazzale Loreto a Milano. Ricordatevelo oggi, quando nella giornata della memoria vi batterete la mano sul petto e direte "Per non dimenticare", mentre la storia l'avete rimossa da tempo.

Il Venezuela, prima del chavismo, era una delle più solide democrazie del Latino-America e perciò chi paventa un rischio di una Libia sudamericana in caso di intervento militare non sa quello che dice. In Libia ci sono due schieramenti contrapposti divisi da secoli, in Venezuela sanno benissimo cos'è una democrazia e non l'hanno dimenticato neppure dopo 20 anni di socialismo.
L'impressione è che Maduro non andrà verso un negoziato ma che sentendosi accerchiato si incollerà alla poltrona del Miraflores a Caracas. Non se ne andrà se non con la forza. E a volte, per quanto sia brutto, interventista e scorretto apparentemente, per combattere un cancro ci vuole una terapia d'urto, perché ignorandolo e dandogli campo libero si trasforma in metastasi.



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